Warcraft, spiegazione del finale: qual è il vero senso della guerra tra umani e orchi

-

Quando Warcraft uscì nel 2016 sembrava destinato a diventare il nuovo grande franchise fantasy cinematografico. L’universo creato da Blizzard aveva già decenni di lore, personaggi iconici e conflitti epici alle spalle, ma il film di Duncan Jones si trovò davanti a un problema enorme: condensare una mitologia gigantesca in un singolo blockbuster accessibile anche a chi non aveva mai toccato World of Warcraft. È proprio per questo che il finale del film può risultare complesso, soprattutto per chi non conosce gli eventi dei videogiochi.

Eppure, dietro la quantità di nomi, magie e battaglie, il finale di Warcraft racconta una storia sorprendentemente semplice e tragica. Non parla soltanto dell’invasione degli orchi o della lotta contro Gul’dan, ma di due popoli intrappolati in un ciclo di violenza che nessuno sembra davvero in grado di interrompere. Il sacrificio di Re Llane, la corruzione del Fel, il Mak’gora e persino la nascita di Thrall sono tutti elementi che costruiscono un discorso molto preciso sulla guerra, sulla leadership e sulla possibilità — forse impossibile — di convivere.

Perché Re Llane chiede a Garona di ucciderlo e cosa significa davvero quella scena

Il momento più importante del finale arriva quando Re Llane chiede a Garona di ucciderlo davanti agli orchi. Apparentemente è una scelta assurda: Llane si consegna volontariamente alla morte proprio mentre la battaglia è ancora aperta. In realtà, il suo gesto è un atto politico e simbolico molto più grande di quanto sembri.

Llane comprende infatti una verità che quasi nessun altro personaggio riesce ad accettare: gli orchi non sono intrinsecamente malvagi. La corruzione nasce da Gul’dan e dal Fel, non dall’intero popolo orchesco. Per questo il re spera che Garona — sospesa tra due mondi e mai completamente accettata né dagli umani né dagli orchi — possa diventare il ponte necessario per evitare una guerra eterna. Uccidendolo pubblicamente, Garona ottiene prestigio agli occhi degli orchi, che rispettano la forza e il coraggio sopra ogni cosa.

La scena diventa quindi un sacrificio strategico. Llane rinuncia alla propria vita affinché qualcuno possa un giorno guidare gli orchi lontano dalla corruzione di Gul’dan. È un momento che ribalta completamente il classico fantasy alla Tolkien: qui gli orchi non sono mostri assoluti, ma un popolo manipolato, disperato e costretto a combattere per sopravvivere. Duncan Jones trasforma così Warcraft in una riflessione sul colonialismo, sulle migrazioni forzate e sul modo in cui il potere politico sfrutta la paura per alimentare il conflitto.

Warcraft film 2016Il Fel e Gul’dan: perché la vera minaccia del film non sono gli orchi ma la corruzione del potere

Gul’dan è il vero motore tragico di Warcraft perché rappresenta l’idea che il potere assoluto consumi inevitabilmente chi lo utilizza. La magia Fel, alimentata sottraendo vita ad altri esseri viventi, diventa la manifestazione concreta di questo concetto. Ogni volta che Gul’dan usa il Fel, il film mostra un mondo che si svuota: corpi prosciugati, terre corrotte, creature ridotte a semplice carburante.

È importante capire che Gul’dan non sta soltanto cercando di conquistare Azeroth. Il suo vero obiettivo è mantenere il controllo sugli orchi attraverso la paura e la dipendenza dal Fel. Anche il portale tra Draenor e Azeroth funziona simbolicamente in questo modo: è una ferita aperta creata sacrificando vite innocenti. Warcraft suggerisce quindi che ogni impero costruito sulla conquista abbia bisogno di consumare continuamente qualcosa — risorse, popoli o esseri viventi — per sopravvivere.

La corruzione di Medivh rafforza ulteriormente questo tema. Il Guardiano, che dovrebbe proteggere Azeroth, diventa vulnerabile proprio perché convinto di poter controllare una forza più grande di lui. Duncan Jones insiste molto su questa idea: non esiste uso “moderato” del potere oscuro. Il Fel trasforma chiunque lo utilizzi in qualcosa di inevitabilmente distruttivo.

Per questo Gul’dan non è soltanto un villain fantasy tradizionale. È il simbolo di una leadership tossica che trasforma il bisogno di sopravvivenza collettiva in un meccanismo di dominio personale.

Thrall, il Mak’gora e il futuro del franchise: il finale prepara la vera storia di Warcraft

Molti elementi del finale sembrano lasciati in sospeso proprio perché Warcraft era pensato come il primo capitolo di una saga molto più ampia. Il caso più evidente è quello del neonato Go’el, destinato a diventare Thrall, uno dei personaggi più importanti dell’intera storia di Warcraft.

La scena finale del bambino trasportato lungo il fiume richiama volutamente immagini quasi bibliche. Thrall rappresenta infatti la possibilità di spezzare il ciclo di odio tra umani e orchi. Nei videogiochi diventerà il leader della nuova Orda, fondata non sulla conquista ma sull’onore e sulla sopravvivenza. È significativo che il film chiuda proprio su di lui: Duncan Jones suggerisce che la vera speranza per il mondo non risieda nei re o nei maghi, ma nelle nuove generazioni capaci di rifiutare la corruzione del passato.

Anche il Mak’gora assume un valore molto più importante di una semplice tradizione orchesca. Il duello rituale dovrebbe rappresentare un sistema basato sull’onore e sulle regole condivise, ma Gul’dan lo corrompe usando il Fel contro Durotan. Da quel momento il film chiarisce che il problema non è la cultura orchesca, ma il modo in cui il potere manipola persino le tradizioni sacre per mantenersi dominante.

Lothar che sconfigge Blackhand nel Mak’gora finale dimostra invece che l’onore può esistere persino tra fazioni opposte. È uno dei pochi momenti in cui umani e orchi sembrano riconoscersi reciprocamente come guerrieri e non semplicemente come nemici.

Warcraft film 2016Il vero significato del finale di Warcraft: una guerra destinata a non finire mai

Il finale di Warcraft è profondamente pessimista, ed è probabilmente questo l’aspetto che il pubblico generalista colse meno all’epoca dell’uscita. Nonostante i sacrifici di Durotan e Llane, nonostante il coraggio di Garona e la nascita di Thrall, il film suggerisce che la guerra continuerà comunque.

Gli estremisti come Gul’dan rendono impossibile la convivenza perché trasformano ogni paura in propaganda e ogni differenza culturale in un pretesto per dominare. Warcraft mostra così un mondo dove entrambe le fazioni desiderano pace, ma vengono continuamente trascinate verso il conflitto da leader che prosperano grazie alla guerra.

Persino il titolo del film assume allora un significato preciso. “Warcraft” non indica soltanto l’arte della guerra in senso militare, ma un intero sistema costruito attorno al conflitto perpetuo. Gli eroi tentano di interrompere il ciclo, ma ogni gesto di pace produce nuove ferite, nuove vendette e nuove divisioni.

Ed è qui che il film trova la sua dimensione più interessante. Sotto l’estetica fantasy e le grandi battaglie digitali, Warcraft racconta un mondo in cui il vero nemico non è una razza o una specie, ma l’incapacità collettiva di uscire dalla logica della guerra continua.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
- Pubblicità -

ALTRE STORIE

- Pubblicità -