3 Generations Una Famiglia Quasi Perfetta è stato presentato all’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice nella Città e arriverà nelle sale italiane il 24 novembre.

 
 

Dopo aver incantato la critica e il pubblico non solo con la sua bellezza ma anche con la sua bravura nel recente The Neon Demon, la giovanissima ma già talentuosa Elle Fanning sembra intenzionata a voler essere presa davvero sul serio come attrice.

Ecco perchè, archiviata l’esperienza ipnotica e delirante con Nicolas Winding Refn, la sorella minore di Dakota si cimenta con un ruolo decisamente complesso e maturo che – almeno apparentemente – affronta con innocente disinvoltura.

Stiamo parlando di 3 Generations Una Famiglia Quasi Perfetta, quarto film della regista britannica Gaby Dellal, in cui la Fanning veste i panni di Ray, una ragazza che desidera ardentemente diventare un ragazzo. Aiutata dalla madre single e dalla nonna lesbica, Ray lotterà con tutte le sue forze per liberarsi di un corpo che non sente suo e diventare finalmente chi ha sempre voluto essere. Prima però dovrà rintracciare il padre biologico per ottenere il consenso legale per il definitivo cambiamento.

3 Generations, il film con Elle Fanning

C’è sempre il rischio di risultare anacronistici e/o altisonanti quando si affronta un tema così delicato e per molti ancora tabù come quello del cambio di sesso e dell’affermazione della propria identità sessuale. Il pregio del lavoro della Dellal (autrice anche della sceneggiatura) sta nell’aver costruito un film che tenta di approcciarsi ad una materia di così grande risonanza quasi in punta di piedi, scegliendo la strada della leggerezza e dell’irriverenza per raccontare le difficoltà di un percorso di crescita, accettazione e maturazione che non riguardano in maniera esclusiva il/la protagonista, ma che coinvolgono direttamente anche le persone a lui/lei più care.

È però in questa indagine sull’identità e sui rapporti familiari, su come le nostre scelte possano influenzare inevitabilmente la vita di chi ci circonda e ci ama, che non tardano a palesarsi difetti di regia (troppo impersonale, ispirata più dai contesti che dai personaggi) e sfortunatamente anche di scrittura, alla costante ricerca di un equilibrio tra tono comico e drammatico che sembra funzionare in alcune situazioni ma fallire drasticamente in altre.

3 Generations

Sulle spalle delle tre leading ladies sembra dunque gravare tutto il lavoro più grosso, specie quando si tenta di far scorrere la narrazione mescolando i loro differenti punti di vista: quello di Ray, che lotta per cercare di non essere più “l’eccezione”; quello dell’esuberante e bizzarra nonna lesbica Dolly (interpretata da Susan Sarandon), che fatica a comprendere e accettare i bisogni della nipote; ancora, quello dell’irrequieta madre Maggie (Naomi Watts), che si trova a dover convivere con una figlia che non riconosce più ma che cerca in tutto i modi di rendere felice.

Il risultato è un film che si lascia guardare soprattutto grazie alle buone interpretazioni delle sue protagoniste, ma che a conti fatti appare davvero poco omogeneo, sprecando più di un’occasione per parlare in maniera approfondita di un argomento che andrebbe trattato con maggiore consapevolezza.