Oggi alla Casa del Cinema di Villa Borghese si è tenuta la proiezione stampa di “Maternity Blues”, il film di Fabrizio Cattani nei cinema da venerdì 27 aprile. In sala erano presenti il regista, la scrittrice e co-sceneggiatrice Grazia Verasani, e gran parte del cast: Andrea Osvart, Chiara Martegiani, Marina Pennafina e Daniele Pecci.

FABRIZIO CATTANI

D: Come uomo, ha trovato difficoltà nell’affrontare una tematica del genere?

R: No, a me ha sempre interessato l’universo femminile, e in questo caso il tema dell’infanticidio. Sono partito dal testo di Grazia Verasani, che mi è piaciuto molto. E poi ho avuto la fortuna di lavorare con attrici straordinarie, ognuna nel suo ruolo.

D: Cosa si aspetta da questo film?

R: Spero di cambiare l’opinione del pubblico sulla questione. Nel film come si vede non c’è alcun giudizio nei loro confronti. Spero che questo film possa anche dare una possibilità a chi sta in silenzio di non starci più, di chiedere aiuto. La società si aspetta sempre che una madre debba da subito essere una buona madre, e non sempre è così.

D: Come avete fatto ad avvicinarvi a dei ruoli così scomodi? A cosa avete attinto?

ANDREA OSVART

R: Io mi sono sottoposta ad un percorso d’immersione di 5 giorni con un’insegnante. Poi abbiamo girato per 5 settimane in un vero ospedale psichiatrico giudiziario, e quindi realtà e finzione s’intersecavano spesso. Inoltre è stato fondamentale per me l’aiuto delle mie colleghe.

CHIARA MARTEGIANI

R: Per me erano un mondo ed un ruolo molto lontani, data la mia età (24 anni, ndr). Non ho mai conosciuto la maternità. Sono riuscita a calarmi nella parte solo facendolo senza alcun giudizio sul mio personaggio.

MARINA PENNAFINA

R: È stato un ruolo che mi ha cambiato la vita. Quello di Vincenza è un personaggio molto lontano da me – per tutte le sue condizioni cattoliche sulla famiglia, sul ruolo della madre. E quando le viene tolto tutto questo (il marito la tradisce ecc), compie quel gesto estremo, per poi dopo rendersi conto che non era solo un atto contro se stessa, ma anche e soprattutto contro un figlio.

Non reggerà al senso di colpa, data la sua fede, e si suiciderà.

DANIELE PECCI

D: Ci parli del suo personaggio…

R: Il mio è un personaggio in un certo senso “muto” – un po’ orso, bofonchia qualcosa ma non parla veramente. La cosa interessante è la sua contraddizione: si renderà conto che può continuare ad amare Clara; non lo ammette a se stesso, si vergogna di questo fatto. Questa è una cosa che la società non può e non vuole accettare, non vuole capire: si chiede “ ma come fa a stare ancora con lei?”. In fondo Luigi ci riesce perché lui, nonostante tutto, nonostante la drammaticità della situazione, comprende la moglie.

GRAZIA VERASANI

D: Che ci può dire del suo testo?

R: Nasce da una mia rabbia personale verso un tipo di giudizio molto sommario: quello dell’opinionismo televisivo che c’è stato in Italia dopo il caso Franzoni.

Io ho definito queste donne colpevoli-innocenti perché preferisco comprendere più che giudicare o condannare.

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Laureata alla specialistica Dams di RomaTre in "Studi storici, critici e teorici sul cinema e gli audiovisivi", ho frequentato il Master di giornalismo della Fondazione Internazionale Lelio Basso. Successivamente, ho svolto uno stage presso la redazione del quotidiano "Il Riformista" (con il quale collaboro saltuariamente), nel settore cultura e spettacolo. Scrivere è la mia passione, oltre al cinema, mi interesso soprattutto di letteratura, teatro e musica, di cui scrivo anche attraverso il mio blog:  www.proveculturali.wordpress.com. Alcuni dei miei film preferiti: "Hollywood party", "Schindler's list", "Non ci resta che piangere", "Il Postino", "Cyrano de Bergerac", "Amadeus"...ma l'elenco potrebbe andare avanti ancora per molto!