Le notti d’Oriente non sono mai state così vive, colorate ed emozionanti: il regista Guy Ritchie è pronto a debuttare con il classico Disney Aladdin in versione live action dal 22 maggio, trasportando tutta la magia di Agrabah sul grande schermo.

La storia la conosciamo bene, Aladdin è un ladruncolo di strada, vive alla giornata insieme alla sua fidata scimmia Abu ma è solo al mondo. L’incontro casuale con Jasmine, la figlia del sultano di Agrabah, lo porterà ad accettare di entrare in una caverna per rubare una lampada ad olio per conto del Gran Visir Jafar (Marwan Kenzari). Ma Aladdin scoprirà poco dopo che che quella non è una semplice lampada ma contiene un Genio, pronto ad esaudire 3 suoi desideri. Grazie a lui diventa il Principe Ali, che sotto mentite spoglie è pronto a conquistare il cuore della principessa. Mentre cerca di impressionarla con le sue ricchezze dovrà anche scampare a Jafar che cerca di impossessarsi della lampada per diventare il nuovo sultano e mettere in atto tutta la sua malvagità.  

Nei ruoli di Aladdin e Jasmine andavano scelti due attori quasi del tutto sconosciuti al pubblico, per poterli plasmare al meglio sui personaggi e che ne rispettassero anche la provenienza (senza fare gravissimi errori di “whitewashing” che avrebbero potuto far, giustamente, arrabbiare il pubblico). La scelta è così ricaduta su Mena Massoud, canadese di origine egiziane, al suo primo grande debutto se non si conta la comparsata nella serie Amazon Jack Ryan, e nel ruolo di Jasmine, Naomi Scott, già vista nel fiasco Power Rangers e prossima Charlie’s Angels nel remake di Elizabeth Banks, inglese da mamma africana e indiana. Massoud è un volto fresco, simpatico e veste perfettamente i panni dello straccione preferito del pubblico, mentre la Scott riesce a dare il suo tocco ad una Jasmine che in questo remake è più artefice del suo destino. È infatti nota la missione Disney di dare più potere alle sue principesse e la Jasmine di Guy Ritchie è forte, coraggiosa e acculturata: un ottimo esempio per le spettatrici più piccole.

Per quanto riguarda il vero protagonista morale del cartone, il Genio, reso famoso dalla voce e personalità di Robin Williams e qui in patria da noi da Gigi Proietti (che in questa versione 2019 doppia il Sultano), andava scelto qualcuno con una grandissima personalità, presenza e anche “fama”: chi altro se non Will Smith? La scelta risulta essere azzeccata anche perché Smith è un personaggio molto caro a chi è cresciuto con il cartone del 1992 e successivamente con Willy, Il Principe di Bel Air, ritrovando quindi qualcosa di molto familiare davanti a se oltre che un interprete dalla comicità spumeggiante.

Ma come funziona il matrimonio tra il regista di Snatch e Sherlock Holmes con la Disney? Benissimo! Ritchie infatti non tradisce se stesso, trasmettendo il suo classico ritmo serrato di narrazione anche a questa storia, che nonostante sia stata allungata sino a formare due ore di pellicola, scorre veloce e liscia senza intoppi, trasportandoci in questa avventura accanto ad Aladdin. Tutto è coreografo alla perfezione, è uno spettacolo visivo sin dalle prime scene, che intrattengono lo spettatore e lo fanno divertire (vengono rispettati i tempi comici e le battute nonostante il doppiaggio). C’è molto studio a livello cromatico, proprio come nei cartoni animati, dove si possono distinguere il bene e il male nelle scene grazie ai colori saturi e accessi in contrasto con quelli scuri e più neutri. Nulla da dire ai dipartimenti più tecnici, tra i costumi coloratissimi e che prendono ispirazione da diverse culture, dal Nord Africa all’India fino alle scenografie pazzesche ricostruite negli studios del Surrey inglese e le riprese in location nel deserto Giordano. 

Guy Ritchie è riuscito nell’intento di creare un meraviglioso mondo per riempirci gli occhi di colori, emozioni e sensazioni: in alcuni momenti è impossibile non sorridere guardando lo schermo, sentirsi di nuovo bambini e provare emozioni che normalmente si proverebbero davanti ad un musical di Broadway.  E a proposito di musical, la parte musicale in Aladdin è centrale e importantissima, così è stato un bene che sia stato proprio lo stesso compositore originale, Alan Menken, a rimetterci mano. Ci sono nuove canzoni scritte insieme a Pasek & Paul (autori della colonna sonora di La La Land oltre che di numerosi show di Broadway) che si amalgamo alla perfezione nella storia e qualche testo è stato riadattato: ma nessuna paura, non si tratta di un riadattamento stravolgente come è stato con il live-action de La Bella e La Bestia, ci ritroveremo sempre a cantare sognanti “Il mondo è mio”!

Quando si va a mettere mano su cartoni animati così cari al pubblico, c’è sempre molta attesa e anche paura e con “Aladdin” ce ne era ancora di più essendo una di quelle storie che hanno fatto sognare tutti sin da piccoli. Il paragone è inevitabile quando si tratta di film del genere, ma bisogna sempre pensare che il target a cui mirano questi prodotti è si, il bambino che è cresciuto con il classico Disney e vuole ritrovare i suoi personaggi preferiti sul grande schermo, ma è anche e soprattutto il bambino che la storia di Aladdin magari la sta sentendo e vedendo per la prima volta. Sono passati quasi 30 anni dall’uscita al cinema del film d’animazione campione di incassi, che si guadagnò ben due Academy Awards e questo remake di Guy Ritchie gli rende decisamente giustizia dandogli nuova vita.  

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