Se ieri vi facevamo notare come un passaggio sulla Croisette di Xavier Dolan non passasse inosservato, anche Nicolas Winding Refn non è stato da meno, lasciando il suo segno inconfondibile anche sull’edizione 69 del Festival di Cannes. Il suo The Neon Demon ha infatti diviso in maniera quasi chirurgica tutta la stampa internazionale, generando urla di giubilo o versi di disappunto. Si tratta infatti di un film complesso da vedere, sicuramente non per stomaci deboli, dalle forti luci al neon come assordante musica elettronica; vengono toccati generi come l’horror, il thriller, il dramma, viene scomodata la necrofilia, il gore, tutto in onore del demone dell’apparenza, che divora chiunque voglia intraprendere una carriera nel patinato mondo della moda. A differenza di Drive e Only God Forgives, dove Ryan Gosling era mattatore assoluto, questa volta protagoniste assolute sono le donne, Elle Fanning prima di ogni altra: “La Fanning potrebbe essere una reincarnazione di Gosling, il vecchio combattente è morto ma ha ritrovato la vita nel corpo di una sedicenne. Anche la protagonista di The Neon Demon si ritrova a lottare contro un mondo violento e chi vuole farla fuori professionalmente, l’idea della reincarnazione non è affatto campata in aria” ha detto Refn, abbastanza sicuro di se e pronto a controbattere ogni critica negativa.

“Io adoro le donne, sono estremamente più interessanti degli uomini. L’avrete sicuramente notato, ma adoro mettere i miei attori in una sorta di realtà aumentata, allucinata, e le donne di norma sono come allucinazioni. La loro bellezza ha sempre qualcosa di misterioso, di irreale, si inserisce alla perfezione nel tipo di estetica che cerco. Questo capita paradossalmente anche negli attori uomini, quanto più provi a far uscire il lato virile di Gosling o Mikkelsen, più il loro lato femminile esce fuori. Anche la creatività è estremamente femminile, potrei dire che anch’io ho scoperto la mia femminilità girando i miei film.”

"The Neon Demon" - Photocall - The 69th Annual Cannes Film FestivalIl film racconta di un girone infernale all’interno del quale l’apparenza e l’aspetto fisico sono tutto, basta una virgola fuori posto per essere messi da parte, rimpiazzati, un’opera sulla nostra ossessione dell’apparire sempre in ottima forma: “Il nostro corpo, che lo vogliamo o meno, invecchia anno dopo anno, anche se ce ne dimentichiamo. Cosa succede il giorno in cui ci vediamo allo specchio e scopriamo di essere diversi rispetto a ciò che pensavamo? Sapremo accettare questa cosa o diventeremmo talmente stupidi da trasformarci in mostri? Elle Fanning rappresenta questo, la purezza divorata da chi ha paura di essere sottomessa da lei. Come sempre, anche questa volta ho scelto di raccontare il tutto con il linguaggio della favola, tramite cui riesco a esprimere molta angoscia.”

Refn ha dunque girato un film tutto al femminile, gli uomini sono solo sullo sfondo, quasi inutili, inoltre ha mostrato tutta la durezza di un mondo – quello della moda – che esercita una pressione sulle donne davvero notevole, obbliga alcuni canoni estetici ecc. Si potrebbe quasi parlare di un film femminista, che mira a cercare qualche compromesso in più pur di abbandonare l’ossessione: “Vivo con una femminista, quindi potrei quasi dire di esserlo anch’io. Quando dico che odio gli uomini non lo dico per provocazione, penso proprio che le donne dovrebbero dominare il mondo, forse ogni cosa andrebbe meglio. Quando si tratta di arte, non credo molto alla parità, poiché la creatività si manifesta al di là del sesso di appartenenza. In tutti gli altri ambiti professionali però ci dovrebbe essere una uguaglianza assoluta. Le donne dovrebbero avere sempre gli stessi vantaggi e svantaggi degli uomini, gli stessi diritti. Anche se ho dipinto il mondo della moda in maniera famelica, è un quadro estremamente realista, tanto che alcune storie sono vere. Mi ha aiutato Abbey Lee Kershaw, una modella che ha lavorato al film, molte cose arrivano dalla realtà. C’è dunque qualcosa in questa industria che dovrebbe profondamente cambiare.”