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Odissea: la spiegazione delle 7 avventure di Odisseo nel film

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Odissea (leggi qui la nostra recensione) di Christopher Nolan ha fatto il suo debutto nelle sale il 17 luglio 2026, avviandosi a diventare uno dei maggiori successi al botteghino e ottenendo alcune delle recensioni più entusiastiche dell’intera carriera del regista. Per adattare l’antico poema greco di Omero, Nolan ha compiuto una scelta ambiziosa: girare l’intero film con cineprese IMAX, un primato assoluto nella storia del cinema, raccontando inoltre la vicenda attraverso la sua caratteristica struttura narrativa non lineare.

Anziché seguire un percorso cronologico, il film si sviluppa attraverso una serie di flashback, con un esausto Odisseo, interpretato da Matt Damon, che ripercorre il proprio viaggio mentre è prigioniero sull’isola di Calipso. Il poema di Omero segue il re di Itaca nel suo disperato tentativo di fare ritorno a casa dopo la decennale guerra di Troia.

Il viaggio, però, si prolunga per altri dieci anni, ostacolato da divinità ostili e creature mostruose, mentre a Itaca la moglie Penelope e il figlio Telemaco cercano di resistere ai pretendenti che vogliono impossessarsi del regno. Ecco spiegate tutte e sette le principali avventure di Odisseo nel film di Christopher Nolan.

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Ciclope Polifemo in Odissea
Polifemo in Odissea © Universal Studios. All Rights Reserved.

Odisseo affronta il Ciclope Polifemo

Dopo essersi separato dagli altri sovrani greci, Menelao e Agamennone, Odisseo decide di intraprendere una rotta diversa per tornare a Itaca. L’obiettivo è fare rifornimento lungo la costa, ma una violenta tempesta spinge la sua flotta fino all’isola dei Ciclopi.

Qui lui e i suoi uomini si imbattono in Polifemo, un gigantesco ciclope con un solo occhio che li imprigiona nella propria caverna e inizia a divorare uno dopo l’altro i compagni di Odisseo. Con prontezza, il protagonista e i superstiti accecano il mostro conficcandogli un palo appuntito nell’unico occhio. Il film, tuttavia, elimina il celebre episodio del vino e dell’inganno del nome “Nessuno” presente nel poema originale.

Nella versione di Christopher Nolan, gli uomini riescono a fuggire coprendosi la schiena con arbusti, così che il gigante cieco non possa percepirli mentre escono dalla grotta. La vittoria, però, ha un prezzo altissimo: Polifemo è figlio di Poseidone, e accecarlo scatena l’ira del dio del mare.

L’episodio di Polifemo rappresenta il primo grande punto di svolta del viaggio di Odisseo. Se da un lato mette in luce la sua straordinaria intelligenza e capacità di sopravvivere grazie all’ingegno anziché alla forza, dall’altro evidenzia anche il limite del protagonista: ogni vittoria comporta un prezzo. L’accecamento del Ciclope scatena infatti l’ira di Poseidone, trasformando il ritorno a Itaca in un lungo percorso di sofferenza. È il momento in cui il viaggio smette di essere un semplice rientro dalla guerra e diventa una prova esistenziale.

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Odissea lestrigoni chi sono

Le tempeste di Poseidone conducono Odisseo dai Lestrigoni

La vendetta di Poseidone non tarda ad arrivare. Furioso per quanto accaduto al figlio, il dio scatena violente tempeste contro la flotta di Odisseo, deviandola completamente dalla rotta prevista. Alla ricerca disperata di viveri, i superstiti approdano su una nuova costa dove incontrano un bambino appartenente ai Lestrigoni. Pur essendo un bambino, è già grande quanto un uomo adulto e, spaventato dalla presenza degli stranieri, richiama il resto della tribù.

Nel film questi giganti assumono l’aspetto di enormi guerrieri corazzati, simili a cavalieri medievali, che attaccano brutalmente l’equipaggio distruggendo due delle tre navi rimaste. Solo pochi uomini riescono a salvarsi, tra cui Odisseo e il suo secondo in comando Euriloco, interpretato da Himesh Patel. Il massacro alimenta ulteriormente il timore dell’equipaggio, ormai convinto che seguire il proprio re significhi andare incontro alla morte.

L’incontro con i Lestrigoni mostra quanto fragile sia ormai la spedizione di Odisseo. Dopo aver perso gran parte della flotta, il re comprende che il viaggio non sarà più quello di un esercito vittorioso, ma quello di un piccolo gruppo di superstiti. L’episodio accentua inoltre la crescente sfiducia dei suoi uomini, che iniziano a vedere il loro comandante come un uomo perseguitato dagli dèi, incapace di condurli davvero verso casa.

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Samantha Morton in Odissea
Samantha Morton in Odissea. Foto di © Universal Studios. All Rights Reserved.

L’incantesimo di Circe

Dopo la strage compiuta dai Lestrigoni, i sopravvissuti raggiungono l’isola di Eea, stremati e affamati. Mentre Odisseo si allontana per cacciare con il suo arco, gli altri uomini trovano una grande dimora appartenente alla maga Circe, interpretata da Samantha Morton. La donna li accoglie con apparente cordialità e offre loro un ricco banchetto, ma si tratta di una trappola: grazie ai suoi poteri trasforma tutti i marinai in maiali.

Quando Odisseo scopre quanto accaduto, il film si discosta dal poema. Invece di cedere al fascino della maga, come avviene nell’opera di Omero, il protagonista rimane fedele a Penelope e minaccia la sorella di Circe, trasformata in un corvo, costringendo la maga a spezzare l’incantesimo. Prima di lasciarlo andare, Circe gli rivela però una terribile verità: per tornare a Itaca dovrà prima affrontare un viaggio nel regno dei morti.

L’episodio di Circe mette dunque alla prova non tanto il coraggio di Odisseo, quanto la sua fedeltà e la sua identità. Nella versione di Christopher Nolan, il protagonista rifiuta ogni tentazione sentimentale, rafforzando il legame con Penelope come motore dell’intera storia. La maga diventa così la figura che costringe l’eroe ad affrontare una verità scomoda: per poter tornare a casa dovrà prima confrontarsi con il proprio passato e con la morte.

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Elliott Page in Odissea
Elliott Page in Odissea. Foto di © Universal Studios. All Rights Reserved.

Il viaggio nell’Ade

Seguendo le indicazioni di Circe, Odisseo raggiunge l’ingresso dell’Ade per cercare consiglio. Qui incontra diverse anime del passato. Tra queste c’è Sinone, interpretato da Elliot Page, il soldato greco che convinse i Troiani a introdurre il cavallo di legno all’interno delle mura della città.

Sinone rimprovera Odisseo per le menzogne legate al piano di guerra e rivela di essere stato manipolato dal pretendente Antinoo, interpretato da Robert Pattinson, invitando il re di Itaca a vendicarsi. Successivamente appare anche Agamennone, assassinato dalla moglie Clitennestra dopo il ritorno dalla guerra di Troia. È lui a suggerire a Odisseo di fare ritorno a casa sotto mentite spoglie per riconoscere amici e nemici.

L’incontro più importante è però quello con il veggente cieco Tiresia, che lo mette in guardia dalle Sirene, dalla scelta tra Scilla e Cariddi e profetizza la morte di tutti i suoi uomini dopo l’uccisione del bestiame del dio del Sole. Una profezia destinata ad accompagnare ogni decisione successiva.

La discesa nell’Ade rappresenta così il momento di maggiore introspezione dell’intero viaggio. Incontrando i fantasmi del proprio passato e ascoltando la profezia di Tiresia, Odisseo acquisisce finalmente la consapevolezza del prezzo che dovrà pagare per il ritorno. È un passaggio simbolico fondamentale: prima di ritrovare la propria casa deve prima “morire” metaforicamente, affrontando colpe, rimpianti e responsabilità accumulate durante la guerra di Troia.

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Odisseo urla in Odissea

Il canto delle Sirene

Di nuovo in mare, Odisseo affronta una delle prove più celebri del poema: le Sirene, creature metà donna e metà uccello che attirano i marinai verso la morte con il loro canto. Grazie all’avvertimento di Tiresia, escogita un piano per salvare il proprio equipaggio. Fa tappare le orecchie dei compagni con la cera, mentre lui si fa legare all’albero maestro per poter ascoltare il canto senza cedere alla tentazione.

Nonostante il piano, le Sirene riescono comunque a provocare una vittima. Il loro canto mostra a Odisseo tutto ciò che ha sempre desiderato ma che non ha mai potuto ottenere, spingendolo quasi alla follia. Le Sirene, come noto, incarnano il potere irresistibile del desiderio e dell’illusione. Il loro canto promette tutto ciò che un uomo sogna, ma conduce inevitabilmente alla rovina.

Legandosi all’albero della nave, Odisseo dimostra di conoscere i propri limiti: non cerca di resistere con la sola forza di volontà, ma accetta di aver bisogno dell’aiuto dei suoi compagni. È una lezione di umiltà che distingue il vero eroe da chi si lascia sopraffare dalle proprie ambizioni. In questo modo, però, comprende che tutto ciò che un uomo sogna è tutto ciò che aveva e ha perduto, esaltando così il tema della nostalgia e del dolore che può provocare.

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Cariddi in Odissea

La scelta tra Scilla e Cariddi

Poco dopo le Sirene, la nave raggiunge uno stretto passaggio dominato da due mostri. Da un lato c’è Cariddi, un immenso vortice capace di inghiottire l’intera nave. Dall’altro si trova Scilla, creatura mostruosa che divora direttamente i marinai. Secondo la profezia di Tiresia, una delle due minacce avrebbe ucciso tutti, l’altra soltanto sei uomini.

Costretto a scegliere il male minore, Odisseo dirige la nave verso Scilla, sacrificando sei compagni pur di salvare il resto dell’equipaggio. Una decisione devastante che segna profondamente il protagonista e lo costringe infine a rivelare ai suoi uomini la terribile profezia.

Il passaggio tra Scilla e Cariddi rappresenta dunque uno dei momenti più tragici dell’intera Odissea, perché costringe Odisseo a scegliere deliberatamente un male minore. Non esiste una soluzione perfetta: qualsiasi decisione comporta delle vittime. È proprio questo dilemma morale a trasformare il protagonista in un leader autentico, chiamato ad assumersi il peso di decisioni impossibili pur di garantire la sopravvivenza della maggior parte dei suoi uomini.

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the odyssey odisseo e Calyspo

L’isola di Calipso

Prima di raggiungere la meta, Odisseo ordina ai suoi uomini di non toccare il bestiame sacro del dio del Sole. Ma, esasperati dalla fame e dalla lunga permanenza sull’isola, i marinai infrangono il divieto e uccidono uno degli animali sacri. La punizione è immediata: una violenta tempesta distrugge l’ultima nave e provoca la morte di tutto l’equipaggio.

Solo Odisseo sopravvive, finendo sull’isola di Ogigia, dove vive la ninfa Calipso, interpretata da Charlize Theron. Qui Christopher Nolan introduce una delle modifiche più significative rispetto al poema. Nell’opera originale Calipso trattiene Odisseo per sette anni promettendogli l’immortalità, finché gli dèi non la costringono a liberarlo.

Nel film, invece, la ninfa gli fa mangiare i fiori di loto, cancellandogli gradualmente la memoria e facendogli dimenticare la propria casa e la propria famiglia. Solo quando smette di somministrarglieli, Odisseo recupera lentamente i ricordi del viaggio appena raccontato al pubblico. Una volta ritrovata la propria identità e riaffiorato il desiderio di tornare a Itaca, Calipso decide infine di lasciarlo andare, affidandolo a una zattera diretta verso casa.

L’isola di Calipso è dunque il simbolo della rinuncia e dell’oblio. Nel film di Christopher Nolan, i fiori di loto diventano la metafora di una vita senza dolore ma anche senza memoria, nella quale Odisseo può dimenticare le proprie responsabilità e il desiderio di tornare a casa. Recuperare i ricordi significa quindi recuperare la propria identità. Solo accettando il peso del passato e delle sofferenze vissute l’eroe può completare il suo percorso e riconquistare finalmente Itaca.

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Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.

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