Mayor of Kingstown recensione

Con Mayor of Kingstown, serie realizzata per Paramount+, Taylor Sheridan, insieme al co-creator Hugh Dillon – continua a raccontare l’America di confine. Nel suo film d’esordio da regista I segreti di Wind River e nello show Yellowstone aveva adoperato i grandi spazi per raccontare come lo stato morale e sociale del singolo individuo si pieghino sotto il peso di situazioni al limite, in cui la legge e lo stato hanno abbandonato i cittadini a se stessi. In Mayor of Kingstown questo discorso viene spinto alle estreme conseguenze attraverso un ribaltamento fondamentale: in questo caso protagonisti sono gli spazi angusti, i muri alti e i soffitti troppo bassi delle prigioni. Ambienti dove tutti, sia coloro che rappresentano la legge quanto quelli che l’hanno infranta, vivono in una condizione di violenza fisica e psicologica perpetua. 

 

La trama di Mayor of Kingstown

La serie vede protagonisti due fratelli, Mike e Mitch McKlusky, due avvocati che si occupano di mantenere la “pace” tra detenuti, criminali del luogo, polizia e guardie carcerarie in una cittadina che ha fatto dell’istituzione carceraria il fulcro della propria esistenza, con ben sette differenti prigioni nel giro di poche miglia quadrate (da segnalare che Kingstown, Michigan è un’ambientazione inventata eppure basata su Kingston, Ontario, dove Hugh Dillon è cresciuto e dove risiedono addirittura nove istituti correzionali). Ai due il compito di piegare la legge al fine di mantenere uno stato di equilibrio instabile che, se infranto, potrebbe causare enormi spargimenti di sangue sia dentro che fuori le mura dei penitenziari. 

Che lavori a un progetto come sceneggiatore, regista, produttore creator, Taylor Sheridan impone il suo marchio di fabbrica fatto di personaggi “forti”, che non esitano a estrarre la pistola e adoperarla quando si tratta di difendere quello status quo in cui credono (forse fin troppo) ciecamente, e hanno spesso dedicato la propria vita. Il suo modo di fare storytelling è potente, non lavora di certo in sottrazione, anche se poi lascia spesso che siano le frasi non dette a comporre la psicologia dei suoi personaggi. Con Mayor of Kingstown si spinge però dove non aveva fatto in precedenza, creando una serie di impatto a volte quasi insostenibile.

La perdita di valori e di umanità del mondo in cui Mike McKlusky tenta di salvare il salvabile si esplicita in un tono livido, disperato. Ogni episodio è impregnato di una tensione verso la violenza tangibile e asfissiante, tanto da mettere in alcuni momenti a dura prova la resistenza dello spettatore. In particolare l’ottavo dei dieci episodi di cui è composta la prima stagione si tramuta in un vero e proprio bagno di sangue come non se ne erano visti da molto tempo a questa parte in una serie che non sia esplicitamente un horror. Insomma, se volete vedere Mayor of Kingstown siate pronti a immergervi dentro un incubo contemporaneo che mette in scena la piaga dello stato delle carceri americane con una forza espressiva come non se ne vedeva dai tempi di Oz (HBO), di cui il prodotto di Sheridan e Dillon è a tratti esplicito debitore.

Jeremy Renner protagonista assoluto

Protagonista assoluto di questa ballata dolorosa è un Jeremy Renner che sa benissimo come interpretare un antieroe creato da Sheridan, come aveva già straordinariamente dimostrato in I segreti di Wind River. È l’attore due volte candidato all’Oscar che in più di un’occasione rende credibile o quantomeno comunque efficace una serie che non evita di scivolare talvolta in una certa retorica di fondo, pur non cercando mai di nasconderla.

Mayor of Kingstown infatti possiede il pregio di possedere una confezione chiaramente mainstream senza concedere comunque nulla allo spettacolo fine a sé stesso. Non addolcisce la pillola riguardo quello che vuole denunciare e mostrare, al contrario lo sbatte in faccia al pubblico con un coraggio e una forza che, anche quando non pienamente condivisibili, rimangono comunque ammirevoli. Mayor of Kingstown è un potente e preciso pungo allo stomaco, e forse il dolore che provoca nel vederlo potrebbe essere proprio quello che serve…

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