
È un film molto essenziale quello girato da Fernando Eimbeke, emergente regista della scuola messicana, che propone alcune sfumature sul rapporto genitore/figlio e richiama più volte gli stilemi tipici del cinema di Sofia Coppola (alcune inquadrature sembrano richiamare Somewhere e lo stesso tema portante di Club Sandwich si può trovare nel film della regista che vinse il Leone d’oro a Venezia).

Il regista inserisce i suoi concetti lungo tutta la narrazione attraverso una scrittura molto asciutta e con una conseguente messinscena che porta pochi simbolismi, ma si nutre di molti gesti(anche apparentemente innocui) e silenzi che servono a dare una dimensione più umana e meno cinematografica all’insieme. Una scelta questa che alla fine lascia dei dubbi, risultando a tratti troppo poco particolare e quasi scolastica.
Tra gli attori è da segnalare la prova di un’attrice particolarmente in parte come Maria Renèe Prudencio nel ruolo nella madre che aiuta non poco la pellicola nella sua riuscita finale; la donna è bravissima a scandire le fasi del rapporto con il figlio, dalla complicità iniziale fino all’accettazione di un ruolo secondario all’interno della vita di Hector.
Vincitore del Torino Film Festival, Club Sandwich è un film dal tocco delicato e dall’umorismo fine, ma con una composizione generale troppo semplice per essere elevato a un livello superiore.

