eva poster Anno: 2011

Regia: Kike Maillo

Cast: Daniel Brühl, Lluís Homar, Alberto Ammann, Marta Etura, Claudia Vega

Trama: In un futuro prossimo, i robot sono diventati parte integrante della vita degli esseri umani, sia come macchine di lavoro che come animali domestici dotati di coscienza. Dopo oltre dieci anni di assenza l’ingegnere robotico  Álex Garel (Daniel Brühl) ritorna alla Facolta’ di Robotica di Santa Irene, in Spagna, con l’intento di portare a termine un suo vecchio ed ambizioso progetto: costruire un robot bambino dotato di personalita’ in grado di farlo amare dagli uomuni. Durante la ricerca del modello per il suo prototipo, Álex incontra Eva (Claudia Vega) , la figlia di suo fratello David e della sua ex fidanzata Lana (Marta Etura), e rimane folgorato dal suo carattere irriverente e solare, proprio quello che cercava. Tra la bambina e il giovane nasce dunque una forte collaborazioni ed amicizia, sullo sfondo pero’ di vecchi rancori familiari e amori perduti.

Analisi: La Spagna si e’ ormai affermata come uno degli orizzonti piu’ innovativi del panorama cinematografico degli ultimi anni, non solo sul versante gotico e horror, ma sorprendentemente anche su quello della fatascienza. Eva, piccolo gioiellino di genere confezionato con cura ed amore dal catalano Kike Maíll, si presenta come un prodotto godibilissimo per tutta una serie di ragioni, prima fra tutte gli strabilianti effetti speciali della Fassman VFX ed Entropy Studio, aziende leader nel settore che compiono qui un vero miracolo, sviluppando un intervento digitale (essenzialmente per la creazione dei robot antropomorfi ed animali) che appaiono credibilissimi e perfettamente integrati nell’universo real action, con una sorta di minimalismo che non presenta eccessi o sbavature da blockbuster. evaSeconda grande perla di merito risiede in uno script intelligente ed innovativo, elaborato a otto mani da Sergi Belbel, Cristina Clemente, Martí Roca e Aintza Serra (seppur con numerosi rimandi cinefili nemmeno troppo occultati, primo fra tutti A.I. Intelligenza artificiale per il tema del robot bambino capace di amare), dove il dramma e la fatascienza si miscelano sapientemente, fino a sfociare in un folgorante colpo di scena finale veramente inaspettato.

Vengono approfonditi in maniera coerente i rapporti familiari fra Álex ed il fratello, cosi come la storia d’amore rimasta latente con Lana, lasciando spazio anche a gustose gag e personaggi caratteristici, come quello del maggiordomo robot Max (interpretato da un magistrale Lluís Homar che ricorda Robin Williams in L’uomo bicentenario). Daniel Brühl si trova a reggere con forza e bravura il ruolo da protagonista, muovendosi in un universo dove la simbiosi fra uomini e macchine e’ tale da portare alla luce il tema dell’identita’ e la preoccupazione per la coscienza (le macchine dotate di un’anima). Claudia Vega compie un esordio col botto, dando prova di sapersi destreggiare con disinvoltura nei panni di una ragazzina piena di vita e desiderosa di trovare un punto fermo nella propria vita, una sicurezza che forse solo Álex potra’ dargli. La dinamica dei rapporti uomo-macchina e’ reso in maniera quasi poetica, proponendo alcuni temi di grande valore erico e morale (quando e’ lecito portare alla morte una macchina?), portando alla ribalta la problematica forse piu’ importante della fantascinza, ovvero la capacita’ senziente di una tecnologia e il conseguente diritto di gestire la propria vita, cosi’ come la morte (tema per altro ben reso da Asimov in Io,robot). Un film veramente insolito, sia come qualita’ tecnicanche come valore narrativo, che farebbe impallidire le grandi major se sol potesse godere di una maggiore visibilita’. Un’Odissea alla ricerca dell’amore e dell’identita’, dove organico e biologico finiscono inevitabilmente per confondersi in un universo indefinito e sognante, cosi’ come recita la formula per portare allo spegnimento del robot: che cosa vedi quando chiudi gli occhi?

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