The bad guy: recensione dei primi episodi della serie Prime video

Disponibile dall’8 dicembre su Prime Video.

the bad guy

Direttamente da una Sicilia ancora in mano alle famiglie mafiose, The bad guy è una nuova serie prodotta da Amazon in collaborazione con Indigo Film che presenta gli intrighi che si creano tra le famiglie Suro e Tracina e Nino Scotellaro, un procuratore siciliano. La serie è al momento formata da una stagione da sei episodi, ognuno di circa 50 minuti. Nel cast ritroviamo Luigi Lo Cascio nei panni di Scotellaro, e l’attrice Claudia Pandolfi nel ruolo di Luvi Bray. In questo articolo andremo a scoprire i primi tre episodi: come è iniziato tutto.

The bad guy: il magistrato mafioso

Nino Scotellaro, procuratore antimafia, insegue da ormai 15 anni uno dei maggiori capi di Cosa Nostra: il boss Mariano Suro. Ad ogni operazione, ogni agguato riesce a fuggire alla giustizia; Scotellaro, durante una frustrante conferenza stampa, avanza l’ipotesi che ci sia una spia dall’interno. Con una serie di intercettazioni telefoniche, l’infiltrato di Suro sembra essere proprio lui. Incastrato e condannato a quindici anni di carcere, Scotellaro riesce a sfuggire dopo il crollo del ponte di Messina. Dato per morto, dedica la sua vita da latitante fantasma ad un solo scopo: uccidere Suro. Ad aiutarlo nel suo piano folle ci sarà Salvatore Tracina, boss mafioso divenuto poi collaboratore di giustizia. Dopo l’assassinio da parte di Suro di gran parte della sua famiglia, anche Tracina cova vendetta. Contemporaneamente, anche la polizia, guidata anche da Leonarda Scotellaro, sorella di Nino, dà la caccia a Suro, grazie a un infiltrato nel clan mafioso.

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Nino Scotelllaro mentre gli vengono fatte le foto segnaletiche

L’antieroe moderno

The bad guy si apre con una riflessione da una voce narrante, dello stesso Nino Scotellaro, riguardo a come gli eroi possono essere tramutati dagli altri in cattivi. Nino era un procuratore bravo nel suo lavoro e rispettato per questo, ma con una personalità molto forte: dopo la conferenza stampa, finisce per farsi molti nemici anche tra coloro che gli sarebbero dovuti essere amici. L’opinione che la gente si era fatta di lui ha offuscato chi lui era realmente, trasformandolo nella spia, nel colpevole. Senza amici, senza famiglia, senza casa, anche così la sete di Scotellaro di giustizia non si placa, semplicemente si trasforma con un pizzico di vendetta.

Parallelamente alle vicende del procuratore, nella serie si segue anche il lutto di Luvi. L’attrice Claudia Pandolfi trasmette al massimo il dolore e senso di colpa del suo personaggio, facendo immedesimare e provare empatia allo spettatore. Luvi stessa, in quanto avvocato, ha difeso suo marito durante il processo, non riuscendo però a far emergere la sua innocenza. Per questo motivo sente dentro di sé un senso di colpa atroce, chiaro per il pubblico da tutta una serie di battute e affermazioni glaciali che Luvi fa: lei lascia per molti anni la sua professione, inizia a bere.

The bad guy è caratterizzato a tratti da scene particolarmente violente: trattandosi di una serie che narra la lotta mafiosa era abbastanza prevedibile. L’aspetto positivo però è che molte non vengono interamente rese visibili allo spettatore, ma solo in parte oppure lasciate intese.

Dal punto di vista linguistico si possono notare delle incongruenze: durante tutta la serie è chiaro l’intento della produzione di mantenere una certa autenticità nel linguaggio, utilizzando il dialetto siciliano sottotitolato. L’incoerenza si crea rispetto al titolo: se si tratta di una serie di produzione italiana, ambientata in Sicilia, ed in cui si preserva l’aspetto linguistico, perché chiamarla The bad guy e non Il cattivo, ad esempio?

Il ponte sullo stretto: il (possibile) emblema della mafia

Nino Scotellaro riesce a fuggire durante un trasferimento dal carcere ad un altro centro per svolgere lavori socialmente utili: durante il passaggio sul ponte di Messina, la struttura cede. È interessante notare come la regia abbia scelto per The bad guy proprio il ponte sullo stretto per le vicende, e non qualche altra infrastruttura già esistente; la scelta non sembra essere casuale. Il ponte in questione è un’idea avanzata sistematicamente da politici vari, solitamente di orientamento di centro destra, da ormai diversi decenni, senza essere mai realizzata. Anche l’attuale ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini ha proposto nuovamente l’ipotesi di attuare il progetto. Le motivazioni ufficiali che hanno portato ad un continuo rimandare dell’opera sono i danni ambientali in una zona di riserva naturale, ed i danni sociali alla comunità di Torre faro. Ma un’altra triste motivazione per cui probabilmente si teme a realizzare il ponte è il concreto pericolo di infiltrazione mafiosa.