ant-man and the wasp
Photo: Ben Rothstein..©Marvel Studios 2018

Dopo il tragico epilogo di Avengers: Infinity War, la Marvel fa prendere una boccata d’aria ai suoi spettatori, portando in sala la seconda avventura del suo eroe più “leggero”: Ant-Man and the Wasp, già in sala in molti Paesi del mondo, arriva in Italia il 14 agosto.

Ambientato a circa due anni dagli eventi di Captain America: Civil War, il film vede Scott Lang (Paul Rudd) agli arresti domiciliari. L’ex ladruncolo ha patteggiato, evitando la prigione a cui sarebbe stato condannato, per essersi schierato con Steve Rogers nella “guerra civile”, in aperta violazione degli accordi di Sokovia. L’apparizione di Giant-Man in Germania ha messo nei guai Hope Van Dyne e Hank Pym: anche la tecnologia Pym usata da Lang viola gli accordi, e così padre e figlia sono adesso in fuga. Un’improvvisa connessione, tra Scott e Janet Van Dyne, moglie di Hank e madre di Hope, scomparsa nel Regno Quantico, mette l’eroe sulle tracce dei suoi vecchi alleati.

Peyton Reed torna alla regia di un film in solitaria sull’Uomo formica, il personaggio più piccolo del MCU e, dicevamo, leggero, non solo in quanto a peso effettivo ma anche per quello riguarda il tono adottato per raccontare le sue avventure. Se il primo film del 2016 era un buffo heist movie, questa volta il personaggio di Paul Rudd viene catapultato in una commedia action, ma non è solo. Come da titolo, Wasp, interpretata da Evangeline Lilly, è socia e partner dell’eroe, sua pari a tutti gli effetti, sul campo di battaglia e dietro le quinte.

E questa è la prima novità del film all’interno del MCU, una dinamica di coppia equilibrata. L’alchimia tra Lilly e Rudd è perfetta e, complici i dialoghi co-firmati dallo stesso attore, le scene che prevedono l’interazione verbale trai protagonisti sono le meglio riuscite. I tempi comici sono così efficaci che persino il doppiaggio italiano non ne annulla l’effetto, risultando vincenti sia tra i personaggi principali che tra i comprimari, su tutti Michael Pena, T.I. e David Dastmalchian.

Ant-Man and the Wasp

L’eroismo di Scott Lang, come il suo superpotere, lo mantiene sempre ben piantato a terra: il suo scopo principale è quello di essere un buon padre, pur rivelandosi ancora molto infantile in alcuni atteggiamenti; le vicende che lo travolgono lo portano sempre, suo malgrado, a confrontarsi con situazioni pericolose e con avversari apparentemente molto più forti di lui, eppure, nonostante le dimensioni, si rivela sempre all’altezza. La dualità tra Scott e Ant-Man ne “abbassa” quindi la statura eroica a livello umano, rendendolo molto più vicino al pubblico di altri suoi colleghi Vendicatori. È più facile entrare in relazione con Lang che con Stark o con Rogers, per intenderci.

Un altro elemento poco comune nel film di Reed è che la storia non ha un vero e proprio cattivo, un villain nel senso proprio del termine, ma una serie di antagonisti che a seconda del momento occupano il centro della scena, senza però mai rappresentare una vera minaccia. Il problema è che questi antagonisti sono raccontati in diverse trame indipendenti l’una dall’altra che conferiscono al prodotto finito un aspetto confuso e affollato, di personaggi, punti di vista e motivazioni differenti. Un bagaglio pesante per un film che altrimenti si sarebbe rivelato un eccellente parentesi leggera tra Infinity War e l’atteso e per molti versi misterioso Captain Marvel.

Ant-Man and the Wasp

Ant-Man and the Wasp si riduce quindi a una sequenza di scene d’azione ben coreografate, con Evangeline Lilly/Wasp che spicca per acrobazie e carisma. Il film trova facilmente l’espediente comico nel gioco di parole o nei confronti, spesso surreali, trai protagonisti, tuttavia la mancanza di coesione narrativa ne penalizza l’armonia complessiva.