Alejandro G. Inarritu

In Concorso a Venezia 79, arriva anche Alejandro G. Inarritu, che presenta al Lido Bardo, Falsa crónica de unas cuantas verdades, il suo ultimo film che arriva a 7 anni da The Revenant – Redivivo.

 

Alejandro G. Inarritu: “Bardo è un’auto-fiction”

Lo stesso regista due volte premio Oscar ha presentato il film che, più come un racconto autobiografico, definisce una auto-fiction, e spiega: “Viviamo in un mondo molto finto e credo che pian piano ci rendiamo conto che tutte le storie sono un tentativo di dare senso alla propria vita, ma gli eventi che capitano vengono interpretati in base alle proprie esperienze e alla propria cultura. Una persona diversa da noi può interpretare quello stesso evento in maniera completamente differente, è per questo che il nostro personaggio dice che la memoria non ha verità ma solo una certezza emotiva. Non farei mai un tentativo di realizzare un film biografico, perché non conosco niente di tanto noioso come la mia vita. Questo è un tentativo di identificare momenti, ricordi, aneddoti, paure e sogni che mi hanno formato negli ultimi 20 anni. 21 anni fa in questo giorno esatto lasciavamo il Messico, è per me questo momento è un cerchio che si chiude, così come il film è circolare. È un tentativo emotivo di dare senso a cose che non ne hanno. Non c’è logica in questo film, così come i sogni non hanno logica, e questo film è proprio come un sogno. Non c’è niente di più noioso della verità, preferisco l’interpretazione.”

Il film si muove spesso su un sottile confine, tra il dramma e la commedia grottesca, come l’idea, che nel film è realtà, di Amazon che compra la California del Sud. Per Alejandro G. Inarritu non siamo tanto lontani dalla realtà: “Alcune idee del film che sembrano divertenti sono in realtà molto più realistiche di quanto non sembrino, ad esempio molte corporazioni e aziende, oggi, sono molto più ricche di interi Paesi. Torneremo al feudalesimo, secondo me, con le Corporation che danno lavoro a tantissime persone, prendete ad esempio Walmart che dà lavoro a talmente tante di quelle persone che potrebbero essere la popolazione di una nazione. Ho cercato di giocare con l’umorismo e di trovare un tono che spesso è ridicolo, spesso trascendiamo nella stupidità.”

“Non c’è niente di più noioso della verità, preferisco l’interpretazione.”

Ma cos’è il Bardo? “E’ la parola con cui i buddisti indicano quello che per i cattolici è un Limbo. Per me è dove questo personaggio vive, dove le idee e i ricordi muoiono, dove le cose si trasformano di continuo. Io sono un uomo senza terra, perché sono messicano per gli americani e americano per i messicani. Ed è una condizione da immigrato, è una posizione molto vulnerabile, una specie di Limbo.”

Silverio, il protagonista del film, è un uomo di grande successo, quanto c’è di auto-biografico in questo personaggio? “Per me il successo è dolce-amaro. Il successo ti mette in una posizione privilegiata, ma allo stesso tempo hai un sacco di obblighi e aspettative, e questo ti mette sotto i riflettori, dove a volte ne hai abbastanza. Io non mi sto lamentando del mio successo, sarei ridicolo, ma il successo ha un costo, ovvero paghi il prezzo del tempo che impieghi a costruire opere d’arte e il cinema è un lavoro molto faticoso. Ci vuole tempo per capire certe cose e quando sei giovane vuoi prendere il mondo a morsi, ma con il tempo capisci che le cose importanti sono altre, e, sì, c’è del rimpianto.”

Bardo ha molti echi di Birdman, che cosa hanno in Silverio, Riggan e Alejandro? “Nel 2012 ho cominciato a meditare ed è stato per me un punto di svolta, perché ho cominciato a vedere i miei pensieri in una maniera molto chiara. Ero sempre coinvolto nei miei pensieri, ma guardarli dall’esterno mi ha permesso di ridere di me stesso e delle mie certezze, condividendole con un po’ di paura ma con onestà. Forse i personaggi di Bardo e di Birdman hanno qualcosa in comune, ma Silverio non reagisce, lui risponde e osserva, a differenza di Michael Keaton che è molto reattivo. Uno accetta di essere nel Bardo, di non essere certo di niente, quando invece tutti noi cerchiamo di avere sempre ragione, cosa che ci porta una certa quantità di sofferenza. L’atteggiamento di Silverio è molto più liberatorio.”

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