Giacomo Agostini

Giacomo Agostini, il leggendario pilota campione del mondo, ha partecipato alla presentazione di Benelli su Benelli, un originale docufilm ispirato alla vita del pilota Tonino Benelli in cui, grazie al lavoro di un team al femminile della regista Marta Miniucchi e della sceneggiatrice Annapaola Fabbri, si ricostruisce la breve vita umana e sportiva del più piccolo dei sei fratelli Benelli, fondatori ai primi del Novecento della famosa casa motociclistica di Pesaro, un marchio divenuto leggendario.

Abbiamo raggiunto Agostini per una breve intervista in cui ha raccontato come è stato coinvolto nel progetto, ha parlato dello sport ad alta velocità ieri e oggi e ha condiviso dei progetti cinematografici per il futuro.

“Sono stato contattato dalla regista che mi ha detto che stava facendo questo documentario e avrebbe voluto che dicessi qualcosa in merito. Naturalmente io non ho mai conosciuto Tonino Benelli, non l’ho visto correre né ho corso con lui, ero troppo piccolo. Però Benelli è un grande marchio che ha fatto la storia della velocità. Il mio intervento è stato più un’intervista.” Esordisce Giacomo Agostini, per poi continuare: “È giusto che la storia venga ricordata, questa in particolare di una famiglia che ha trasformato una grande passione in un vero e proprio lavoro e in un marchio famoso in tutto il mondo, Dobbiamo essere grati a questa realtà.”

Il film parte con un elogio alla madre dei Benelli, Teresa Boni. Quanto è importante per un sognatore, che sia inventore, sportivo, una persona con un sogno, avere genitori o figure di riferimento che lo aiutino?

“È senz’altro un grande aiuto. Hanno creduto a questa grande passione e ai loro figli, che sono riusciti a fondare una grande azienda. Il mio caso è stato contrario perché mio padre non voleva assolutamente che corressi, aveva paura, e io non sono stato sostenuto, ma alla fine ce l’ho fatta lo stesso, anche da solo. Ma effettivamente ai miei tempi, e prima ancora peggio, era pericolosissimo. Mentre la mamma dei Benelli è stata brava, ha avuto fiducia e i ragazzi hanno fatto quello che hanno fatto.”

Lei parla proprio di passione e coraggio di fronte ad uno stadio di evoluzione tecnica di uno sport che era solo per pazzi, date le condizioni di non sicurezza in cui si gareggiava all’epoca.

“Sì, le piste non erano quelle di oggi, i caschi non erano quelli di oggi, le tute proprio non erano quelle di oggi. Era uno sport pericolosissimo, oggi invece con la tecnologia e i sistemi di sicurezza correre è diventato molto più sicuro.

Però i campioni si sono distinti anche in situazioni meno sicure.

“Certo, io personalmente ci ho messo tanto del mio, sono stato sempre scrupoloso e preparato e avevo il pensiero costante che non potevo cadere, perché altrimenti sarei morto. Oggi possono anche cadere, fortunatamente si alzano, c’è tanta protezione.”

Quindi forse voi eravate più bravi?

“Più bravi, non so. Il pilota era più impegnato, oggi c’è tanto aiuto ed elettronica. Il lavoro nostro era più artigianale e più fisico. Ma per andar forte bisogna essere sempre al 100%, per cui era difficile ai miei tempi, ma è difficile anche oggi.”

Non è nuovo al mondo del cinema. Negli anni ’70 ha ricevuto una proposta da Pietro Germi, che ha rifiutato perché interferiva con le corse.

“Ho rifiutato perché il mio grande amore era correre in moto. Sono nato pensando di correre in moto non di fare l’attore, per cui quando mi hanno detto che le riprese del film cominciavano quando cominciavano le gare, ho rifiutato. Pietro Germi è anche rimasto male, ma ha capito qual era la mia passione.”

E ora che il mondo del cinema si è riaffacciato nella sua vita, le piacerebbe partecipare a qualche produzione?

“Io avevo già fatto tre piccoli film, e ora sto considerando l’ipotesi di fare un film sulla mia vita. Sarebbe bello raccontare la mia vita, ne sto parlando con diverse persone e se si riesce a mettere insieme un bel progetto, lo faccio, altrimenti no.”

Dopo la premiere a Venezia, Benelli su Benelli verrà mostrato in anteprima regionale a Pesaro e arriverà prossimamente al cinema distribuito da Genoma Films. Approderà quindi sia sui canali Sky che successivamente sui Rai, raggiungendo in questo modo anche tutto il pubblico televisivo.