Il regista Luc Besson risponde alle domande dei giornalisti alla fine dell’anteprima per la stampa del suo ultimo film The Lady presso La Casa del cinema di Roma.

Il film uscirà nelle sale italiane a partire dal 23 Marzo 2012 ed è stato distribuito in Italia dalla nuova casa di distribuzione Good Films che proprio in occasione del lancio della pellicola ha indetto la campagna “Send a Message” volta alla sensibilizzazione nei confronti della causa portata avanti da Aung San Suu Kyi per la democrazia  in Birmania.

– Quanto peso ha avuto la vicenda personale di  Aung San Suu Kyi rispetto a quella politica nella stesura della sceneggiatura del film?

Luc Besson: Grazie soprattutto ai media conoscevo esclusivamente la battaglia politica che  Aung San Suu Kyi sta portando avanti per la democrazia nel suo paese. Della sua vicenda personale non sapevo nulla ed è per questo che, dopo aver letto la sceneggiatura di Rebecca Frayn, sono rimasto estremamente toccato dalla storia d’amore tra lei e suo marito Michael Aris. Ho così deciso di accettare di girare il film lasciando da parte altri progetti a cui mi stavo dedicando. In realtà l’elemento che accomuna la vicenda umana e politica di questa donna è l’amore. L’amore per il suo paese e l’amore per i suoi cari. Certo le vicende politiche sono molto più conosciute, quindi nel film abbiamo pensato di dare maggior rilievo a quelle personali.

– Come siete riusciti a reperire la documentazione necessaria per raccontare questa storia?

Besson: Le maggiori fonti d’informazione a cui ci siamo potuti affidare sono state Amnesty International e Uman right watch. Per il resto non avevamo molte persone a cui poter chiedere. In Birmania la gente ha molta paura, è difficile trovare informazioni da chi è stato realmente testimone delle vicende. Non parlano mai di  Aung San Suu Kyi pronunciando il suo nome ma chiamandola genericamente “ The Lady”, la signora (da qui il titolo che abbiamo scelto per il film). Ad esempio la scena in cui Suu cammina verso i soldati con i fucili puntati contro di lei, sappiamo che è realmente avvenuta ma la ricostruzione l’abbiamo realizzata secondo la nostra immaginazione cercando di renderla verosimile perché non siamo riusciti a trovare nessuna testimonianza diretta. In ogni modo abbiamo cercato di avvicinarci il più possibile alla verità, una verità che solo lei conosce.

– Cosa ne pensa delle prossime elezioni in Birmania? Secondo lei saranno una farsa come quelle a cui fa riferimento nel suo film?

Besson: Non credo che succederà la stessa cosa, il governo in questo caso si è molto sbilanciato ed ora si ritrova con le spalle al muro. Credevano che  Aung San Suu Kyi fosse un personaggio facilmente manipolabile o corruttibile ma non è così poiché quello per cui si batte non è l’ottenimento del potere ma piuttosto la democrazia per il suo paese e migliori condizioni di vita per il suo popolo. Penso che verrà eletta il primo Aprile e che il governo non potrà fare altro che prenderne atto e lasciarle la conduzione della nazione. D’altronde lei è l’unica che, tramite la lotta non violenta ispirata all’insegnamento di Gandhi, è riuscita a mettere d’accordo le centoventi etnie che compongono la Birmania e che si battono contro il governo.

– Come è stato accolto il suo film dai più giovani? Secondo lei, c’è ancora nei ragazzi di oggi la spinta a combattere per migliorare la società?

Besson: La reazione dei giovani alle proiezioni di questo film è sempre molto entusiasta. I ragazzi danno per scontato di vivere in una democrazia perché ci sono abituati e questo film fa capire loro quanto possa essere difficile trovarsi in un  paese in cui le libertà ed i diritti civili vengono negati. La Democrazia è una conquista, come l’amore e come l’amore , una volta conquistata non va trascurata.

– Sa se  Aung San Suu Kyi ha visto o vedrà questo film?

Besson: So che il film è stato vietato in Birmania ma che moltissimi si stanno procurando delle copie pirata. In questo caso considero la pirateria di opere cinematografiche un qualcosa di positivo perché permette a questa gente di vedere un’opera che altrimenti non potrebbero mai conoscere. Quando l’ho sentita, Suu mi ha confessato di non sentirsi ancora abbastanza forte per vederlo.

– Lei considera la Democrazia una forma di crescita culturale per un popolo ed un paese ?

Besson: Considero la cultura uno dei primi segni della mancanza o meno di Democrazia. Se ci fa caso, una delle prime azioni di un governo dittatoriale è quella di inasprire la censura. La cultura ti fa pensare, ragionare con la tua testa quindi rende un popolo meno controllabile. Credo che dopo l’avvento della stampa, la più grande rivoluzione culturale sia stato l’avvento di Internet. La Rete è molto difficile da censurare. Non a caso uno dei maggiori promotori della primavera araba è stato il Web. Non credo che tutto ciò sarebbe stato possibile senza questo strumento.

– Cosa ne pensa delle prossime elezioni in Francia? Sta seguendo il dibattito politico nel suo paese?

Besson: Si. Vede, ora siamo in un periodo critico per la Francia e per tutta l’Europa ed in un periodo come questo io mi aspetto dai politici delle proposte concrete per cambiare la società e risolvere problemi davvero gravi come quello della precarietà del lavoro. Invece sento molte chiacchiere e nessuna proposta a lungo termine. Vorrei qualcuno che mi esponesse un progetto.