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Il Giovane Berlusconi, recensione del documentario Netflix

Il documentario in tre puntate da 50 minuti è disponibile su Netflix.

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Ha spopolato su Netflix nel suo fine settimana di lancio Il Giovane Berlusconi, un documentario a puntate, diretto da Simone Manetti che racconta l’irrefrenabile scalata al successo del protagonista, dalla metà degli anni ’70, fino al giuramento al Quirinale, nel maggio del 1994. La serie tocca tutti i punti caldi dell’ascesa di Berlusconi, arricchendo il racconto di testimonianze, contributi e filmati d’epoca che ne raccontano la vertiginosa ascesa sociale.

In primo luogo viene raccontato il Berlusconi imprenditore edile, la nascita di Milano 2 e tutto quello che ne è conseguito in termini di industria, per poi spostarsi sulla più importante conseguenza di quel progetto edilizio: la nascita della televisione privata. L’alternativa alla Rai di Stato. Un’idea di imprenditoria arrembante che deposita tutta la sua fiducia nel potere della pubblicità, e soprattutto la consapevolezza di sapere esattamente come procedere e come strutturare la “propria” tv, differenziandosi da quello che il pubblico già aveva a disposizione sui canali pubblici. Era il 1976 e la sentenza della Corte Costituzionale che liberalizzava l’etere ha aperto nella mente de Il Giovane Berlusconi una marea di possibilità che, fino a che si sono attenute all’ambito imprenditoriale, sono state tutte sfruttate con risultati eccellenti. Segue poi l’esperienza in Francia, la chiusura delle reti private, il legame con Craxi indispensabile per il suo rilancio, la crisi partitica conseguita alla caduta del Muro di Berlino e la decisione “ultima”: fondare un partito e scendere in politica. Fino a quell’11 maggio 1994 che ha cambiato per sempre la storia italiana.

Il Giovane Berlusconi, il documentario Netflix

Il documentario in tre episodi, ideato da Raffaele Brunetti, Piergiorgio Curzi, Alessandro Garramone e Georg Tschurtschenthaler, abbraccia un arco temporale di circa vent’anni ed è a tutti gli effetti una sintesi di quel periodo che ha visto sbocciare il fenomeno Berlusconi fino al suo affacciarsi in politica, quando il cambiamento che aveva avviato nella costruzione di un’Italia diversa si era già strutturato e ufficializzato.

Per quanto il progetto si ponga come un asciutto resoconto imparziale, è innegabile che l’ascesa, il successo, la ricchezza, l’immagine vincente de Il Giovane Berlusconi rappresentino la totalità del racconto nel primo episodio, mentre i due successivi si concentrano sugli aspetti più controversi, come le vicende giudiziarie che già in quegli anni erano parte viva e integrante di quel successo, l’affiliazione con la politica, i debiti e soprattutto la dubbia provenienza dei suoi fondi. Simone Manetti affida allo spettatore il giudizio personale e morale su come quel successo veniva raggiunto e sfoggiato, attraverso una serie di dichiarazioni che non scendono mai nel torbido ma che inequivocabilmente implicano quello che è stato poi di dominio pubblico per tutta la vita del Cavaliere.

A raccontare e testimoniare vengono invitati dagli autori tutta una serie di figure che hanno accompagnato Berlusconi nella sua ascesa, in quegli anni e nel periodo successivo che viene taciuto dal documentario, chi con toni ammirati e affettuosi, chi invece con lucidità e distacco: il segretario personale Marcello Dell’Utri, i dirigenti Fedele Confalonieri e Adriano Galliani, l’avvocato Vittorio Dotti, il capo staff della segreteria Carlo Rivolta, il giornalista Fininvest Gigi Moncalvo, il manager di Publitalia 80 Carlo Momigliano. Ma anche i giornalisti Giovanni Minoli, Pino Corrias, Carlo Freccero e Jack Lang, Ministro della Cultura francese.

Il Giovane Berlusconi è principalmente un racconto che non si concentra troppo sull’aspetto morale del soggetto di cui parla, approfondisce però i metodi e il modus operandi sistematico del protagonista, rappresenta un modo per raccontare una storia, mettere in fila eventi che hanno cambiato il corso del nostro Paese e per proporre questo racconto al pubblico contemporaneo. Nessuno si aspettava un prodotto che non fosse agiografico, anche e soprattutto alla luce della sua recente dipartita, eppure con eleganza e gusto per la ricerca e il racconto, Simone Manetti mette a fuoco con precisione e oggettività uno dei personaggi che, purtroppo, ha dato forma alla contemporaneità italiana così come la conosciamo oggi.

Sommario

Simone Manetti mette a fuoco con precisione e oggettività uno dei personaggi che, purtroppo, ha dato forma alla contemporaneità italiana così come la conosciamo oggi.
Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.

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