Ora che Scream 7 è atteso a giorni sul grande schermo, può essere divertente provarte a fare una classifica dei migliori e peggiori titoli del franchise horror inaugurato da Wes Craven. I film di cui si parlerà verranno commentati in tutte le loro parti, anche quelle considerate SPOILER, quindi attenzione a proseguire!
Scream 3 (2000)
Scream 3 occupa una posizione controversa all’interno del franchise. Ambientato a Hollywood e costruito attorno a un set cinematografico che riproduce gli eventi dei capitoli precedenti, il film porta all’estremo la componente metanarrativa che ha sempre caratterizzato la saga. Questa scelta rende il film estremamente autoreferenziale, ma finisce per appesantirne il ritmo e la tensione. La storia risulta sovraccarica di idee che non sempre trovano un equilibrio efficace, soffocando sotto il peso delle proprie ambizioni. Al di fuori del trio centrale composto da Sidney Prescott, Gale Weathers e Dewey Riley, i personaggi secondari risultano poco incisivi, con un conseguente indebolimento dell’impatto emotivo delle sequenze di morte.
Il tentativo di aumentare la paranoia, attraverso l’introduzione di un sofisticato modulatore vocale che consente a Ghostface di imitare chiunque, rappresenta un’idea potenzialmente interessante ma poco credibile nel contesto tecnologico dell’epoca. Nonostante questi limiti, il film introduce un elemento narrativo unico nella saga: un Ghostface solitario. Roman Bridger, fratellastro di Sidney e regista horror, viene rivelato come unico assassino, aggiungendo una dimensione familiare e tragica al conflitto finale.
Scream 2 (1997)
Uscito a un solo anno di distanza dal primo film, Scream 2 si inserisce nel solco tracciato dall’originale, cercando di espandere il suo discorso metacinematografico. L’apertura è particolarmente efficace e memorabile, ma una volta superata questa sequenza iniziale il film procede in modo più convenzionale. Pur non commettendo errori evidenti e rispettando le regole dello slasher, il capitolo fatica a raggiungere l’impatto culturale del predecessore. Alcuni momenti restano comunque centrali per la saga, in particolare la morte di Randy Meeks, che segna un passaggio cruciale e doloroso per la narrazione.
Il commento meta si sposta dai cliché degli slasher classici verso un’analisi più contemporanea, concentrandosi sull’ascesa della cultura del true crime e sull’ossessione mediatica per i processi televisivi. Questa scelta rende il film un interessante documento del suo tempo, pur mantenendolo su un piano meno incisivo rispetto all’originale.
Scream (2022)
Dopo una lunga pausa, Scream del 2022 segna il ritorno del franchise con una nuova generazione di personaggi e un linguaggio aggiornato. Il film affronta in modo diretto la tendenza dell’industria cinematografica a produrre reboot-sequel, definiti all’interno della storia come “requels”. Il titolo stesso, identico a quello del film del 1996, diventa parte integrante della satira.
Il racconto riesce a mantenere vivo lo spirito metanarrativo della saga, adattandolo all’horror contemporaneo e al rapporto ossessivo dei fan con le proprietà intellettuali. La scelta di rendere gli assassini due fan estremamente devoti ai film di Stab rappresenta una riflessione efficace sul fandom tossico e sull’idea di appartenenza culturale. Il livello di violenza è più esplicito rispetto ai capitoli originali e contribuisce a rendere il film più in linea con il gusto moderno. Nel complesso, il capitolo del 2022 risulta uno dei più solidi del franchise, pur mostrando alcune debolezze nello sviluppo di parte del cast secondario.
Scream 6 (2023)
Scream 6 prosegue direttamente la linea narrativa introdotta nel 2022, spostando l’azione a New York e ampliando la scala degli eventi. L’assenza di Sidney Prescott, figura centrale della saga, rappresenta una svolta significativa che inizialmente ha generato perplessità, ma che non ha impedito al film di ottenere il maggior successo commerciale dell’intero franchise. Il lavoro sui personaggi risulta più approfondito rispetto al capitolo precedente, con un cast corale meglio definito.
Per la prima volta nella storia della saga vengono svelati tre assassini, una scelta che aumenta la complessità narrativa e intensifica il senso di accerchiamento. Ghostface viene rappresentato come particolarmente brutale e spietato, con sequenze di violenza ambientate in contesti urbani affollati. Il limite principale del film risiede nell’eccessiva protezione narrativa dei protagonisti, che sopravvivono a ferite ripetute e potenzialmente fatali, mettendo alla prova la credibilità della storia.
Scream 4 (2011)
Scream 4 rappresenta l’ultimo capitolo diretto da Wes Craven e, per molti anni, è stato considerato il finale definitivo della saga. Il film riporta la narrazione alle origini, aggiornandola però al contesto dei primi anni Duemila. L’obiettivo è quello di prendere di mira la moda dei remake di film horror classici, smascherandone i meccanismi mentre li supera sul piano creativo.
La struttura ricalca quella del film del 1996, ma viene reinterpretata attraverso l’uso dei social network e delle nuove tecnologie. Le informazioni e la violenza si diffondono online, e Ghostface utilizza webcam e telefoni cellulari per documentare gli omicidi. I killer Jill Roberts e Charlie Walker incarnano una generazione ossessionata dalla fama e dalla visibilità, rendendo il movente particolarmente attuale. L’elaborata sequenza iniziale, costruita su un gioco metacinematografico con i film di Stab, è tra le più riuscite dell’intera saga.
Scream (1996)
Scream del 1996 è il film che ha dato origine al franchise e rimane uno dei titoli più influenti del cinema slasher. L’opera riesce nell’impresa di parodiare i cliché del genere mentre li utilizza con estrema efficacia, creando un equilibrio raro tra ironia e suspense. Il film rende omaggio ai classici dell’horror attraverso riferimenti espliciti e giochi di conoscenza, introducendo al contempo personaggi destinati a diventare iconici.
La sequenza iniziale sovverte immediatamente le aspettative del pubblico, stabilendo il tono e le regole di un racconto che non dà nulla per scontato. Nel suo insieme, Scream rinnova profondamente il linguaggio dello slasher, dimostrando che il genere può evolversi senza rinnegare il proprio passato e ponendo le basi per una saga capace di riflettere costantemente su se stessa e sul pubblico che la osserva.
