Ben – Rabbia Animale: il regista rivela il piano originale: un’altra creatura protagonista prima del “killer chimp”

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Secondo quanto riportato da ScreenRant in un’intervista esclusiva con il regista Johannes Roberts e parte del cast, Ben – Rabbia Animale — la nuova horror movie in uscita il 9 gennaio 2026 — avrebbe dovuto avere un concept leggermente diverso nelle fasi iniziali di sviluppo prima di approdare all’iconico “killer chimp” che ora lo caratterizza.

Nel corso della conversazione con la stampa, Roberts ha spiegato che l’idea iniziale per il film non era focalizzata sulla scimmia protagonista come l’elemento centrale della minaccia, ma prevedeva un altro animale; solo in seguito lo sviluppo narrativo e il tono selvaggio del progetto lo portarono a scegliere la strada del primate trasformato in pericolo estremo.

La visione di Johannes Roberts e il cambio di direzione nel progetto

Victoria Wyant and Johnny Sequoyah in Ben - Rabbia Animale (2025)

Johannes Roberts — noto per i suoi horror come 47 Meters Down e The Strangers: Prey at Night — ha descritto la genesi di Primate come il risultato di un desiderio di creare un thriller “man-versus-nature” particolarmente teso e imprevedibile. A differenza di molte creature feature, il regista ha voluto che il pubblico fosse messo di fronte a qualcosa non solo spaventoso, ma profondamente inquietante proprio perché così vicino alla nostra idea di animale domestico e familiare.

Questa direzione ha portato a un cambio di tono significativo rispetto al progetto originale, trasformandolo in un film in cui Ben, lo scimpanzé domestico di una famiglia in vacanza, diventa la fonte di un incubo sanguinario dopo essere stato morso da un animale infetto.

Cast e approccio alle performance

Nel cast figurano Johnny Sequoyah nel ruolo di Lucy e Troy Kotsur in quello di Adam, padre della protagonista e figura chiave nella dinamica familiare. Per adattare meglio il personaggio di Adam alla presenza di Kotsur, Roberts ha riscritto il ruolo trasformandolo in un personaggio sordo in comunicazione attraverso la lingua dei segni americana (ASL), integrandolo così in modo naturale nella storia senza renderlo un semplice elemento narrativo.

La scelta di un cast così eterogeneo riflette l’intenzione del regista di dare maggiore profondità ai personaggi e alle loro relazioni, anche in un contesto di puro horror.

Il tono finale del film e l’esperienza in sala

Primate è stato concepito per un’esperienza cinematografica intensa e visceralmente coinvolgente, con una forte enfasi sull’uso di effetti pratici e creature realizzate con tecniche tradizionali e performative per dare al primate una fisicità reale sullo schermo.

Il film ha raccolto reazioni positive nei primi weekend di proiezione, riuscendo a ritagliarsi un posto tra le nuove uscite horror più discusse di inizio 2026.

Redazione
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