il giardino delle vergini suicide

Il giardino delle vergini suicide è uno dei film che ha segnato il cinema di fine anni ’90, raccontando sentimenti ed emozioni della fascia d’età adolescenziale, rimanendo un film autoriale, preciso e rispettoso.

Sofia Coppola, dopo alcuni corti, ha debuttato alla regia proprio con questo lungometraggio che ha da subito avuto pareri e critiche positive, sia per quanto riguardano le tematiche narrate (in quanto la regista è stata anche sceneggiatrice) sia per le sue innate qualità registiche.

Ecco, allora, dieci cose da sapere su Il giardino delle vergini suicide.

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1. A Sofia Coppola era stato consigliato il libro. Sembra che Thurston Moore della band Sonic Youth abbia suggerito di leggere Il giardino delle vergini suicide a Sofia Coppola, prestandole una copia. Dopo averlo letto, la regista decise di adattarlo in un film.

2. La Coppola non era l’unica interessata all’adattamento. Dopo aver scritto la sceneggiatura, Sofia Coppola ci rimase male nel sapere che già un’altra compagnia stava lavorando ad un adattamento del libro. Tuttavia, essi non erano contenti del loro lavoro, così lei mostrò loro il suo lavoro che alla fine venne usato per la realizzazione del film.

3. Un film per teenager (e non solo) di qualità. Stando alle dichiarazioni della regista, sembra che lei abbia voluto realizzare Il giardino delle vergini suicide perché connessa con i temi affrontati nell’omonimo romanzo e anche per la volontà di dare vita ad un film sui teenagers che fosse di qualità, con una buona fotografia e trattando gli argomenti con il dovuto rispetto.

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4. Il film è disponibile in streaming digitale. Chi volesse vedere o rivedere questo film, è possibile farlo grazie alla sua presenza sulle piattaforme di streaming digitale legale come Rakuten Tv, Google Play e iTunes.

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5. Scarlett Johansson era stata considerata per un ruolo. Dopo averla vista nel film Manny & Lo (1996), Sofia Coppola trovò che Scarlett Johansson sarebbe stata perfetta nel suo film e le offrì un ruolo. Tuttavia, l’attrice considerò la sceneggiatura troppo intensa e preferì rifiutare l’offerta.

6. Una prova d’attrice per Kirsten Dunst. Secondo Kirsten Dust, interpretare il ruolo di Lux Lisbon è stata una prova attoriale non di poco conto. È proprio grazie al suo personaggio che la giovane attrice ha potuto dimostrare di avere tutte le capacità per interpretare un ruolo complesso.

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7. Il film è l’adattamento di un romanzo del 1993. In quell’anno venne pubblicato il romanzo Le vergini suicide, scritto da Jeffrey Eugenides. Con questo libro, l’autore cerca di raccontare la vita dei teenager e, attraverso un narratore che si fa portavoce di un gruppo di ragazzi, viene raccontatala storia delle cinque sorelle Lisbon a distanza di vent’anni dallo svolgimento degli eventi.

8. Il romanzo è anche una fotografia sui legami famigliari. Oltre che analizzare l’adolescenza vissuta dai protagonisti, il libro di Eugenides prova a fare una fotografia circa le dinamiche che uniscono una famiglia, l’evoluzione che può avvenire e le conseguenze dettate da certe azioni, proponendo un parallelismo con la malattia che colpisce gli alberi della città.

9. Cinque copie della stessa ragazza. Se si legge attentamente il romanzo, ci si può rendere conto come le cinque ragazze non siano altro che punti di vista e osservazioni di una stessa ragazza, mentre altre volte ognuna sembra essere completamente diverse dall’altra.

Il giardino delle vergini suicide frasi

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10. Frasi che rimangono nella memoria. Non sono molti i film che riescono a rimanere nella memoria collettiva grazie a delle frasi incisive: tuttavia, questo è stato il caso de Il giardino delle vergini suicide. Ecco, allora, qualche esempio:

  • Evidentemente lei, dottore, non è mai stato una ragazzina di tredici anni… (Cecilia Lisbon)
  • Scoprimmo che le ragazze sapevano tutto di noi e che noi non potevamo capirle affatto.
  • Quello che abbiamo qui è un sognatore. Qualcuno completamente fuori dalla realtà (Tim Weiner)
  • Nel corso degli anni sono state dette tante cose sulle ragazze, ma non abbiamo mai trovato una risposta. In fondo non importava la loro età, né che fossero ragazze… La sola cosa che contava è che le avevamo amate… e che non ci hanno sentito chiamarle… e ancora non ci sentono che le chiamiamo perché escano dalle loro stanze… dove sono entrate per restare sole per sempre… e dove non troveremo mai i pezzi per rimetterle insieme.

Fonti: IMDbThe Guardian