Luca ha 14 anni ed è affetto da sclerosi tuberosa, una malattia molto rara che viene diagnosticata ad un bambino su 7000, vive con il padre fornaio in un piccolo centro, che non riesce ad accettare la malattia del figlio, rifiuta le offerte di aiuto e collaborazione dell’Associazione Sclerosi Tuberosa gli fa.

Tutto ciò fino a quando i compagni di classe di Luca, che lo vedono come diverso, stizziti da un gesto di tenerezza che il bambino fa ad una loro compagna, le regala il disegno di un agnellino con le trecce, non gli spezzano tutte le matite e lo mandano a casa in mutande.

In quei giorni il piccolo paese in cui Luca vive è di scena Nino Frassica con un suo spettacolo, e il padre di Luca decide che quel palco è il luogo giusto per rompere il silenzio sulla malattia del figlio.

Il corto, girato in HD, è una coproduzione Unicorno visioni parallele e NBC-Diva Universal, verrà programmato il 27 Ottobre alle 21 sul Canale SKY Diva Universal, per poi girare per le scuole, a cui è essenzialmente rivolto.

Ci sono argomenti che è difficile trattare, la malattia è sicuramente una di queste, se poi è rara, il percorso è ancora più impervio.

Parlare per immagini a volte può aiutare, è una forma di poesia, che, come dice l’insegnante di Luca all’inizio del corto, racconta molte cose in poco tempo.

Questo è anche un po’ quello che fa il cortometraggio che, in 15 minuti, racconta la situazione delle “rare perle”, ossia di quei bambini, uno ogni 7000 che risulta affetto dalla sclerosi tuberosa.

Come ci racconta il regista, Maurizio Rigatti, essendo questa una malattia rara, non ha il beneficio di avere molta pubblicità, perché comunque la ricerca su larga scala, non conviene alle aziende, attente anche all’equilibrio costo-ricavo.

Il regista, 37 anni un passato da attore di teatro e un interesse in continuo sviluppo per tutto ciò che è espressione artistica, passando dal cinema alla danza, ci racconta come si è trovato coinvolto in questo progetto:

“Avevo già collaborato con l’Associazione Sclerosi Tuberosa, realizzando un breve spot di 30 secondi che è andato in onda l’anno scorso.

“Mai più solo”, questo il titolo, in cui Nino Frassica faceva da testimonial, aveva avuto un riscontro positivo e così dopo un anno la stessa associazione mi ha proposto di estendere il discorso e farlo diventare un cortometraggio.

Così è venuta fuori una sceneggiatura scritta a quattro mani con Alessandra Arcieri, mia amica e sceneggiatrice.”

Scrivere e descrivere una malattia così drammatica deve essere molto difficile, come avete affrontato l’argomento?

Per ciò che riguarda la Sclerosi tuberosa, il primo problema è che non se ne parla molto, quindi per questo l’associazione sentiva la necessità di fare una campagna di comunicazione sul problema, portarlo quanto meno in superficie, quindi ho avuto il loro appoggio che ho sommato alle mie precedenti esperienze di lavoro nel sociale.

Il corto, poi, ha avuto una storia un po’ movimentata; all’inizio doveva essere realizzato in Sicilia, poi ci sono stati problemi produttivi, che sono stati superati una volta che NBC Universal ha espresso interesse nel coprodurre il corto.

Il corto è stato finanziato dall’iniziativa “Diva social” che si propone di dare maggiore attenzione a tematiche di utilità sociale rivolte soprattutto all’universo della famiglia, dei bambini e delle donne.

Alla proiezione in anteprima del corto avevamo invitato diverse mamme che fanno parte dell’associazione, ed è stata una grande soddisfazione vedermi avvicinare da loro e sentirsi dire che si erano riconosciute nella storia. Voleva dire che avevamo fatto un buon lavoro.

Adesso stai lavorando a delle nuove produzioni, altri corti?

Questo è il mio secondo corto professionale,  il primo, Santallegria è stato una prova soddisfacente, ora ovviamente vorrei pensare di realizzare un lungometraggio, e ci sono già alcune idee.

Non voglio però dimenticare i miei altri interessi, sto collaborando con una compagnia di danza,  stiamo realizzando delle cose insieme.

Mi piace essere trasversale e in perenne movimento per ciò che riguarda l’arte, credo che sia vitale.