Nevermind

Dopo essere stato presentato nella sezione Alice nella città della Festa del Cinema di Roma, si appresta a fare il suo debutto in sala dal 1 agosto il nuovo film di Eros Puglielli, dal titolo Nevermind (strano, ma vero). Il film segue le vite di cinque persone stravolte da situazioni sconvolgenti e paradossali. Un film ad episodi, collegati tra loro attraverso la presenza di personaggi in comune, dove i personaggi si trovano ad affrontare eventi difficili da decodificare, in cui lo spettatore potrà ritrovare i lati oscuri, scomodi e inconfessabili che si annidano nel quotidiano.

Alla conferenza stampa di presentazione erano presenti il regista con tre dei protagonisti, Andrea Sartoretti, Gualtiero Burzi e Paolo Sassanelli. Alberto Crespi, moderatore della conferenza, rivolge la prima domanda a Puglielli, chiedendogli di illustrare la genesi dell’opera.

“Fare un film ad episodi è complicato. – esclama Puglielli – il luogo comune è che al cinema non vadano bene, mentre spesso questa credenza viene poi smentita. Ciò che scoraggia nella realizzazione è sicuramente il trovare la quadratura di una storia corale a livello drammaturgico. È fondamentale dare armonia ai vari segmenti. Ho deciso di non farmi scoraggiare e di non rinunciare a questa possibilità, guardando anche ad un modello come Luis Buñuel che nei suoi film corali era solito ancorarsi ad uno dei personaggi secondari, rendendolo poi protagonista dell’episodio successivo.”

“Una volta scritta la storia avevamo bisogno di un titolo. – continua Puglielli – Quello originale era “può succedere”, ma proprio in quei mesi una serie di film o serie hanno sfoggiato titoli simili, e così abbiamo deciso di cambiarlo. Nevermind è ancora più azzeccato, sembra la risposta al quesito del film. È un po’ una chiave di lettura, un suggerimento o un approccio da adottare nei confronti di episodi come quelli nel film, che possono riproporsi anche nella vita. E questo titolo ci sta portando anche molta fortuna, è diventato un po’ come un passe-partout che ci ha permesso di portare con successo il film anche in numerosi festival esteri.”

Chiamato a parlare della sua esperienza sul set, Sartoretti ricorda che “quando Eros mi parlò del mio episodio fu molto tecnico. Non mi diede indicazioni riguardo le emozioni o il mood, ma parlò davvero per immagini, di come aveva pensato le varie inquadrature, degli obiettivi che avrebbe usato. Capii ben presto che dovevo ricercare l’emotività del personaggio e dell’episodio in quelle indicazioni tecniche. Era attraverso la messa in scena che lui puntava a farle trasparire.”

“A me ha permesso di fare cose mai fatte prima. – afferma invece Burzi ho avuto una libertà creativa incredibile. Potevo sperimentare, giocare, azzardare. E per il mio personaggio Eros ha sempre dimostrato non solo una visione tecnica, ma anche molta empatia.”

Gli effetti speciali sono un elemento fondamentale del film, a cui il regista si è dedicato molto per ottenere il risultato sperato. “E’ stato complicato, ma siamo riusciti ad utilizzarli in vari modi, – spiega Puglielli – Li abbiamo usati per adattare lo location o ancora per intervenire nella narrazione. L’uomo invisibile presente nell’episodio con Sartoretti, ad esempio, è stato realizzato grazie ad una tuta verde indossata dall’attore. In America queste pratiche sono all’ordine del giorno, qui abbiamo dovuto lavorare molto per ricostruire determinati dettagli. Ciò è stato possibile grazie all’impegno di un talentuoso team di esperti. C’è dietro tanta passione, e spero che tutto ciò possa essere replicato. Abbiamo fatto fuochi d’artificio con dei fiammiferi.”

“Il film vuole proporre una visione della realtà. – conclude Puglielli – La realtà è il filo conduttore, che poi evolve in modi inaspettati, ma non poi così assurdi. Ogni personaggio cerca di risolvere il proprio groviglio di problemi, e si rimanda ad una condizione umana universale. La realtà offre davvero tanti spunti inaspettati, e penso che un format di questo tipo possa funzionare anche in tv. Non è un film criptico, anzi è molto esplicito, catartico nelle sue risoluzioni.”