Joaquin Phoenix
US actor Joaquin Phoenix poses during the photocall for ''A Beautiful Day'' (You Were Never Really Here) in Rome, Italy, 27 April 2018. The movie opens in Italian theaters on 01 May. ANSA/ ETTORE FERRARI

Protagonista dell’ultimo film di Lynne Ramsay (E ora parliamo d Kevin), Joaquin Phoenix è tornato a Roma per presentare A Beautiful Day (You Were Never Really Here), presentato in Concorso al Festival di Cannes 2017 e in uscita il prossimo 1 maggio in Italia.

L’attore interpreta Joe, un uomo violento, che uccide su commissione e si prende cura con tenerezza ma anche esasperazione della madre, anziana e malata. Un personaggio tormentato che lo stesso attore ha difficoltà a definire: “Per parlare del personaggio non so dire come si è sviluppato. Soprattutto sono partito dalla sceneggiatura e poi grazie alla regista. Abbiamo chiacchierato all’infinito, che sembravano non portare da nessuna parte, ma ogni tanto comparivano idee sul personaggio. Poi mi sono impegnato nella lettura su come si sviluppa il cervello di un bambino in età infantile e come le esperienze di abuso hanno un’esperienza sul cervello del bambino. Tutto ha una ripercussione sul modo di ragionare e da quello è partita la costruzione del personaggio. Ci siamo resi conto che il personaggio non prende decisioni basate su un ragionamento. Questo lungo processo è stato fatto con la regista.”

Ma Joe non è solo violento e traumatizzato, Joaquin Phoenix infatti ci tiene a specificare che il suo personaggio non ha solo ombre: “C’è del buono in Joe, forse non ne sono stato consapevole dall’inizio. A volte si è ossessionati da alcune scene e trascuri qualche altra cosa. Quello che sicuramente so che volevamo fare era mostrare entrambe le facce di questo personaggio, non soltanto la parte violenta ma anche quella buona. Vive in questo costante conflitto, cerca sempre la pace della mente ma si va a infilare in situazioni estremamente pericolose. Ed è proprio questa battaglia che lui vive e volevamo mostrare questo rapporto con la madre. C’è della tenerezza, ma è anche frustrato per il fatto che deve essere lui a prendersi cura di questa donna vecchia e malata. Abbiamo pensato che fosse possibile catturare questi aspetti nella stessa scena.”

E per quando riguarda il processo che spinge l’attore a dire sì a un film invece che a un altro: “Il processo decisionale che seguo non è basato troppo sui soldi che prendo, dico sì o no in base alle persone coinvolte. Se Lynne volesse fare un film da 300 milioni sarei curioso di partecipare. Quello che mi interessa è il materiale, la sostanza. Mi è piaciuto moltissimo lavorare con lei, che è stata molto in difficoltà. Non avevamo molto tempo a disposizione e cercavamo di fare tutto al meglio (…) Per quello che mi riguarda, tutta una serie di elementi mi hanno spinto a scegliere il film. Tutto quello che provo e sperimento durante le riprese finisce nel film. Anche quando non stai lavorando e non sei sul set.”

Foto: ANSA