Awake: arriva la serie che non vi farà chiudere occhio

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Awake serie tv

Dopo la super-anteprima in rete lo scorso 16 febbraio, l’America si prepara al debutto ufficiale di Awake, la nuova serie drammatica targata NBC. L’episodio pilota andrà in onda il primo marzo, ma vanta già la nomination nella categoria “Most Exciting New Series” degli utlimi Critics’Choice Televsion Awards (giugno 2011), i premi assegnati ogni anno dai giornalisti del settore. Come inizio non c’è male. A tutti voi sarà capitato almeno una volta di chiedervi “Sogno o son desto?”. Bene, avete qualcosa in comune col detective Michael Britten. Nel suo caso, però, non si tratta di una metafora.

Awake: la trama

L’uomo è sopravvissuto ad un terribile incidente stradale in cui sono rimasti coinvolti anche sua moglie Hannah e il figlio adolescente, Rex. Ma che ne è stato di loro? Michael non dorme sonni tranquilli. Letteralmente. Chiudere gli occhi è un attimo (in tutti i sensi); ma quando si sveglia non sa mai cosa lo aspetta: a volte si ritrova disteso al fianco della moglie, ma Rex non ce l’ha fatta; a volte, invece, l’altro lato del letto è vuoto, Hannah è morta, e gli è rimasto solo il figlio. È come se Michael fosse sospeso fra due realtà parallele, nel disperato tentativo di elaborare il lutto in un modo tutto suo. Così, almeno, la pensa il suo terapeuta, il dottor Lee, convinto che il detective oscilli fra la dimensione ‘reale’ e quella ‘onirica’ senza soluzione di continuità, per affrontare meglio la grave perdita del figlio. O della moglie? Eh sì, perché anche la dottoressa Evans condivide le teorie del collega Lee, ma lei assiste Michael nell’altra realtà, quella in cui è il figlio Rex a sopravvivere. Due realtà, due strizzacervelli. Con quale diritto il dottor Lee afferma di appartenere a quella “vera”, relegando così la Evans e il suo mondo nelle fantasie oniriche di Michael?

Ma non è finita. Michael, infatti, non deve gestire soltanto l’anomala situazione familiare: anche il suo lavoro si ‘sdoppia’. Ognuna delle due realtà presenta un caso diverso, con un partner diverso. Nella realtà “rossa” il detective Britten è affiancato da un novellino (Vega) e lo vediamo impegnato in un’indagine su un killer di tassisti che usa vari travestimenti ma non si nasconde davanti alle telecamere di sorveglianza. Nella realtà “verde”, invece, al fianco di Michael c’è il suo partner storico, Isaiah “Bird” Freeman, e i due stanno indagando sull’omicidio di una coppia benestante la cui figlioletta sembra essere stata rapita dall’assassino stesso. I due casi, però, non sono poi tanto ‘paralleli’, anzi: presentano alcuni elementi in comune, piccoli dettagli che si incrociano e che portano le due realtà a contaminarsi reciprocamente, confondendosi ancor di più. Sarà proprio grazie a queste strane intersezioni che Michael riuscirà a risolvere entrambi i casi, alimentando la comprensibile diffidenza del collega di turno (sia Vega che Freeman sono a conoscenza della sua particolare situazione e nutrono qualche dubbio riguardo alle sue “intuizioni”).

Tutt’altro che risolta è invece la questione di partenza: qual è il sogno e quale la realtà? A sentire gli psicologi, può darsi che Michael abbia inconsciamente generato questo meccanismo come forma di autodifesa, così da non doversi assumere la responsabilità dell’accaduto. Lui non ricorda niente di quella notte e dice di non aver bevuto neanche un po’, ma le sue analisi rivelano la presenza di un elevato tasso alcolico nel sangue. Forse Michael non sopporta l’idea di essere stato la causa dell’incidente e rifugge la verità per proteggersi dal dolore che tale consapevolezza gli procurerebbe. Comunque, entrambi i terapeuti sono convinti di questo: soltanto quando Michael avrà deciso quale, fra le due alternative, è quella ‘reale’, sarà veramente in grado di elaborare il lutto. Qualunque esso sia. Ma in ogni caso l’uomo avrà perso una persona cara. E lui non vuole lasciare andare né la moglie né il figlio. Se poterli abbracciare ancora entrambi significa perdere il sonno fino ad impazzire, Michael è disposto a pagare questo prezzo. E non ha nessuna intenzione di “fare progressi”.

Awake: la  serie tv

Awake

Le premesse non sono delle migliori. Anzi sì. A cominciare dal protagonista Michael Britten, che ha lo sguardo intenso di Jason Isaacs. Archiviata la chioma biondo platino del perfido Lucius Malfoy (fra i protagonisti della saga di Harry Potter), e forte di un curriculum (spesso da cattivo) di tutto rispetto, ecco che Isaacs si propone qui in veste di eroe (nonché di produttore della serie). I suoi occhi glaciali hanno perso quella spietatezza cui eravamo da tempo abituati, per comunicare il senso di vuoto, il totale smarrimento e la disperazione di Michael. Che abbia perso la moglie oppure il figlio, questi sentimenti difficilmente lo abbandoneranno negli episodi a venire. Lui non sa spiegarsi quello che gli sta accadendo, ma lo accetta e ci convive, anzi: non vuole cambiare una virgola. Se non può avere allo stesso tempo moglie e figlio, che almeno possa star loro vicino separatamente. Isaacs regala al detective Britten uno sguardo vago, quasi fosse costantemente soprappensiero (perso fra una realtà e l’altra, o alla ricerca di una verità inafferrabile?). È affaticato. E ansioso: ha bisogno di credere alle teorie dei suoi analisti, non fosse che entrambi sostengono le stesse tesi, annullandole reciprocamente. Solo la presenza di Hannah in un caso, e di Rex nell’altro, rende più distesi i suoi lineamenti. Ma una vena di inevitabile amarezza gli adombra sempre il volto, perché Hannah esclude Rex, e viceversa.

E a proposito di Rex, i fanatici delle serie tv riconosceranno un viso sicuramente familiare: quello di Dylan Minnette, già figlio del mitico Jack Shephard di Lost. Occhi tristi e sguardo malinconico, il giovane attore sembra destinato a rapporti padre-figlio alquanto tormentati. Nei panni di Hannah, invece, troviamo la bionda Laura Allen (Mona Lisa Smile, Hysteria), una bella mamma che, nonostante la grave perdita, ha voglia di ricominciare a vivere e non disdegna neppure l’idea di fare un altro bambino prima di diventare troppo vecchia.

Citiamo anche, nei panni del detective Freeman, Steve Harris, e in quelli dei due psicologi: B.D. Wong (alias dottor John Lee) e Cherry Jones (ovvero la dottoressa Judith Evans), che si punzecchiano a distanza per intercessione del povero Michael, regalando qualche momento di respiro ad una storia indubbiamente claustrofobica. Michael, infatti, sembra non avere via d’uscita, e se anche poi la trovasse, sa che dovrebbe comunque rinunciare a qualcuno che ama. Non si preannuncia un lieto fine.

Bisognerebbe chiedere a Kyle Killen, il creatore della serie; o a Howard Gordon, uno degli sceneggiatori (veterano della lunga serialità, dopo 24 e Homeland – Caccia alla spia). Chi vivrà, vedrà. E scoprirà anche se l’ottima regia del pilota sarà riconfermata per gli episodi successivi. Volete il nome? Non vi suonerà nuovo: si tratta di David Slade (anche produttore esecutivo), di cui ricordiamo l’horror 30 giorni di buio e ovviamente Eclipse, terzo capitolo dell’arcinota saga di Twilight (e forse il più adrenalinico dei quattro).

Intanto, però, possiamo scommettere che in men che non si dica si scateneranno dibattiti in rete fra gli spettatori più agguerriti. Come per ogni serie simil-paranormale che si rispetti (Lost e Fringe insegnano), anche Awake avrà il suo stuolo di fedeli seguaci pronti ad esporre e difendere ciascuno le proprie teorie sulle realtà parallele vissute da Michael. Tenete gli occhi aperti!

 

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Giovane, carina e disoccupata (sta a voi trovare l'intruso). E' la prova vivente che conoscere a memoria Dirty Dancing non esclude conoscere a memoria Kill Bill, tutti e due i Volumi. Tanto che sulla vendetta di Tarantino ci ha scritto la tesi (110 e lode). Alla laurea in Scienze della Comunicazione seguono due master in traduzione per il cinema. Lettrice appassionata e spettatrice incallita: toglietele tutto ma non il cinematografo. E le serie tv. Fra le esperienze lavorative, 6 anni da assistente alla regia in fiction e serie per la televisione (avete presente la Guzzantina in Boris?). Sul set ha imparato che seguire gli attori è come fare la babysitter. Ma se le capita fra le mani Ryan Gosling...