Club Sandwich recensione 2 Paloma è una madre single che ha un rapporto molto stretto con il figlio quindicenne Hector, ragazzo timido che sta intraprendendo il classico percorso di maturazione adolescenziale. Il loro legame subirà un cambiamento in seguito all’incontro che il piccolo messicano ha con Jazmin, coetanea decisamente più matura, che cerca di tradurre in fatti i crescenti dubbi di Hector sulla sessualità. I due giovani diventeranno sempre più complici e Paloma vedrà il suo ruolo ridimensionato a “semplice” madre piuttosto che amica e confidente del figlio.

 

È un film molto essenziale quello girato da Fernando Eimbeke, emergente regista della scuola messicana, che propone alcune sfumature sul rapporto genitore/figlio e richiama più volte gli stilemi tipici del cinema di Sofia Coppola (alcune inquadrature sembrano richiamare Somewhere e lo stesso tema portante di Club Sandwich si può trovare nel film della regista che vinse il Leone d’oro a Venezia).

Club Sandwich recensioneSe la prima parte pare un po’ statica e priva di qualsiasi climax è nel finale che il film dà il meglio di se con la divertente e simbolica sequenza di un gioco di penitenze.

Il regista inserisce i suoi concetti lungo tutta la narrazione attraverso una scrittura molto asciutta e con una conseguente messinscena che porta pochi simbolismi, ma si nutre di molti gesti(anche apparentemente innocui) e silenzi che servono a dare una dimensione più umana e meno cinematografica all’insieme. Una scelta questa che alla fine lascia dei dubbi, risultando a tratti troppo poco particolare e quasi scolastica.

Tra gli attori è da segnalare la prova di un’attrice particolarmente in parte come Maria Renèe Prudencio nel ruolo nella madre che aiuta non poco la pellicola nella sua riuscita finale; la donna è bravissima a scandire le fasi del rapporto con il figlio, dalla complicità iniziale fino all’accettazione di un ruolo secondario all’interno della vita di Hector.

Vincitore del Torino Film Festival, Club Sandwich è un film dal tocco delicato e dall’umorismo fine, ma con una composizione generale troppo semplice per essere elevato a un livello superiore.