ferro recensione

Quarant’anni, un album di cover, Accetto miracoli: l’esperienza degli altri, che esce in contemporanea con il film, vent’anni di carriera in cui si è fatto conoscere e amare non solo in Italia, ma anche all’estero. È l’occasione per guardarsi indietro e finalmente porgere la propria storia agli altri, come dice Tiziano Ferro raccontandosi in questo intenso documentario, Ferro, nato da una sua idea e diretto da Beppe Tufarulo, scritto dal regista assieme a Federico Giunta, proprio per offrire una soluzione a chi, come è accaduto a lui, si trova a combattere i propri demoni. Il film è un prodotto originale Amazon ed è disponibile su Prime Video dal 6 novembre.

Ferro, la trama

Usa, riunione di un gruppo di supporto per alcolisti. Ciascuno si presenta col proprio nome e cognome e le parole: sono un alcolista. Poi chi vuole racconta qualcosa di sé. Tra quei volti, anche quello di Tiziano Ferro, che prende il toro per le corna e comincia proprio da qui a raccontarsi davanti alle telecamere, dall’ultima lotta che ha dovuto combattere, quella contro la dipendenza dall’alcol. Da qui parte un viaggio nella sua vita e nella sua carriera, che ne ripercorre le tappe principali. L’adolescenza a Latina, dal bullismo subito a scuola alla bulimia, alla scoperta del canto e della musica, che gli danno “una finestra verso la quale urlare”. L’Accademia della Canzone di Sanremo, il primo contratto e il primo tour importante, ma anche il dimagrimento forzato e l’omosessualità nascosta. La vittoria agli MTV Europe Music Awards come Miglior artista italiano nel 2004 e quel compromesso troppo pesante che lo porta a rinunciare a una parte di sé per la carriera.

Fino a quando non decide, d’accordo col manager Fabrizio Giannini – altra voce del documentario assieme a Victor Allen, marito di Tiziano, e all’amica e modella Bianca Balti – di  fare coming out. “Il coming out l’ho fatto per me. La verità mi ha reso libero”, dice oggi a una classe di Los Angeles dove una docente insegna italiano con le sue canzoni. Il confronto continuo con sé stesso e quei problemi che elenca spesso nel corso del film: mancata accettazione, disturbi alimentari, dipendenze, depressione, ansia. Un lungo percorso che lo ha portato oggi a una vita serena, piena di successi professionali – tra cui la partecipazione a Sanremo 2020, ospite fisso per cinque serate sul palco dell’Ariston a reinterpretare grandi successi della canzone italiana – e soddisfazioni esistenziali come il matrimonio col compagno Victor, celebrato nell’estate 2019, e il quarantesimo compleanno a febbraio 2020, festeggiato a Latina con tutti i suoi cari. La narrazione procede attraverso filmati anche amatoriali e di repertorio, alternati a interviste in cui Ferro si racconta.

Ferro, guardare il mondo dal filtro delle proprie cicatrici

Ferro è un lavoro fatto un po’ per aiutare gli altri, un po’ per aiutare sé stesso, per segnare la linea di una ripartenza, di una rinascita. Molte cose colpiscono di questo lavoro, dai filmati amatoriali in cui si vede Tiziano adolescente, timido, impacciato, trasformarsi su un palco mentre canta con la stessa voce di adesso; allo scoprire dinamiche, fragilità e sofferenze che non si sarebbero sospettate dietro al volto di un ragazzo di talento, che otteneva il successo che meritava e appariva sempre sorridente e affabile. Si poteva pensare insomma che col canto fosse arrivato il riscatto di quel ragazzino timido e insicuro e che da lì in poi la sua strada fosse stata in discesa. Si scopre invece che non è stato così.

Se, come ribadisce Tiziano Ferro, la musica gli ha salvato la vita, per arrivare a viverla con serenità e accettando sé stesso fino in fondo, c’è voluta fatica e ce ne vuole ancora oggi.  Ferro è sì un inno alla rinascita, una speranza per quanti si trovano ad affrontare i propri demoni, un invito a valorizzare le proprie cicatrici che, dice il cantante, “hanno un ruolo essenziale”, ma restituisce anche una visione lucida e disincantata dell’impegno quotidiano che occorre per mantenere l’equilibrio, la serenità e gli altri traguardi raggiunti.

Ferro e gli affetti

Ferro è anche un documentario che mette al centro gli affetti, la famiglia, quella d’origine e quella che si è costruito col marito Victor, senza dimenticare gli amici. Senza gli affetti il percorso, soprattutto umano, sarebbe stato forse impensabile. Ecco il motivo per cui tanta parte del documentario è dedicata a loro, soprattutto all’incontro con Victor e al matrimonio, raccontato attraverso i filmati di famiglia. Forse questo è l’unico momento in cui si ha l’impressione di assistere a qualcosa di davvero troppo privato, che sarebbe dovuto restare solo della coppia, sebbene se ne comprenda il valore e l’importanza all’interno di un percorso di conquista della propria libertà. Vi sono poi sequenze che mostrano il quotidiano della coppia oggi, a Los Angeles, dove vive.

In Ferro c’è la partecipazione di chi si racconta in prima persona e si emoziona, si commuove, portando quella verità, quella spontaneità che tocca il pubblico, come accade spesso quando si tratta di Tiziano Ferro. Come accadde anche a Sanremo 2019 con la sua interpretazione di Almeno tu nell’universo, imperfetta perché l’emozione gli fece saltare alcuni versi, ma straordinariamente sentita ed emozionante per il pubblico perché vera, autentica.

È soprattutto questo che emerge: una sensibilità fuori dal comune, toccata nel profondo da tutto ciò che accade intorno, un artista sincero, che oggi accetta miracoli, ma guardando indietro riconosce che il vero miracolo ciascuno lo può fare per sé, come dimostra la sua storia, con tenacia, impegno e determinazione.