Werner Herzog racconta la sua avventura a caccia degli Elefanti Fantasma

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Presentato a Venezia 82 in occasione del Leone d’Oro alla carriera a Werner Herzog, arriva su Disney+ l’8 marzo Ghost Elephants, il nuovo documentario diretto e narrato dal cineasta tedesco che ha raccontato con queste parole la sua avventura nella realizzazione del film, al fianco di Steve Boyes, National Geographic Explorer.

“Steve lavora su questo progetto da oltre dieci anni. Io, invece, sono stato letteralmente gettato nell’acqua fredda da un giorno all’altro. Naturalmente Ariel Leon è stato il mio partner di produzione e ha iniziato subito a gestire l’organizzazione del lavoro. Le alture dell’Angola significano due settimane di viaggio: a piedi, in moto, attraversando a guado fiumi infestati dai coccodrilli, e così via. Ogni giorno si corre per le alture inseguendo gli elefanti fantasma per dieci ore senza sosta. Io sono semplicemente troppo vecchio per farlo. Quindi è stato lui a occuparsi delle riprese.”

Leggi la recensione di Ghost Elephants di Werner Herzog

Un aspetto fondamentale, questo della distanza fisica dalle riprese vere e proprie, evidenziato da Herzog che ha messo subito messo le cose in chiaro: “Non spingetevi troppo oltre nel cercare connessioni. Il tono del film era già stabilito. L’identità culturale del film era già definita. Anche lo stile della macchina da presa era stato deciso.

Quello che doveva essere fatto in Angola riguardava soprattutto la parte tecnica: la realizzazione concreta della spedizione. In realtà chiunque avrebbe potuto farlo — qualcuno in buona forma fisica, intelligente e con una minima conoscenza del cinema.

Le mie istruzioni erano molto precise. E non dimentichiamo che ci sono stati film che hanno persino vinto la Palma d’Oro a Cannes realizzati da un regista turco che si trovava in prigione e che dava istruzioni dalla sua cella. Quindi questo aspetto non ha molta importanza. Lo stile complessivo, il tono e la narrazione sono comunque frutto della mia presenza.”

La bellezza delle immagini cinematografiche di Ghost Elephants fa pensare immediatamente al confronto con la realtà, molto meno bella, del cambiamento climatico e delle difficoltà ambientali che i posti in cui è stato girato il film affrontano.

Werner Herzog ha risposto proprio in merito a questa riflessione: “Sono un regista e un narratore, e svolgo questa professione da quando avevo diciannove anni. So quello che faccio, so come bilanciare gli elementi e so come valutare la realtà per trasformarla in una visione cinematografica. Questo non è un documentario tradizionale come quelli che si vedono in televisione. È qualcosa di molto più profondo.

Penso che il Festival del Cinema di Venezia abbia fatto la scelta giusta includendolo nella selezione ufficiale. È stato presentato alla fine di agosto, o a settembre, a Venezia, ed era il contesto giusto. Questo dimostra che esiste un certo equilibrio nel modo di trattare il tema.”

Cosa pensa Werner Herzog dell’esistenza umana

Proprio perché fa film da quando aveva 19 anni (e ora ne ha 83), dopo aver realizzato così tanti film, cosa sorprende ancora Werner Herzog dell’esistenza umana?

“Per parlare di questo ci vorrebbero quarantotto ore e una buona bottiglia di vino — forse addirittura una cassa di vino. Io sono curioso. Tutti i miei film contengono un elemento di meraviglia, di curiosità verso le persone, le storie e i luoghi. Questo elemento si ritrova in tutta la mia filmografia. C’è un denominatore comune, una visione del mondo condivisa, anche se i soggetti sono molto diversi tra loro. Questa visione consiste nel guardare in profondità nei recessi più remoti dell’anima umana.

È qualcosa che troverete sempre nei miei film. Ed è anche ciò che mi spinge a continuare. Sono abbastanza vecchio per andare in pensione, ma esistono ancora così tante storie da raccontare. Dieci giorni fa ho iniziato a girare un nuovo film. Ho anche un lungometraggio finito, Bucking Fastard, che attende di essere distribuito. Quindi cosa mi spinge ad andare avanti? Non ne ho la minima idea.”

“Non sono un profeta – ha continuato Herzog – Tuttavia sembra evidente che la nostra specie non abbia molto tempo davanti a sé su questo pianeta. Le cause potrebbero essere molte: alcune auto-inflitte, come l’inquinamento o l’annientamento nucleare. Persino la dipendenza da Internet potrebbe distruggerci molto rapidamente.

I microbi sono contro di noi, i meteoriti sono contro di noi. Anche gigantesche eruzioni vulcaniche: se accadesse qualcosa come l’evento avvenuto in Indonesia circa 74.000 anni fa, verremmo cancellati molto velocemente, perché il cielo resterebbe oscurato per dieci anni. Sarebbe la nostra fine.

Gli scarafaggi sono molto più capaci di sopravvivere. I coccodrilli e i rettili sono molto più resistenti. E naturalmente anche i microbi. Abbiamo avuto circa 100.000 o 150.000 anni di Homo sapiens, e non credo che ci resti molto tempo davanti.”

Ghost ElephantsTornando a Ghost Elephants, il film presenta alcune immagini tratte da un vecchio film, Africa Addio. In quella sequenza il regista mette a confronto l’eredità della caccia con il passato e il presente, insieme agli attuali sforzi di conservazione. Qual era l’intenzione di Werner Herzog nel creare questo contrasto così netto tra due epoche diverse?

Werner Herzog: “Parliamo di Africa Addio. Quando uscì, nel 1966, fu estremamente controverso a causa del suo razzismo. E da allora, naturalmente, abbiamo fatto molti progressi. Per coincidenza possedevo delle immagini di caccia alla grossa selvaggina: elicotteri che spingono gli elefanti verso un cacciatore, il quale li abbatte e poi vola via in elicottero.

Quelle immagini erano così straordinarie che ho pensato fosse necessario mostrarle come parte del film. Sono qualcosa di così rivoltante, così scandaloso, che dovevano essere incluse. Poiché lavoriamo con Disney+ e National Geographic, abbiamo accettato di inserire all’inizio del film un avviso: “Questo film contiene immagini di caccia alla grossa selvaggina che potrebbero risultare disturbanti per alcuni spettatori”. In realtà sono immagini disturbanti per tutti. Tuttavia sono nel film, e apprezzo molto che National Geographic abbia accettato questa scelta. Abbiamo inserito un avviso ed è del tutto legittimo farlo. In ogni caso, Africa Addio è un film che andrebbe visto. Per ottime ragioni fu controverso ai suoi tempi. Oggi lo sarebbe ancora di più.”

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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