La serie Netflix Fuga (Run Away nel titolo originale), adattamento dell’omonimo romanzo di Harlan Coben, è uno dei racconti più stratificati e ambigui dell’universo narrativo dell’autore. Diretta da Nimer Rashed e Isher Sahota, la serie intreccia più linee narrative apparentemente autonome per costruire un thriller familiare che parla di colpa, segreti e genitorialità tossica.
Al centro della storia c’è Simon Greene, padre ossessionato dalla scomparsa della figlia Paige, ma Fuga non è mai davvero un’indagine su “dove si trova una ragazza”. È piuttosto un racconto su quanto poco conosciamo le persone che amiamo, e su come i segreti, sepolti per anni, tornino a galla nel modo più distruttivo possibile.
La rivelazione chiave del finale: Paige non era davvero scomparsa

Il finale ribalta completamente l’assunto iniziale della serie. Paige non è stata rapita né uccisa: si trovava in riabilitazione. È viva, lucida, e ha scelto consapevolmente di non farsi trovare dal padre. Questa rivelazione sposta il mistero dal dove al perché.
Paige spiega di essere entrata in rehab grazie alla madre Ingrid, che ha sempre saputo molto più di quanto Simon immaginasse. Le due hanno condiviso segreti pesanti — abuso, dipendenza, paura — decidendo di tenere Simon all’oscuro. Non per crudeltà, ma per timore. Il personaggio di Simon viene così ridefinito: non è il padre-eroe che salva la figlia, ma un uomo controllante, incapace di ascoltare, che ha spinto Paige a fuggire emotivamente prima ancora che fisicamente.
Chi ha ucciso Aaron Corval: la verità più sconvolgente
Il nodo centrale del finale riguarda l’omicidio di Aaron Corval, inizialmente presentato come il fidanzato violento di Paige. La verità è molto più disturbante: Aaron era il suo fratellastro, e la donna che lo ha ucciso è Ingrid, la madre di Paige.
Ingrid confessa di aver pianificato l’omicidio dopo aver scoperto gli abusi di Aaron su Paige. Lo ha attirato, drogato e ucciso, mascherando il delitto come regolamento di conti criminale. Il dettaglio più tragico è che Ingrid non sapeva che Aaron fosse suo figlio. Era stata indotta a credere, anni prima, che il bambino fosse morto alla nascita, una menzogna orchestrata dalla setta religiosa The Shining Truth, di cui Ingrid faceva parte da giovane.
Il finale trasforma quindi l’omicidio in una tragedia greca moderna: una madre che uccide il proprio figlio senza saperlo, convinta di salvare l’altra figlia.
Il segreto finale di Simon: dirà la verità a Ingrid?
La vera domanda con cui Fuga si chiude non è legale, ma morale. Simon scopre che Aaron era il figlio di Ingrid. Sa che lei ha ucciso il proprio sangue. E deve decidere se dirle la verità.
La serie non lo mostra esplicitamente, ma tutto suggerisce che Simon scelga di tacere. Per la prima volta, l’uomo che ha sempre preteso controllo sceglie il silenzio come forma di protezione. È una scelta ambigua, coerente con il mondo di Coben: dire la verità non è sempre un atto di giustizia, a volte è solo un’altra forma di distruzione.
L’ultima cena di famiglia è visivamente emblematica: tutti sono insieme, ma Simon è devastato interiormente. La famiglia è riunita, ma fondata su un segreto irreversibile.
Il destino della setta The Shining Truth
Parallelamente, la serie chiude (solo in apparenza) la storyline della setta The Shining Truth. Con l’arresto del leader Caspar Vartage, il culto viene smantellato, e la scoperta di vittime come Zara rende inevitabile un’indagine più ampia.
Tuttavia, il finale introduce un elemento inquietante: Mother Adiona, una delle figure apicali del culto, sopravvive e dichiara l’intenzione di ricostruire The Shining Truth con “nuovi valori”. È un classico messaggio cobeniano: le ideologie non muoiono, si trasformano.
Henry Thorpe: il mistero che resta aperto
Un’altra ambiguità riguarda Henry Thorpe, il ragazzo scomparso cercato dalla detective Elena Ravenscroft. La serie non conferma mai esplicitamente la sua morte. L’assenza di un corpo, di una notizia ufficiale e la possibilità che si nasconda con altri ragazzi suggeriscono che Henry potrebbe essere ancora vivo, ma braccato.
È un finale volutamente incompleto, che rafforza il senso di inquietudine: anche quando un mistero si risolve, altri restano irrisolti.
Il vero significato del finale di Fuga
La spiegazione del finale di Fuga passa da un tema centrale: la genitorialità come zona grigia. Non esistono padri o madri totalmente giusti. Esistono decisioni prese per amore che producono conseguenze devastanti.
Simon, Ingrid e Paige sopravvivono, ma nessuno di loro “vince”. Il male non arriva solo dall’esterno — serial killer, sette, criminali — ma nasce dentro la famiglia, nei segreti, nelle omissioni, nelle bugie dette “per proteggere”.
Come spesso accade nelle storie di Harlan Coben, la verità emerge, ma non libera nessuno. Al massimo permette di andare avanti, portando con sé il peso di ciò che non può più essere cambiato.
