L’Academy può iniziare seriamente a incidere il nome di Paul Thomas Anderson su una statuetta. Dopo una carriera costellata di capolavori come Boogie Nights, Magnolia e Il petroliere, il regista arrivava a questa awards season con un dato quasi beffardo: 0 vittorie su 11 nomination agli Oscar. Ma Una battaglia dopo l’altra sembra destinato a cambiare definitivamente la storia.
Dalla sua première, il film ha dominato la stagione dei premi, soprattutto sul fronte della regia. L’ultimo tassello decisivo è arrivato con la vittoria di Anderson agli Directors Guild of America Awards 2025, dove ha conquistato il premio per l’Outstanding Directorial Achievement in Theatrical Feature Film. Un riconoscimento che, storicamente, rappresenta uno dei più affidabili indicatori per l’Oscar alla Miglior Regia.
La vittoria ai DGA rafforza il suo status di favorito assoluto

I numeri parlano chiaro. Dal 1948, anno di nascita del premio DGA, solo otto volte il vincitore del sindacato dei registi non ha poi trionfato agli Oscar. Un’eventuale sconfitta di Anderson lo renderebbe appena il nono caso nella storia, uno scenario che oggi appare altamente improbabile.
A rafforzare ulteriormente la sua posizione c’è una combinazione rarissima ma potentissima: Anderson ha già vinto il premio equivalente alla Miglior Regia sia ai Golden Globe Awards sia ai Critics’ Choice Awards, oltre al DGA. Nelle 32 stagioni in cui questi tre riconoscimenti hanno incoronato lo stesso regista, 14 su 16 sono poi culminate con l’Oscar. Anderson è ora il 17° a riuscirci.
Una corsa agli Oscar ormai segnata?
La concorrenza non mancava: registi come Ryan Coogler e Chloé Zhao avevano ancora la possibilità di rimescolare le carte proprio ai DGA, ma il loro mancato successo ha di fatto cristallizzato la gerarchia della corsa. Resta ancora il passaggio ai BAFTA, unico vero potenziale elemento di sorpresa, ma potrebbe arrivare troppo tardi per ribaltare il destino.
Con una narrativa da “vittoria attesa da anni”, un film dato tra i favoriti anche per Miglior Film e una sweep quasi completa tra i principali precursori, tutti gli indizi portano verso il primo Oscar di Paul Thomas Anderson. Una consacrazione che, a questo punto, sembra solo una formalità.

