Annunciato meno di tre mesi fa, 10 Cloverfield Lane è stato girato nella più assoluta discrezione, celando persino agli attori il titolo definitivo del film. Prodotto dalla Bad Robot di J.J. Abrams, pare sia stata sua la volontà di segretare produzione e marketing affermando per altro il legame “di sangue” che legherebbe questo film a Cloverfield. E bisogna credergli sulla parola perché le affinità con la pellicola del 2008 sono veramente poche.

In effetti lo script originale era intitolato The Cellar e non aveva nulla a che fare con Cloverfield. Solo in un secondo momento, acquistato dalla casa di produzione di Abrams, si è deciso di collegare i due film, e forse di farne addirittura un franchise, stando alle parole del produttore e regista americano. Se Cloverfield regalava una buona dose di suspense, complice l’uso della camera a mano, immergendoci totalmente in una Manhattan invasa dagli alieni, qui assistiamo ad un ribaltamento di toni e forme.

10 Cloverfield Lane

La regia è statica e tradizionale. L’azione si svolge quasi interamente all’interno di un bunker antiatomico, costruito ad hoc dall’ex marine Howard, un personaggio di grande ambiguità, ritagliato su misura per l’immenso (per bravura e mole) John Goodman. La protagonista Michelle, interpretata dalla brava Mary Elizabeth Winstead, viene scaraventata fuori strada a causa di un incidente. Quindi si ritrova in un ricovero sotterraneo, apparente rifugio del benevolo (?) Goodman, che ha dato asilo anche al vicino Emmett. A minacciarli, di fuori, ci sarebbe un mondo ormai contaminato, forse invaso da forze aliene che avrebbero reso l’aria irrespirabile e tossica. Ma le cose stanno veramente così?

Più che un film di fantascienza come il suo predecessore, 10 Cloverfield Lane è un thriller claustrofobico, dove la suspense non perde mai di mordente e il variare continuo delle certezze della protagonista corrisponde precisamente al continuo tentennamento dello stato d’animo dello spettatore. E sebbene sia girato prevalentemente in una location unica e soffocante, riesce a non scadere nella noia.

Ma se in Cloverfield i riferimenti alle paure odierne erano palesi (su tutti lo spauracchio dell’11 settembre), in questo caso sono veramente troppi gli interrogativi che rimangono sospesi. Viene quindi da domandarsi se il significato sotteso di un film incentrato su un bunker antiatomico non equivalga ad un rinnovato (o mai sopito) timore americano verso la sovietica minaccia atomica.