Rupert Goold Judy
di Luigi De Pompeis

Come si può raccontare una leggenda ai mortali? Semplicemente prendendo quell’icona e “abbassandola” al livello umano. È quello che ha tentato di fare Rupert Goold in Judy, il suo nuovo film presentato alla Festa del Cinema di Roma 2019 e che vede protagonista una straordinaria Renée Zellweger.

 

Conosciuta da tutti come la ragazzina de Il Mago di Oz, la dolce Dorothy, dal Kansas, Judy Garland è in realtà, soprattutto per gli americani, una vera e propria stella, un’icona incredibile che ha avuto una vita complicata, traumatizzata dal lavoro continuo in tenera età, e funestata da una serie di vicende personali che ne hanno minato la sicurezza, fisica, mentale e anche economica.

Renée Zellweger ha restituito lo spirito di Judy

A portare l’enorme perso di questo personaggio è la Zellweger, che si dimostra perfettamente all’altezza di portare il mito di nuovo in mezzo a noi e sullo schermo. “Ho chiesto a Renée Zellweger di non essere Judy Garland, ma di essere Renèe che faceva Judy Garland, una differenza sottile ma molto importante per me – ha spiegato il regista in conferenza stampa – So che non poteva essere perfetta come Judy, ma autentica. Non avrebbe mai avuto la sua voce, certo, ma poteva replicarne lo spirito, ed è quanto ha fatto”.

La scelta di Renée è stata quasi naturale, dal momento che il ruolo richiedeva un’attrice che potesse dare diverse sfumature drammatiche al personaggio, ma che fosse anche in grado di cantare e di essere comica: “Renée era la persona giusta. Lei si è presa 6 anni di pausa dal cinema, perché sentiva troppo il peso di Hollywood, ha fatto tutto un suo percorso sulla fama e questo, di lei, mi ha conquistato”.

Sugli inizi di Judy Garland da star bambina, Rupert Goold ha raccontato: “Judy e Shirley Temple sono state le prime bambine ad avere fama, con tutte le conseguenze che per entrambe ci sono state. Oggi invece c’è un sistema che protegge molto di più i bambini che si proiettano nel mondo del cinema e dell’intrattenimento. Lei è stata la bambina di tutti, ma non ha avuto un’infanzia per sé“.

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