Sin dal suo primo bazzicare sulla Terra, l’uomo ha sempre avuto paura di qualcosa: del buio, del fuoco, dei fulmini. Quando ha iniziato a organizzarsi in comunità, di qualsiasi grandezza, ha cominciato ad aver timore anche del diverso, di ciò che nominalmente non segue – per un motivo o per un altro – le regole del branco. Un peccato capitale, per chi ha gli orizzonti mentali occlusi da muri troppo spessi, che porta inevitabilmente alla ghettizzazione, all’isolamento, al bullismo più becero. È ciò che accade a Il GGG – Il Grande Gigante Gentile dello scrittore britannico Roald Dahl, un essere tanto enorme quanto buono nel profondo, rifiutato dagli altri abitanti della Terra dei Giganti poiché per nulla incline a nutrirsi degli uomini, solo di spropositati e genuini cetrioli, e a vivere in una casa con tanto di laboratorio annesso. Un affronto troppo grande, per chi invece è solito vivere nel fango, a dettare legge e violenza, a calpestare le libertà altrui senza ragione, per spasso e cieca insolenza.

 

Il GGG 1Steven Spielberg fa sua la sceneggiatura della compianta Melissa Mathison, l’autrice di E.T. scomparsa lo scorso novembre, per realizzare un film fantasy per ragazzi formalmente perfetto, che ha ogni elemento essenziale al suo posto. Aiutato da una talentuosa Ruby Barnhill, alla sua prima esperienza cinematografica, e da Mark Rylance, che regala in maniera superlativa volto e voce al gigante buono, il regista de Lo Squalo e di Schindler’s List prende per mano lo spettatore e lo accompagna in un mondo surreale, incantato, dove sott’acqua esiste un altro universo sottosopra e i sogni si possono catturare come farfalle. Quando non è intento a cucinare deliziosi manicaretti vegetariani, il GGG infatti custodisce e crea bei sogni da consegnare ai bambini bisognosi, andati magari a letto con l’umore a terra e la tristezza sulle labbra. Sulla sua spalla si annida sempre la piccola Sophie, un’orfanella intenta a smuovere l’animo del gigante, a cercare una soluzione per non vederlo soffrire sotto le grinfie dei suoi ottusi simili. Quale modo migliore dunque se non spintonarlo sin sotto la finestra della Regina d’Inghilterra, l’unica persona in grado di mobilitare un intero esercito per la causa?

Il GGG 3Girato quasi interamente in CGI, in un modo che appena qualche anno fa sarebbe stato impensabile, Il GGG – Il Grande Gigante Gentile fa tornare bambini – con fantasia e ironia – tutti gli adulti cresciuti con il libro di Dahl, mentre i più piccoli sono catapultati in una storia di fiducia e amicizia senza tempo. Dal 1982, anno di uscita dell’opera letteraria, le società hanno ovviamente subito profondi cambiamenti a 360 gradi, accettare la diversità è però un tema tristemente attuale, soprattutto se guardiamo al nostro Paese, che riempie tutt’oggi le pagine di cronaca dei giornali con bimbi autistici isolati dalle loro classi o feroci proteste per le unioni civili omosessuali. Il GGG è dunque ancora una figura dell’immaginario collettivo fondamentale, utile a insegnare ai più piccoli che nel diverso non c’è nulla di sbagliato, al contrario è molto probabile trovarvi qualcosa che possa addirittura arricchirci nell’anima; agli adulti invece ricorda quanto è stupido emarginare o discriminare un essere umano per motivi soggettivi, che possono essere uno stile di vita ben preciso, un orientamento sessuale o religioso. Dispensare odio inoltre non porta mai a nulla di buono, almeno secondo la penna “giustiziera” di Dahl: è bene pensare che in un attimo il fato potrebbe ripagarci con la stessa moneta spesa per offendere. Chi mal semina…