Hugh Jackman-intervistaArriva anche in Italia l’atteso Prisoners (recensione) con Hugh Jackman e Jake Gyllenhaal per la regia di Denis Villeneuve, che ha diretto”Incendies”, candidato all’Oscar come miglior film straniero. Il film ha ottenuto un ottimo successo di critica e pubblico e tra poco si appresta a riscuotere altrettanto successo nelle sale italiane. Ecco le parole del protagonista Hugh Jackman  che ci parla del film:

Come definiresti Prisoners…

“È il classico tipo di thriller di corsa contro il tempo che ti incolla alla poltrona, molto ben scritto e con grandi colpi di scena. Ma è anche veramente mozzafiato nella sua considerazione di quello che accade allo spirito umano, alla psiche, al suo animo, in quella particolare situazione di stress..”

“In queste situazioni, le persone non si comportano educatamente. Le persone non si comporterebbero così se gli importasse di quello che pensano gli altri. Il comportamento diventa elementare, gutturale. Anche se sono sconfitti e crollano, o diventano violenti ed arrabbiati, o disillusi «di qualunque cosa si tratti, sono onesti. Fanno quello che pensano vada fatto al momento, purché lo scopo venga raggiunto.”

Hugh-Jackman-intervista

Interpreti Doven, un padre amorevole ma pronto a tutto..e survivalisti..

Il mio personaggio dice una frase che adoro, che è “Prega per il meglio, preparati al peggio”. Ha un piano di riserva per tutto…ma non per questo. Quando sua figlia di sei anni scompare, e la sua fiducia nella polizia svanisce, si rende conto che lui è l’unico che potrà riuscire a recuperarla. Ha il bisogno primario di proteggere la sua famiglia, e questo adesso significa trovare Anna. Deve assolutamente sapere cosa sta facendo la polizia, inclusi i loro metodi, così come deve informarsi delle statistiche dei casi sulla scomparsa dei bambini, e di come questi numeri peggiorino col passare dei giorni. Keller non crede di essere un giustiziere. Non è solo un fatto emotivo. Pensa di avere prove concrete, alle quali la polizia non presta attenzione e questo lo fa arrabbiare ancora di più, giustificando la sua determinazione a trovare il suo sospetto ed interrogarlo lui stesso”