Illusione: Francesca Archibugi presenta il suo nuovo film con Jasmine Trinca, al cinema dal 7 maggio

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È stato presentato oggi Illusione, il nuovo film diretto da Francesca Archibugi, che segna il ritorno della regista a un cinema profondamente umano e inquieto. Il film, con protagonista Jasmine Trinca affiancata da Michele Riondino, Angelina Andrei e Vittoria Puccini, arriverà nelle sale italiane dal 7 maggio distribuito da 01 Distribution.

Accanto ai protagonisti, il cast include anche Francesca Reggiani, Aurora Quattrocchi e Filippo Timi, in un racconto che si muove tra indagine giudiziaria e analisi psicologica. La sceneggiatura è firmata dalla stessa Archibugi insieme a Laura Paolucci e Francesco Piccolo, mentre la produzione è curata da Fandango con Rai Cinema, in coproduzione internazionale.

La storia si apre nella periferia di Perugia, dove una ragazza viene ritrovata in fin di vita in un fosso. Si chiama Rosa Lazar, ha meno di sedici anni e un comportamento che sfugge a qualsiasi interpretazione immediata. A occuparsi del caso sono una sostituta procuratrice e uno psicologo, chiamati a districare una vicenda che si muove tra violenza, rimozione e identità fratturate.

Illusione costruisce un’indagine doppia tra verità giudiziaria e enigma psicologico

Il cuore di Illusione non è tanto il mistero investigativo in senso classico, quanto la frattura tra ciò che è accaduto e ciò che può essere raccontato. Rosa non è una vittima lineare: nega, copre, si rifugia in una gioiosità disturbante che rende ogni ricostruzione instabile.

Da una parte c’è l’indagine della magistratura, che cerca connessioni e responsabilità fino a toccare scenari internazionali; dall’altra, quella dello psicologo, che si muove su un terreno più fragile, dove la verità non coincide necessariamente con i fatti, ma con la percezione e la rimozione.

È qui che il film sembra inserirsi nella traiettoria più coerente del cinema di Archibugi: personaggi attraversati da contraddizioni profonde, incapaci di essere ridotti a categorie semplici. Il caso di Rosa diventa così qualcosa di più di un’indagine: è un dispositivo narrativo per esplorare identità spezzate, tra infanzia negata e costruzione forzata di sé.

La scelta di ambientare la vicenda a Perugia rafforza questa dimensione sospesa: una provincia apparentemente tranquilla che si rivela incapace di contenere ciò che emerge. E il titolo, Illusione, sembra suggerire proprio questo: la distanza tra ciò che vediamo e ciò che davvero esiste.

Redazione
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