Ancora qualche giorno e la curiosità di vedere Daniel Radcliffe spogliato dei panni dell’amatissimo Harry, per vestire quelli di un giovane avvocato trapiantato nelle tetre atmosfere gotiche dell’epoca vittoriana, verrà finalmente appagata. Nell’interesse per The Woman in Black – se i veri amanti delle ghost story non saranno forse oltremodo condizionati dalla presenza di Radcliffe – un ruolo considerevole lo gioca innegabilmente l’attesa intorno al ritorno sulle scene del benamato attore, il cui nome, per i più e per molto tempo ancora, è e sarà legato all’adorato mago della saga Harry Potter.

In realtà già da tempo l’attore aveva dichiarato il suo desiderio di liberarsi dell’immagine del personaggio che lo ha reso famoso, per dimostrare al pubblico il suo talento e la sua professionalità. The Woman in Black si è favorevolmente inserito in questo contesto. Ed è così accaduto che un giorno, durante la lunga traversata atlantica per gli Stati Uniti, Radcliffe abbia letto l’intero copione e, sceso dall’aereo, abbia telefonato ai suoi agenti risolutamente deciso a voler fare il film.

Ispirato al lavoro più importante della scrittrice britannica Susan Hill, la storia narra le singolari e nefaste vicende che si svolgono nel remoto villaggio di Crythin Gifford. Testimone degli strani accadimenti è il giovane avvocato Arthur Kipps (Daniel Radcliffe), che giunge nella cittadina per sbrigare delle pratiche legate all’eredità di una cliente, recentemente deceduta, dello studio londinese di cui è socio. Ma il luogo in cui viene a trovarsi si manifesta presto in tutta la sua oscurità e Arthur scivolerà in un mondo abitato di fantasmi, in un tempo indefinito scandito da dolore, sete di giustizia, brama di vendetta. Ma questa non vuole essere semplicemente una ghost story: The Woman in Black è infatti anche una storia sulla perdita, la ricerca e, in un certo senso, la speranza. Ed è la storia di Arthur, giovane vulnerabile e tormentato che ha subìto la recente perdita della moglie e che, costretto dalla situazione economica a seguire il suo lavoro e recarsi nel villaggio di Crythin Gifford, è obbligato ad allontanarsi dal figlioletto di tre anni. Rivelatrici e significative per la comprensione del personaggio sono state per l’attore le parole che il regista, James Watkins (Eden Lake), gli ha donato al loro primo incontro: citando Kubrick, secondo cui tutti i film con eventi soprannaturali sono di per se stessi consolatori perché implicano la possibilità di una vita dopo la morte, si svela nella storia di Arthur Kipps il desiderio recondito di credere in un aldilà, di cercare una sorta di conferma che sua moglie continui a vivere, in un posto migliore.

Fedele al romanzo a cui la storia si ispira, il copione di Jane Goldman (Kick-Ass, X-Men) è stato accolto con benevolenza dall’ideatrice del romanzo, la quale sembra aver dichiarato, a copione terminato: “ma è spaventoso!!”.

Accanto a Daniel Radcliffe, la scena è impreziosita da un talentuoso Ciarán Hinds (nel film, il signor Daily), accompagnato da Janet McTeer (la signora Daily) e Liz White.

Con notevole cura e minuzia di particolari, le suggestive ambientazioni vittoriane riprodotte sul set (con Kave Quinn alla scenografia e Tim Maurice-Jones alla fotografia) giocano senza dubbio un ruolo fondamentale, creando delle atmosfere capaci di catturare lo spettatore e guidarlo in una suspense senza sosta, scandita e accompagnata dalle note di un creativo e maturo Marco Beltrami.

Prodotto da Richard Jackson, Simon Oakes e Brian Oliver, The Woman in Black sarà distribuito nelle sale italiane da Videa a partire dal 2 marzo. Senza dubbio un evento da non perdere, per gli amanti del genere, per i nostalgici delle ambientazioni vittoriane, per i fan di un ormai adulto, eclettico Radcliffe.