Habitué del Festival di Cannes – Palma d’oro per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni; Prix de la mise en scène per Un padre, una figlia – il regista romeno Cristian Mungiu torna sulla Croisette con Fjord, racconto rigoroso e dall’incedere thriller su una famiglia da poco trasferitasi in Norvegia e accusata di ipotetici abusi sui figli.
La famiglia del fiordo
I Gheorghiu, una coppia romeno-norvegese profondamente religiosa, si trasferiscono in un piccolo villaggio affacciato su un fiordo remoto, dove entrano progressivamente in contatto con i vicini, gli Halberg. Tra le due famiglie nasce una vicinanza sempre più forte, mentre i figli iniziano a legare nonostante siano cresciuti secondo modelli educativi molto diversi.
L’equilibrio della comunità si incrina quando Elia Gheorghiu, adolescente della famiglia, si presenta a scuola con alcuni lividi sul corpo. Da quel momento, il villaggio comincia a interrogarsi su ciò che accade davvero all’interno di quella casa e sul confine, sempre più ambiguo, tra educazione tradizionale, fede, disciplina e abuso.
Fjord gioca tutto sull’ambiguità
Sebastian Stan e Renate Reinsve offrono due performance trattenute, volutamente ambigue, evitando confronti diretti tra i due coniugi per lasciare allo spettatore il dubbio non solo su ciò che potrebbe essere successo, e potrebbe anche essere un comportamento abitudinario, ma anche sulla delicatissima questione dell’educazione dei propri figli, che dipende certamente da indole, formazione e cultura.
Proprio come accadeva in Anatomia di una caduta – e tutto ciò che manca a Gentle Monster di Marie Kreutzer – Fjord non concede allo spettatore risposte definitive, anzi, lo lascia crogiolare nella molteplicità di interpretazioni a cui si apre la narrazione. Siamo in una località remota, in mezzo a personaggi dalle idee ben definite, e un sistema che le ha altrettanto, lucidissimo quanto la regia e la messa in scena di Mungiu. Eppure, la genialità di questo regista sta proprio nell’intessere un discorso che di chirurgico e tassativo non ha nulla, su cui ci si ritrova a rimuginare anche dopo l’inquietante finale.
Fjord
Sommario
Fjord non concede allo spettatore risposte definitive, anzi, lo lascia crogiolare nella molteplicità di interpretazioni a cui si apre la narrazione

