Mai-Stati-Uniti-cast Ieri mattina al cinema Adriano è stato presentato l’ultimo film di Carlo Vanzina, Mai Stati Uniti; oltre al regista, in sala erano presenti Enrico Vanzina e Edoardo Falcone (co-sceneggiatori), Maurizio Mattioli, Ricky Memphis, Andrea Pittorino, Anna Foglietta, Ambra Angiolini, Vincenzo Salemme e Giovanni Vernia (cast), la dottoressa Cecilia Valmarana per Rai Cinema e il produttore Fulvio Lucisano.

Enrico Vanzina apre la conferenza stampa comunicandoci che proprio qualche ora prima era venuta a mancare inaspettatamente Carol Levi, nota agente cinematografica e vecchia amica dei Vanzina, alla quale il film viene idealmente dedicato.

La prima domanda, rivolta ai due fratelli, vuole indagare come, con questo terzo film ambientato negli Stati Uniti (dopo Vacanze in America e Sognando la California), è cambiato il loro rapporto nei confronti di questa vasta Nazione, il modo di raccontare se stessi e gli Stati Uniti d’America. “Innanzitutto – come ci spiega Carlo Vanzina chi ama il cinema è impregnato di quel cinema americano che tutti noi amiamo. Nel ’59 andai a vedere Intrigo Internazionale e da allora l’avrò rivisto cento volte, e quella scena sul Monte Rushmore con Eve Marie Saint e Cary Grant non me la dimentico mai. Questo film, come gli altri due, è voluto essere un omaggio a tutti quei posti sacri del cinema americano e per noi portare un pezzo di comicità italiana in quei posti è stato davvero emozionante. Qui però c’era anche il tentativo di portare la commedia all’italiana nel mondo della nuova commedia americana; parlo di Una Notte da Leoni, di Parto col Folle, dove anche lì c’era un’ulna che viene versata nel Gran Canyon. Insomma c’è quel tipo di comicità americana che mi diverte e volevo metterla come sfondo alla comicità italiana. Comunque questo film si basa su un concetto che è, come dicevano Age, Scarpelli e Monicelli, quello di partire da un soggetto drammatico per fare un film comico; qui non è drammatico, però l’idea di questi 5 fratelli che non si conoscono, ma che riescono a farcela perché scoprono di essere solidali tra loro è un piccolo tema che poi diventa un grande tema quando uno esce dal cinema. Questo era quello che ci premeva di più: fare un film ottimista, portando i valori della famiglia, che a volte, in questo grande disastro di oggi, vengono dimenticati.”

Quando al cast viene chiesto di raccontare l’esperienza lavorativa con i fratelli Vanzina, il primo a parlare è Maurizio Mattioli che con loro ha alle spalle ben 15 film, televisivi e cinematografici.”Da Le Finte Bionde ne è passata tanta di pellicola e con Carlo e Enrico siamo quasi fratellini – io sono quello che ha mangiato un po’ di più. C’è veramente un bel rapporto da 25 anni e ci tengo a dire che loro sono gli unici, o fra i pochissimi, che permettono ad un attore di partecipare seriamente al testo. Poi, chiaramente, la decisione finale spetta sempre a loro, ma io non ho mai avuto un intoppo da parte loro se volevo proporre qualcosa.”

vanzina-Mai-Stati-UnitiA Ricky Memphis spetta il compito di raccontare l’aneddoto più divertente accaduto fuori dal set durante la lavorazione del film. “Siamo andati all’MGM, a Las Vegas, a vedere uno spettacolo di David Copperfield e noi credevamo che le persone scelte fossero dei pali. Invece, lui fra tutta quella gente ha scelto me, mi ha fatto salire sul palco, il mio faccione sugli schermi giganti, m’ha fatto apparire una macchina in testa e io non sono riuscito a vedere il trucco, però la gente che stava in sala s’è ammazzata dal ridere perché poi abbiamo pure un po’ discusso; m’è scappata pure qualche parolaccia in italiano. Il giorno dopo ho pensato di essere famoso anche in America e, invece, mi ero dimenticato; la gente mi fermava per strada, ma mi chiamava: “Copperfield! Copperfield!” “Ma come Copperfield?”; poi mi sono ricordato. È stato divertentissimo: andare negli Stati Uniti, vedere i luoghi dei grandi film e gli Indiani d’America, è stato come camminare in un sogno.”

Invece, per Anna Foglietta partecipare a questo film “è stato una sorta di esperimento antropologico, una convivenza forzata, ma piacevole con cinque attori e un bambino fantastico; Carlo che è stato come un padre vero, si prendeva cura di noi, ci portava a vedere delle cose bellissime, ci teneva affinché noi stessimo bene. Io lì ho scoperto di essere incinta e la prima persona a cui l’ho detto è stata Ambra e poi Carlo, che mi ha detto: “Zitta, non lo dì a nessuno che poi non lavori più!”. Forse il film, come diceva Ricky, è stato un po’ un accessorio: l’abbiamo fatto con molta professionalità e con amore, però la parte veramente bella era quando tornavamo in albergo, facevamo colazione insieme. Grazie Carlo, grazie Lucisano e grazie anche a Rai Cinema.”

Vincenzo Salemme ci spiega anche i suoi timori e cosa l’ha spinto a superarli. “All’inizio non volevo partire, mi spaventava tantissimo, invece bisogna vivere a volte senza le solite certezze, aiuta in qualche modo a migliorare se stessi e ad abituarsi anche a ciò che è diverso da noi. È stata un’esperienza umanamente positivissima. Dal punto di vista lavorativo, io con Carlo ci lavoro già da un po’ e mi trovo benissimo, perché loro (Enrico e Carlo, nds) scrivono sull’attore, lui ama l’attore e ti fa fare il personaggio proprio secondo la tua natura; lui riesce a scoprire le corde che hai, quindi io con Carlo lavorerei per tutta la vita; gli faccio una dichiarazione d’amore perché è il regista che preferisco. Per il resto è stata un’esperienza divertentissima, perché la sera quando finivamo di girare non sapevamo dove andare a mangiare, perché li mangiano solo carne, con certe salse e aglio. L’aglio lo mettono ovunque, Ricky era disperato. Perciò quello che mi rimane dell’America è la puzza d’aglio, dentro di me, però siamo stati benissimo.”

vert MSU 3 data cartelloContinua Ambra Angiolini. “Anch’io, come Vincenzo, avevo paura di partire. Loro erano lì già da una settimana, io dovevo raggiungerli con l’orrore delle 13 ore di volo. È stato un po’ un documentario più che interpretare un ruolo, diciamo che Angela si è abbastanza adattata alle mie paranoie, alle mie fobie ed è stato un ruolo importante anche perché mi ha dato modo di misurarmi con tutti quelli che credevo fossero i miei imiti. Invece, poi ho scoperto di essere molto più evoluta e più libera; ho scoperto un’America fuori dai suoi luoghi comuni, un Paese selvaggio con pochissimo di quello che da qui ci ricordiamo e anche con vari disagi. Abbiamo avuto modo di vivere un’esperienza umanamente importante, in un film nel quale abbiamo creduto tutti e tutti con lo stesso entusiasmo abbiamo cercato di portare a casa qualcosa di diverso e, nel caso mio e di Anna, anche un ruolo comico, che spesso alle donne non è affidato e di evitare i luoghi comuni del ruolo comico femminile. È stata un’esperienza che ricorderò per molto tempo.”

Giovanni Vernia, fedele al lavoro che gli ha portato il successo, il cabarettista, racconta ai presenti in sala un episodio imbarazzante capitatogli durante le riprese, suscitando risate a sue spese. “Questo film lo ricorderò sempre come un’esperienza assolutamente drammatica, soprattutto il primo giorno di riprese, in cui dovevo fare la scena nella doccia. Da casa, quando l’ho letta, pensavo che si usasse un paio di mutandine, una cosa per coprire e, invece, Carlo m’ha detto: “No, perché sei ripreso tutto”. Così quando sono arrivato lì, sono andato sotto la doccia e sono uscito nudo (coperto solo dalle mani, nds); dovevo fare un percorso all’interno di questa spa, nudo, davanti a tre ragazze molto carine tra l’altro, solo che il percorso era bagnato e quindi nello scappare, ho preso una tranvata per terra e si è visto tutto. Avevo il braccio tumefatto ed è stata una scena davvero umiliante per un uomo. Io non lo auguro a nessuno di voi uomini di finire, davanti a tre donne, a palle all’aria.”

Ci impensierisce molto – comincia Carlo Vanzina in merito ad una domanda relativa ai bassi incassi che il cinema italiano sta registrando – e secondo me qui si prende troppo sotto gamba il fatto che cominciano a scaricare moltissimo. Nessuno del governo fa niente contro questo atto vandalico di pirateria e, se va avanti così, le sale saranno disertate. Continua il produttore Fulvio Lucisano. Il problema della pirateria da noi non è stato affrontato come in tutti gli altri Paesi del mondo; in America è fortemente contrastata perché appena qualcuno ricopia un film gli vengono sequestrati gli apparecchi. Da noi è diverso. Io mi ricordo quando 30 anni feci una denuncia per pirateria e il giudice mi chiese: “Ma in fin dei conti, che danno le ha fatto?”. Questa è la mentalità che ci circonda anche adesso. Poi, inaspettatamente prende la parola Anna Foglietta: Ho visto su youtube un trailer de I 2 Soliti Idioti che istigano a piratare, dicendo: “Se non lo vedo al cinema, chi se ne frega me lo scarico su youtube”. Io la trovo una cosa di una gravità inaudita, perché lo fanno due attori e addirittura col benestare del produttore, che è Valsecchi. Non m’interessa se non mi chiamerà mai a lavorare, ma io denuncio questa cosa.”

mai-stati-uniti-cast2Placati gli animi, la domanda successiva riguarda la collaborazione con Edoardo Falcone alla sceneggiatura. Inoltre, notando il tocco vanziniano per la fusione tra l’ambientazione di Sognando la California e la storia di In Questo Mondo di Ladri, si chiede qual è stato l’apporto di Falcone alla sceneggiatura. “È vero, è raro per noi lavorare con altri, – ci conferma Enrico Vanzina, proseguendo – poi è arrivato Falcone, che è uno strano tipo perché è un attore, molto spiritoso, ama il cinema degli anni ’50, il suo idolo è Fabrizi e gli piace la commedia all’italiana, per cui è molto facile lavorare con lui; ci siamo trovati bene da subito. È proprio come dovrebbe essere uno sceneggiatore: spiritoso, intelligente e quando arriva la mattina, racconta i ca**i degli altri, come facevano Benvenuti e De Bernardi e poi si comincia a lavorare. È uno sceneggiatore perfetto. Che Dio vi benedica! – ringrazia Falcone, prendendo la parola – È stato bello lavorare con loro; all’inizio ero un po’ timoroso perché, sai, entri comunque in una dinamica che è già rodata da tanti anni, però ci siamo capiti subito, dimostrando molta disponibilità nei miei confronti. Noi lavoravamo nella vecchia casa di Steno, nello studio, e fra una cosa e l’altro si parlava di Marchesi, di Flaiano. È stato davvero bello.”