Ethan Coen Roma 2019
foto di Luigi De Pompeis

Ethan Coen inaugura quest’anno la sezione degli Incontri Ravvicinati alla Festa del Cinema di Roma, vero fiore all’occhiello della gestione di Antonio Monda, proponendo al pubblico una “lezione” sulla chirurgia raccontata al cinema. Una manciata di clip, tutte tratte da film selezionati dallo sceneggiatore e regista newyorkese, in cui si mostra più o meno esplicitamente un’operazione, tagli splatter e riletture in chiave ironica del lavoro del medico in sala, lasciano trascorrere il pomeriggio senza dimenticare i richiami alla carriera condivisa con il fratello Joel.

Sui nostri set non c’è molta improvvisazione, tutto è scritto sulla sceneggiatura” commenta Coen durante la chiacchierata, “Possiamo cambiare qualche battuta in corso d’opera se ci si accorge che non funziona, specialmente dopo averle provate con gli attori. Però credo che questo modo di girare sia fantastico e che ci siano interpreti e registi in grado di farlo“. E a Monda, che gli chiede perché nei suoi film i protagonisti siano spesso “stupidi” – o almeno si comportano come tali – risponde così: “Se tutto funziona non c’è dramma. Sono proprio le cose che vanno male che fanno andare avanti la storia”.

Joel e Ethan Coen sono tra i pochi autori americani ad aver pubblicato una director’s cut (quella di Blood Simple, il thriller/noir con Frances McDormand uscito nel 1984) addirittura più corta della versione originale, un procedimento tanto bislacco quanto coerente con la poetica dei diretti interessati. “Di solito ci censuriamo in sala di montaggio, e non ci è mai capitato di essere frenati da qualche produttore. Quando presentiamo le nostre sceneggiature, chi legge sa esattamente quale sarà la storia e ha uno sguardo chiaro sull’insieme, quindi posso dire non aver mai sentito resistenza da parte loro. I produttori sanno che quando lavoreranno con noi andranno incontro a qualcosa che non si può modificare“.

Coen ha poi commentato brevemente la dichiarazione di Martin Scorsese sui cinecomic, ritenuti la cosa più distante dalla definizione di cinema e molto vicini invece al concetto di parco a tema. “Credo di essere d’accordo e penso che qualsiasi film che venga prodotto da un grande studio rientri in quella definizione“. In conclusione, dopo aver proiettato l’ultima clip, Coen confessa che tra tutti i suoi lavori, A Serious Man occupa un posto speciale nel suo cuore: “Si lega alla nostra infanzia, e in esso abbiamo ricreato un mondo che non esiste più, eccetto per me e Joel. Realizzarlo è stata un’esperienza diversa”.