Ha inaugurato l’ultima edizione del Festival di Cannes e sarà nelle sale italiane dal 5 dicembre 2012, distribuito dalla Lucky Red. Moonrise Kingdom è una delicata fiaba i cui morbidi colori pastello disegnano l’incantato mondo di Wes Anderson, un regista che ha sempre fatto dei suoi film delicate ed eclettiche opere visionarie, impregnate di quella sottile ironia che solo chi sceglie di prenderne parte, riesce a cogliere integralmente.

Sam e Suzy – interpretati dagli esordienti Jared Gilman e Kara Hayward – sono due dodicenni che, nell’estate del 1965, in un’isola del New England, decidono di scompaginare l’apparente equilibrio della loro ovattata cittadina, mettendo a punto una bizzarra fuga d’amore.

Sam, indomito boy scout e animo da giovane marmotta, è un ragazzino silenzioso e sommesso, abituato a starsene nelle retrovie della noiosa società che lo circonda, senza dare nell’occhio. Non poteva che scegliere di condividere il suo alieno universo con la piccola Suzy, altrettanto incompresa dai genitori e restia a farsi risucchiare dal grigiore routinario degli adulti.

Un sentiero boscoso li condurrà in una galassia mentale parallela, dove vivranno di pesca , nutrendosi del loro innocente e giovane sentimento, sullo sfondo di un’America disincantata e tutt’altro che immacolata.

Quello di Wes Anderson sembra essere un affresco della sgargiante verve che permeava la malinconica società degli anni Sessanta, e del conflitto generazionale tra il sovversivo mondo dei figli che si cibava di giradischi rutilanti e vestiti dandy, e quello adulto, imprigionato nell’edulcorata e stereotipata vita da città di provincia.

Manifesto della profondità e della conturbante alienazione che la freschezza del primo amore può portare, Moonrise Kingdom ci riporta alle atmosfere allucinate e gravide di mestizia,  dei fantastici Tenembaum, senza però tingersi di un gusto così amaro, ma lasciando intravedere qualche barlume di colore.

Il film di Wes Anderson non deluderà sicuramente gli estimatori dell’inconfondibile stile narrativo del regista. E’ un’opera che lascia intravedere quell’ironia mordace e grottesca,  quel fervido fanatismo per i particolari e quel gusto surreale che rendono Anderson, un regista che riesce a trasformare una storia come tante, in un racconto dallo smalto estroso.

Il suo talento narrativo lascerà il segno ancora una volta o si tramuterà in ostentato e ricercato manierismo? In Moonrise Kingdom la risposta.