The Beauty: recensione della serie con Evan Peters e Ashton Kutcher

Ryan Murphy firma un thriller disturbante che esplora l’ossessione per la bellezza tra body horror e virus misteriosi.

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Dal 22 gennaio su Disney+ debutta The Beauty, la nuova serie firmata da Ryan Murphy che, in undici episodi, promette di trasformare l’ossessione contemporanea per la bellezza in un thriller disturbante e profondamente politico. I primi tre episodi saranno disponibili al lancio, seguiti da un’uscita settimanale fino al doppio episodio conclusivo di fine stagione. Un formato che accompagna lo spettatore dentro un racconto che non cerca scorciatoie, ma costruisce con pazienza un universo inquietante, sospeso tra Europa e Stati Uniti.

Un incipit esplosivo

Bastano pochi minuti per capire che The Beauty non ha alcuna intenzione di rassicurare. La serie si apre con una sequenza violentissima: Ruby, una giovane modella interpretata da Bella Hadid, sfila per Balenciaga a Parigi; ma all’improvviso inizia a sudare, ad avere sete, a perdere il controllo. Attacca il pubblico, fugge in strada alla ricerca disperata di acqua e, infine, esplode letteralmente in mezzo alla folla.

È un inizio scioccante, in cui il body horror emerge con forza fin dalle prime immagini. Il corpo diventa subito il campo di battaglia privilegiato di Ryan Murphy, che utilizza l’eccesso visivo per introdurre il tema centrale della serie: la bellezza come desiderio, come mercato, come condanna.

Peters e Hall in The Beauty 2026 Recensione
Cortesia di IMDb

Due agenti dell’FBI nel cuore dell’ossessione

A indagare su quella morte inspiegabile arrivano a Parigi due agenti dell’FBI: Cooper Madsen (Evan Peters) e Jordan Bennett (Rebecca Hall). Lui più istintivo e tormentato, lei più razionale e trattenuta, formano una coppia investigativa classica solo in apparenza. L’indagine sul caso Ruby diventa presto il pretesto per esplorare una rete globale di cliniche, trattamenti estetici, segreti industriali e corpi trasformati.

L’ambientazione internazionale – tra Francia, Stati Uniti, Italia – contribuisce a dare alla serie un respiro ampio, quasi da cospirazione globale. La bellezza non è più un fatto individuale, ma un sistema economico e culturale che attraversa confini, lingue e classi sociali.

I primi due episodi: buoni, cattivi e zone grigie

Evan Peters and Rebecca Hall in The Beauty 2026 Recensione
Cortesia di FX

Nei primi due episodi, unici mostrati in anteprima, fanno il loro ingresso anche i personaggi interpretati da Ashton Kutcher, Jeremy Pope e Anthony Ramos. Le linee morali iniziano subito a sfumare: chi appare inizialmente dalla parte dei ‘buoni’ rivela presto zone d’ombra inquietanti, mentre alcuni presunti antagonisti emergono come vittime – o conseguenze – dello stesso sistema che li ha creati e poi condannati.

Al centro rimane costantemente una domanda: quanto ci costa l’ossessione per la bellezza? Non solo in termini economici, ma psicologici, relazionali, esistenziali. “Beauty is pain, my friend” (“La bellezza è sofferenza, caro mio”) non è soltanto una battuta, ma una dichiarazione programmatica che attraversa tutta la narrazione.

Corpi imperfetti, corpi riparati in The Beauty

Uno degli elementi più interessanti introdotti fin da subito è il pensiero di Cooper Madsen, che cita una dottrina giapponese secondo cui è meglio ricomporre ciò che è rotto invece di distruggerlo, per creare qualcosa di più forte e più bello. Un’idea che suona quasi come un manifesto alternativo all’industria della perfezione.

In parallelo, la serie mostra le conseguenze più estreme dell’insoddisfazione corporea. In New Jersey incontriamo un giovane incapace di accettare se stesso, convinto che tutti i suoi problemi derivino dal proprio aspetto fisico. Arriva persino a tentare un intervento fai-da-te per allungarsi i genitali, prima di rivolgersi a una clinica estetica. È qui che lo spettatore inizia a intravedere i primi sintomi di un virus misterioso, lo stesso che ha già colpito Parigi e che sembra destinato a diffondersi sempre di più.

Il virus della bellezza

L’idea più potente di The Beauty è proprio questa: trasformare l’ossessione estetica in una malattia letale. Un virus che si trasmette attraverso il desiderio di perfezione, che promette corpi migliori e finisce per distruggerli. Ryan Murphy utilizza il linguaggio del thriller e dell’horror per parlare di un fenomeno profondamente contemporaneo: la medicalizzazione dell’insoddisfazione, la promessa di felicità venduta sotto forma di trattamento.

Il body horror non è mai gratuito, ma sempre funzionale a un discorso più ampio sul controllo dei corpi, sul potere delle industrie cosmetiche, sull’illusione che basti correggere un difetto per risolvere una vita intera.

Ashton Kutcher The Beauty 2026 Recensione
Cortesia di FX

The Beauty: una serie ambiziosa, tra eccesso e lucidità

Nei primi due episodi The Beauty mostra già tutti i tratti distintivi del cinema e della serialità di Ryan Murphy: gusto per l’eccesso, immagini forti, personaggi larger than life, dialoghi carichi di simbolismo. A tratti il rischio è quello di una sovrabbondanza visiva e tematica, ma l’impressione iniziale è che l’ambizione del progetto riesca a sostenere la complessità del discorso.

La bellezza, qui, non è mai neutra: è arma, moneta di scambio, strumento di potere. Ed è soprattutto una promessa ingannevole, capace di trasformarsi in condanna.

Prime impressioni

Dopo i primi due episodi, The Beauty si presenta come una delle serie più provocatorie della stagione. Un thriller horror che utilizza il genere per interrogare il presente, mettendo in scena un futuro che sembra distante solo “cinque minuti”. Se la serie saprà mantenere questa tensione narrativa e questa lucidità critica fino al finale, potrebbe diventare uno dei titoli più interessanti dell’anno nel catalogo Disney+.

Per ora, una cosa è certa: Ryan Murphy ha trovato un nuovo modo per parlarci delle nostre paure più intime. Quelle che abitano il nostro corpo, lo specchio e lo sguardo degli altri.

The Beauty
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Sommario

Ambiziosa, originale e visivamente potente, The Beauty conquista per l’idea di fondo e per il coraggio con cui affronta il tema dell’ossessione estetica. Pur con qualche eccesso tipico di Ryan Murphy, i primi episodi lasciano intravedere un racconto ricco di spunti e promettono uno sviluppo intrigante.

Camilla Tettoni
Camilla Tettoni
Romana, classe 1997, è laureata in Lettere Moderne all’Università di Siena e in Italianistica all’Università di Bologna, con lode. Ha conseguito un Master in International Journalism presso l’University of Stirling e un corso avanzato in Geopolitica presso la Scuola di Limes. Appassionata di cinema, dal 2025 collabora con Cinefilos.it con recensioni e approfondimenti cinematografici, affiancando attività di critica culturale e pubblicazioni su riviste italiane e internazionali.

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