Una Mamma Per Amica Di Nuovo Insieme recensione

Una Mamma Per Amica Di Nuovo Insieme

«Where you lead/ I will follow…»

Sveglia gente, le ragazze Gilmore sono tornate! Via alle conversazioni brillanti, ai dialoghi sparati a tutta manetta, ai personaggi paradossali, alle situazioni esilaranti. Ci sono cose che non cambiano mai, certo, ma l’ineluttabilità del tempo tocca tutti, e tra chi è partito ed è ritornato, c’è anche chi se ne è andato per sempre. Come Richard, nonno di Rory e padre di Lorelai, fantasma che aleggia sulla famiglia Gilmore e miccia che innesca queste nuove vicende.

C’era una volta Stars Hollow, ridente cittadina del Connecticut. E c’è ancora, con i suoi personaggi-macchietta, i suoi paesaggi da cartolina e le strampalate iniziative del consigliere comunale Taylor Doose, dell’ammiccante Miss Patty, dell’eccentrico Kirk,  e di tutti i bizzarri cittadini a cui tanto ci eravamo affezionati nelle sette stagioni degli anni 2000.

Il piccolo universo creato dai coniugi Amy Sherman e Daniel Palladino torna sul piccolo schermo, dopo nove anni dall’epilogo che aveva lasciato tanto di amaro in bocca agli spettatori. Lorelai e Luke si sposeranno? Cosa accadrà di nuovo nella vita di Rory? Emily come vivrà la sua perdita?

Proprio per rispondere a tutti questi interrogativi, i due sceneggiatori hanno deciso di tornare dietro la macchina da presa e finire ciò che non avevano degnamente concluso, esibendosi in quattro episodi della durata di un’ora e mezza  ciascuno. Ad ogni episodio corrisponde una stagione dell’anno, a cominciare da quella invernale, per terminare con l’Autunno.

Rory, giornalista itinerante e senza fissa dimora, torna nel natio paesino, dalla madre Lorelai, stabilmente accompagnata dall’amato Luke.  Non ci è dato sapere molto di cosa sia accaduto in questi anni passati. A parte la morte di nonno Richard, che ha segnato ovviamente la famiglia Gilmore, tutto sembra rimasto sospeso. In attesa di un epilogo. Una risposta.

Che però non arriva mai.

Una Mamma Per Amica di nuovo insiemeGilmore Girls: a Year in a life non è stato pensato per dare veramente delle  risposte. Forse quelle più semplici. Quelle che tutti, in fondo, sapevamo di conoscere. Ma non è qui per dar certezze. Come la vita.

Il telefilm dei coniugi Palladino dimentica gli originali toni dolci e un po’ surreali, e si permea di un retrogusto nostalgico e amarissimo. Niente è più cristallizzato nella joie de vivre di Stars Hollow, e le due protagoniste si trovano scaraventate nella brutalità della realtà odierna. La difficoltà pressante del trovare un lavoro e la costante incertezza del futuro – complici i cambiamenti sociali – fungono da piloni portanti di questa nuova serie autoconclusiva.

Rory è “sulla strada”, novella Jack Kerouac  – come la definisce la madre– impegnata in una personale reserche che la fa sentire «come un palloncino pieno di elio che fluttua nel vuoto infinito» (cit.).  Non ha radici, non ha legami seri, e a 32 anni non sa ancora bene cosa vuole dalla vita.

E Lorelai non è da meno. Ormai affascinante signora di mezza età, tra il solito battibeccare con la madre Emily e l’amore della sua vita Luke, sarà quella tra le due ragazze Gilmore ad avere la crisi più profonda. L’attrice, Lauren Graham, dà buona prova attoriale nel rendere esternamente lo sconvolgimento interiore di Lorelai.

Gilmore Gilrs: a Year in a life è, proprio come suggerisce il titolo originale, un excursus vitae che chiude un cerchio. In un crescendo di sentimenti continuo, lo script si fa sempre più introspettivo della vita delle due protagoniste (tre, se vogliamo, in quanto anche il disagio della terza Gilmore, Emily, è ben delineato).

E se nel primo episodio, Inverno, riecheggiano ancora i toni ilari ormai noti, col mutare delle stagioni cambiano le emozioni, gli schemi si rompono e la crisi personale delle protagoniste si appalesa dapprima con la psicoanalisi, poi con la presa di coscienza vera e propria che condurrà le due donne in due avventure molto diverse, ma dagli esiti similari. Le citazioni (anche autoreferenziali) sono ovunque: dal cinema di David Lynch ai musical di Broadway, da Into the Wild a Fellini.

Menzione d’onore va al surreale omaggio ai Beatles, e al musical Across the Universe, nell’episodio finale (Autunno), sulle note di “With a little help from my friends”, testamento dei coniugi Palladino ed emblema del carattere visionario dell’intera serie.

Il senso di spaesamento di Lorelai e Rory trapela dallo schermo e invade lo spettatore. La nostalgia è ovunque, la lezione sulla vita dietro l’angolo: non esistono risposte vere. Possiamo solo continuare a cercare. Dietro alcune vicende forse c’è un po’ di amarezza, quasi ad indicare che gli istanti felici durano poco, il resto è routine. Ma  – come si apprende appunto in psicanalisi – essere consapevoli è già un primo passo verso la libertà.

RASSEGNA PANORAMICA

Sommario

Il senso di spaesamento di Lorelai e Rory trapela dallo schermo e invade lo spettatore. La nostalgia è ovunque, la lezione sulla vita dietro l’angolo: non esistono risposte vere. Possiamo solo continuare a cercare. Dietro alcune vicende forse c’è un po’ di amarezza, quasi ad indicare che gli istanti felici durano poco, il resto è routine. Ma - come si apprende appunto in psicanalisi – essere consapevoli è già un primo passo verso la libertà.
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