will smith aladdin

Lo abbiamo amato negli anni ’90 con Il Principe di Bel Air, lo abbiamo apprezzato come interprete drammatico negli anni 2000/2010, ma negli ultimi anni sembra che Will Smith non riesca proprio ad afferrare il ruolo giusto. Dopo molti film che non sono stati affatto un successo, il protagonista di Io sono leggenda si guadagna un ruolo molto importante nell’immaginario collettivo, quello del Genio della lampada nel live action di Aladdin, il nuovo classico della Disney rifatto con attori in carne e ossa che segue l’uscita, due mesi fa, di Dumbo.

Se lì c’era Tim Burton, qui c’è Guy Ritchie che prova a coniugare il suo immaginario con quello dello straccione di Agrabah che si innamora follemente della principessa Jasmine e trova una lampada magica con dentro un Genio che gli offre tre desideri. Proprio quello è il personaggio affidato a Will Smith, che si trova a fare i conti con un’eredità pesantissima, quella di Robin Williams, che lo aveva doppiato nel film del 1992.

“Ero terrorizzato – ha esordito Smith, commentando proprio l’importanza dell’eredità di Williams – Quando ho ricevuto la telefonata che mi diceva che stavano rifacendo Aladdin e volevano che ne facessi parte. È stato un po’ come se ti dicessero ‘Rifacciamo Il Padrino, pensiamo a te per il ruolo di Al Pacino’!”

Sull’accostare la sua performance a quella di Robin Williams, Will Smith è categorico: “Semplicemente non vuoi assolutamente metterti in questa situazione. Non c’era nessun margine di migliorare il personaggio di Robin Williams e l’unica cosa che mi ha convinto è stata che sarebbe stato in live action, quindi avrei avuto un’opportunità, un terreno diverso. Prima di Robin Williams non era così: lui ha rivoluzionato il modo di prestare la voce a un personaggio e ha creato davvero un personaggio nuovo rispetto a quello che era scritto. È stato rivoluzionario. E l’idea di avere la possibilità di fare più ciak non lo ha reso assolutamente meno spaventoso. La strada è stata quella di dare un sapore hip hop al mio personaggio.”

Leggi la recensione di Aladdin con Will Smith nei panni del Genio

L’attore ha espresso anche la sua opinione in merito al personaggio interpretato da Naomi Scott, la principessa Jasmine, una versione aggiornata alla modernità della già molto combattiva, coraggiosa e indipendente figlia del Sultano di Agrabah: “L’idea che la principessa Jasmine voglia governare, è una nuova story line che nasce dall’immaginazione di Guy Ritchie. Questa idea è stato un modo molto elegante di creare gli elementi moderni per questo personaggio che vive in un mondo (ridicolo) dove una donna non può essere Sultano. In una relatà dove ad una donna non è permesso governare, lei combatte per quel ruolo, e credo che la canzone nuova, Speechless, sia la firma su questo cambiamento, sancisce il fatto che lei non rimarrà zitta a subire. L’ho trovato fantastico, e quel giorno ho capito che stavamo facendo una cosa bella.”

Ma come ha fatto Will Smith a trovare la sua chiave di interpretazione del Genio? Ecco cosa ha raccontato l’attore: “Ero molto preoccupato sul modo in cui avrei provato a mettere la mia firma sul personaggio, poi abbiamo cominciato a fare confusione con ‘Un amico come me’, la mia prima canzone, e c’era un pezzo hip hop breakbeat, da cui ho preso i bassi per modificare a modo mio la canzone. Quello per me è stato il momento centrale in cui ho capito che potevo dare al Genio una lettura nostalgica per il pubblico ma anche dargli un nuovo sapore.”

Aladdin di Guy Ritchie è in sala dal 22 maggio 2019.