The Good Doctor è una delle serie medical più seguite degli ultimi anni, grazie al suo protagonista, il dottor Shaun Murphy, giovane chirurgo con autismo e sindrome del savant. Fin dalla prima stagione, molti spettatori si sono chiesti se la serie sia ispirata a una storia vera. La risposta, però, è più sfumata di quanto sembri.
The Good Doctor non è una storia vera, ma nasce da un’altra serie
La versione americana di The Good Doctor non è basata su una storia vera, ma è il remake ufficiale dell’omonima serie sudcoreana Good Doctor, andata in onda nel 2013. Il format originale è stato creato da Park Jae-bum e successivamente adattato per il pubblico occidentale da David Shore, già noto per Dr. House.
Dunque, Shaun Murphy non è un personaggio reale, né la serie racconta la biografia di un medico realmente esistito. Tuttavia, questo non significa che sia del tutto scollegata dalla realtà.
Shaun Murphy: personaggio di finzione, ma con basi cliniche reali
Il protagonista interpretato da Freddie Highmore è un personaggio immaginario, ma la sua condizione — disturbo dello spettro autistico associato alla sindrome del savant — è clinicamente reale e documentata.
Esistono davvero persone con autismo che presentano capacità straordinarie in ambiti specifici come:
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memoria visiva
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calcolo
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musica
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riconoscimento di pattern complessi
Nel mondo medico, esistono chirurghi e professionisti sanitari nello spettro autistico, anche se i casi di savant con abilità visive così estreme come quelle mostrate nella serie sono rari. The Good Doctor sceglie consapevolmente una rappresentazione drammatizzata, enfatizzando il talento di Shaun per rendere visibile allo spettatore il suo modo di pensare.
Cosa c’è di realistico (e cosa no) nella serie

Dal punto di vista medico, The Good Doctor si avvale di consulenti sanitari e propone casi clinici spesso plausibili, anche se semplificati per esigenze narrative. Dove la serie diventa meno realistica è soprattutto:
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nella rapidità delle diagnosi
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nell’autonomia concessa a un giovane specializzando
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nella frequenza di casi eccezionali
Più che un racconto realistico della medicina ospedaliera, la serie è una metafora sull’inclusione, sull’accesso al lavoro e sul pregiudizio. Shaun Murphy non rappresenta “un caso vero”, ma una possibilità: l’idea che competenza e valore non coincidano con la conformità agli standard sociali.
Perché molti pensano che sia una storia vera
La percezione di “storia vera” nasce da tre fattori:
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la rappresentazione credibile dell’autismo
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il tono emotivamente serio della serie
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il fatto che esistano davvero medici nello spettro autistico
Questa combinazione rende The Good Doctor verosimile, pur restando un’opera di finzione. La forza della serie sta proprio qui: non racconta una biografia reale, ma una storia possibile, che riflette questioni concrete del mondo contemporaneo.
In conclusione, The Good Doctor non è basato su una storia vera, ma su una serie coreana e su conoscenze mediche reali. È una fiction che prende spunto dalla realtà per costruire un racconto inclusivo e accessibile, capace di parlare a un pubblico molto ampio senza rinunciare a temi complessi.

