patrice_leconteComincia con un accenno di polemica la conferenza stampa de La Bottega dei Suicidi, alla presenza del regista francese Patrice Leconte; il motivo? L’arrivo della notizi che il film non ha passato il visto censura in Italia, finendo per essere vietato ai minori di 18 anni.

“L’ho saputo ieri sera – ha detto Leconte – sono molto colpito. Ho una nipotina di 8 anni e ho girato il film pensando a lei. Gliel’ho fatto vedere insieme a degli amici e l’ha adorato. I bambini si identificano con il protagonista e sono d’accordo con lui quando dice che gli adulti sono troppo seri. Sono stravolto, in realtà il messaggio del film è proprio che la vita è bella!” La motivazione per un tale giudizio da parte della censura è, in sintesi, che il film è sembrato quasi invitare al suicidio, facendo apparire troppo facile l’emulazione dei personaggi che si tolgono la vita. “Il film è stato già visto e venduto in tantissimi Paesi – ha continuato Laconte – e il libro di Jean Teulé di cui è tratto il film è un best seller che non è mai stato censurato.”

-Da dove è nato questo progetto?

PL: “Conosco molto bene Teulé e amo il suo lavoro. Mi avevano già proposto di fare un film dal suo romanzo, ma avevo rifiutato, lo consideravo non adattabile, non sono mica Tim Burton! Poi me l’hanno riproposto in forma di film d’animazione ed ho accettato subito. L’animazione prevede una sfasatura rispetto alla realtà per cui era possibile rendere il tutto surreale, usando un po’ di humor nero, e facendo un film noir e allegro allo stesso tempo, in più facendone un film musicale e avendo la libertà dell’animazione. E’ stato un vecchio sogno che si è realizzato”.

-Che tipo di sfida rappresenta un film d’animazione?

PL: “In ogni nuovo progetto ci metto sempre tanta incoscienza. Se si riflette troppo sulle cose si diventa prigionieri della propria idea. Io preferisco agire d’istinto di fronte alle cose e così ho fatto senza pormi vincoli con l’ambientazione, e il film finito è piaciuto molto all’autore”.

-Il finale sembra avere un tono completamente diverso rispetto a tutta la storia.

PL: “E’ perché l’ho completamente cambiato. Nel romanzo il finale è molto tragico, mentre io ho voluto cambiarlo dando una speranza e allontanandomi dal pessimismo della storia originale. Mi sono divertito a trovare un finale così colorato, ottimista e anche un po’ pacchiano”.

La bottega dei suicidi-locandina-Quali sono stai i film d’animazione che l’hanno ispirata?

PL: “Mi piace l’animazione, non sono un esperto ma mi sento a mio agio. Ovviamente sono tante le influenze, ho pensato alla Famiglia Addams e a Tim Burton, ma mi piacciono tanto anche Wallace & Grommit e Monsters & Co è un capolavoro. Tutti pensano che i film Disney siano un po’ troppo sdolcinati, secondo me invece non è vero”.

-Il film porta con sé anche implicazioni morali come l’eutanasia  e il suicidio che in alcune culture, come quella giapponese, ha una valenza ben precisa. Si è posto il problema di come l’avrebbero visto gli altri?

PL: “E’ un argomento molto delicato, ma non mi sono posto troppo domande. Ho pensato che non sarebbe potuto piacere a tutti, ma se avessi cercato di far contenti tutti probabilmente non sarei riuscito a far nulla e a nessuno sarebbe piaciuto il film. Tutti conosciamo persone più o meno vicine a noi che si sono tolte la vita, e non mi sono sentito di mancare loro di rispetto. Ho pensato che parlandone con leggerezza il tutto avrebbe funzionato”.

-Come è arrivato a scegliere un tipo di animazione tradizionale?

PL: “Mi sono posto il problema della scelta tecnica, ma sono molto legato al disegno e per questo ho voluto usare un’animazione tradizionale che usa la CGI solo per velocizzare il lavoro. Ho fatto io stesso dei fumetti e dei cortometraggi d’animazione. Volevo che fosse un disegno animato molto rapido.”

-Questo film resterà un caso isolato o vuole tornare a dirigere un film d’animazione?

PL: “E’ stato entusiasmante. Abbiamo già un nuovo progetto d’animazine con una sceneggiatura originale che si chiama Music e che racconta di un mondo in cui improvvisamente scompare la musica. È un lavoro molto lungo e faticoso, ma permette di fare altre cose contemporaneamente.”