È stato ufficialmente presentato il nuovo film, diretto dall’esordiente Claudio Cupellini in concorso al Festival di Roma, Una vita tranquilla. Il film, co-prodotto dall’Italia, Germania e Francia, è stato scritto dal regista e dai bravi Guido Luculiani e Filippo Gravino, premio Solinas nel 2003.



Un noir abbastanza duro e rischioso da presentare a un festival, tra l’altro diretto da un regista che ha esordito nel cinema italiano con la commedia Lezioni di Cioccolato (film del 2007 interpretato da Luca Argentero, Violante Placido e Neri Marcorè). Come si passa da una commedia a un noir così intenso?

”Con l’amore per il lavoro che si fa e con l’impegno – risponde Cupellini – Avevo iniziato a scrivere questa sceneggiatura nel 2005. Ho lavorato sul soggetto come se lo dovessi cuocere a fuoco lento. Non vedevo l’ora che uscisse in sala, anche perché c’è stato dietro un bellissimo lavoro di squadra.”

Anche Toni Servillo ci comunica la sua ammirazione verso questa storia che ha amato immediatamente per la qualità intrinseca del progetto: ”Claudio è un esordiente, ma ha avuto una grande maturità e abilità nel dirigerci”.

Film che affronta molti temi, tra cui la questione dei rifiuti campana, ma il tema centrale è senza dubbio la relazione tra un padre e un figlio.

“Il mio personaggio è un uomo che cerca di fuggire dal passato per redimersi – commenta Servillo – si costruisce una nuova identità, ma il suo passato torna sotto l’aspetto del figlio e comprende l’impossibilità di una redenzione. E’ uno schema classico della tragedia greca.”

“Abbiamo cercato di raccontare il tragico destino di un uomo che deve fare i conti col proprio passato”, conferma il regista.

Rosario, protagonista assoluto del film è un personaggio che sembra ritagliato e personalizzato per la grande abilità espressiva di Toni Servillo, è inevitabile accostare il personaggio a Titta Di Girolamo de Le Conseguenze dell’amore, (come lo è inevitabile in Gorbaciof di Stefano Incerti). Ma Claudio Cupellini cerca i ldistacco tra il suo film e quello di Paolo Sorrentino. “La mia generazione ha amato tantissimo Le Conseguenze dell’amore, una ventata di aria fresca nel cinema italiano. Quando abbiamo scritto questa storia, pensavamo a Toni Servillo per quel personaggio. Ma abbiamo anche pensato a raccontare una storia a modo nostro. Io credo che Rosario, il personaggio interpretato da Toni abbia qualche sfumatura e somiglianza con Titta, ma essendo molto emotivo e carnale, se ne allontani totalmente”.

Un plauso particolare va a tutti gli attori che hanno saputo interpretare molto bene quell’atmosfera di mistero attraverso la ripetizione dei gesti e l’intensità degli sguardi. “La fortuna di avere degli attori così bravi, che vengono dal teatro, ha fatto sì che ogni gesto fosse pensato. Il merito va quindi a Marco D’Amore, che ricalcava i gesti di Toni in scena. I loro sguardi raccontano a volte più dei dialoghi stessi.” Ammette il regista.

Ciò che caratterizza in maniera esclusiva il film sono i tre livelli di linguaggio presenti:  italiano, napoletano e tedesco.

Toni Servillo: “In questo film il mio personaggio vive in un costante regime di terrore e i tre livelli linguistici rappresentano per lui delle tane in cui nascondersi. L’alternanza dell’italiano, del napoletano, del tedesco arricchisce il film.”

Claudio Cupellini: “I cambiamenti di linguaggio corrispondono con i cambiamenti di umore del protagonista Rosario”.

Juliane Kohler, attrice tedesca che interpreta la moglie di Rosario ci confida che è stata anche lei impressionata dai dialoghi e della sceneggiatura e di aver accettato con molto orgoglio il progetto.

In questo film c’è un contenuto molto attuale, si accenna alla strage di Duisburg, allo scandalo della monnezza. Come avete lavorato su questi contenuti?
”E’ compito nostro annusare la realtà e catturarne i segnali. Quando abbiamo scritto di Duisburg non era ancora avvenuto nulla, quindi c’è un lieve richiamo, ma siamo orgogliosi di aver realizzato un film che possa essere letto in maniera più stratificata”.

Filippo Gravino, l’ideatore del soggetto, ci spiega:”Ho scritto questa sceneggiatura molto prima dello scandalo della monnezza, dopo aver letto un trafiletto su un treno che trasportava, a partire da Marcianise, rifiuti in Germana. Da lì ho immaginato quale sarebbe potuta essere la storia. L’idea originaria nasce dalla cronaca locale minima.”

Non resta che augurare buona fortuna agli esordienti del nostro cinema italiano e a questo film per il concorso del Festival del cinema di Roma.