Negli ultimi anni si è parlato tanto di “superhero fatigue”, letteralmente: affaticamento da supereroi. In soldoni, ce ne sono troppi e non tutti sono interessanti. Ma l’espressione è stata così abusata che è diventata un luogo comune. Eppure, se questa stanchezza esiste davvero, non nasce tanto dall’idea dei supereroi in sé quanto dall’iperproduzione seriale del marchio: Marvel Studios. Dopo un anno cinematografico sottotono e una fase televisiva altalenante, Marvel Television sembra però aver finalmente imboccato una strada diversa. Wonder Man, nuova serie in arrivo su Disney+ dal 27 gennaio con tutti e sei gli episodi disponibili, è il segnale più chiaro di questa inversione di rotta.
Wonder Man, la rinascita televisiva dei Marvel Studios?

Sotto la guida di Brad Winderbaum, Marvel Television sembra finalmente più selettiva e consapevole. Accanto a progetti come Daredevil: Rinascita e X-Men ’97, Wonder Man rappresenta probabilmente il miglior risultato seriale Marvel dai tempi di Loki, ma lo fa percorrendo una strada completamente opposta: niente multiverso, niente catastrofi globali, niente agganci forzati a eventi futuri del franchise.
Una storia minimale, sorprendentemente universale
La trama di Wonder Man è volutamente disarmante nella sua semplicità. Simon Williams (Yahya Abdul-Mateen II) è un attore di talento ma senza fortuna, intrappolato in audizioni fallimentari e sogni mai realizzati. La svolta arriva quando incontra Trevor Slattery (Ben Kingsley), ex finto terrorista e attore shakespeariano in fase di riabilitazione, che lo introduce a un progetto destinato a cambiare tutto: il remake del film supereroistico preferito di Simon, Wonder Man.
Il paradosso narrativo è il cuore della serie: Simon possiede davvero dei superpoteri, ma in un mondo in cui agli individui superumani è vietato recitare. Il Dipartimento del Controllo dei Danni diventa così una presenza minacciosa ma mai invadente, più burocratica che un vero e proprio villain. Wonder Man non costruisce misteri artificiali né minacce nascoste: è, prima di tutto, il racconto di un uomo che cerca il proprio posto nel mondo.
Un MCU insolitamente intimo e a basso rischio
La scelta più radicale della serie è l’abbattimento totale delle “stakes” tipiche del MCU. Wonder Man contiene una sola scena d’azione in sei episodi, e non solo non se ne sente la mancanza, ma il risultato è una narrazione più matura e concentrata sui personaggi. Destin Daniel Cretton e Andrew Guest firmano una slice-of-life comedy che guarda più a Atlanta o The Studio che a qualsiasi altro prodotto Marvel.
Il tono oscilla con naturalezza tra satira dell’industria dell’intrattenimento e momenti di autentica malinconia, affrontando temi come l’identità, il fallimento, la dipendenza e il bisogno di redenzione. Se c’è un limite nella scrittura, è una certa insistenza sul meccanismo del “non detto” tra i personaggi, ma si tratta di un difetto marginale in un impianto narrativo solido e coerente.
Yahya Abdul-Mateen II e Ben Kingsley: cuore pulsante della serie

Accanto a lui, Ben Kingsley firma una performance sorprendentemente intensa nei panni di Trevor Slattery. Da macchietta odiata in Iron Man 3 a figura tragica e complessa, Trevor trova qui una delle redenzioni più riuscite dell’intero universo Marvel. La chimica tra Kingsley e Abdul-Mateen è straordinaria e trasforma Wonder Man in una serie basata prima di tutto sulle relazioni, non sugli effetti speciali.
Una boccata d’aria fresca per il futuro del MCU
In un anno che vedrà il MCU tornare a pieno regime con produzioni più rumorose e spettacolari, Wonder Man arriva come una pausa necessaria. È una serie misurata, emotiva, sorprendentemente adulta, che dimostra come il genere supereroistico possa ancora raccontare qualcosa di nuovo semplicemente cambiando prospettiva.
Accessibile anche a chi non ha familiarità con il MCU, Wonder Man è uno di quei rari titoli capaci di parlare a pubblici diversi senza rinunciare alla propria identità. Più che un esperimento, è una dichiarazione d’intenti: se questo è il futuro della Marvel televisiva, la tanto citata “affaticamento da supereroi” potrebbe finalmente diventare solo un ricordo.
Wonder Man
Sommario
Wonder Man è una serie misurata, emotiva, sorprendentemente adulta, che dimostra come il genere supereroistico possa ancora raccontare qualcosa di nuovo semplicemente cambiando prospettiva.
