GOAT: Sogna in grande, recensione – le dimensioni non contano!

Dal 12 febbraio al cinema, distribuito da Eagle Pictures.

-

Negli ultimi anni l’animazione cinematografica ha vissuto una fase di evidente stabilizzazione stilistica. Una volta che una soluzione visiva diventa dominante, il rischio è quello dell’appiattimento: immagini impeccabili dal punto di vista tecnico, ma prive di autentico stupore. GOAT: Sogna in grande arriva proprio in questo scenario e riesce a fare ciò che oggi è sempre più raro: sorprendere davvero, riaffermando la capacità di SONY di imporsi come riferimento assoluto nel settore dell’animazione digitale, dopo i fasti isolati dello Spider-Verse.

GOAT: Sogna in grande e l’identità visiva fuori dagli standard

Fin dalle prime sequenze è chiaro che GOAT: Sogna in grande non vuole confondersi con il resto della produzione mainstream. L’animazione non punta al realismo patinato, ma a una forma espressiva più audace, che mescola stilizzazione e dettaglio. Le superfici non sono mai “neutre”: ogni materiale — dal metallo consumato al cemento crepato — racconta il tempo e l’uso, dando vita a un mondo visivamente coerente e profondamente riconoscibile. È una scelta artistica che distingue il film e che dimostra come la tecnologia, quando è guidata da una visione chiara, possa diventare linguaggio e non semplice ornamento.

Cortesia Eagle Pictures

Vineland: una città che respira attraverso l’animazione

Il cuore estetico del film è Vineland, una metropoli animale che vive in equilibrio precario tra decadenza urbana e vitalità naturale. Tecnicamente, il lavoro sul worldbuilding è impressionante: la città non è uno sfondo, ma un organismo vivo. La vegetazione che si insinua tra le strutture, gli interni logori, i quartieri popolari e gli spazi sportivi raccontano una società stratificata senza bisogno di spiegazioni didascaliche. L’uso del colore e della profondità di campo restituisce un senso di calore e familiarità, rendendo Vineland un luogo che, pur nella sua imperfezione, appare sorprendentemente accogliente.

Animare il corpo: quando la fisicità diventa carattere

Uno degli aspetti in cui SONY dimostra una superiorità tecnica evidente è la gestione del movimento. In GOAT: Sogna in grande ogni personaggio si muove secondo una logica fisica coerente con la propria specie, ma anche con la propria personalità. Non esistono animazioni generiche o riutilizzate: ogni passo, salto o gesto è calibrato. Questo lavoro minuzioso rende credibili anche le situazioni più estreme e contribuisce a una narrazione visiva che comunica costantemente, anche nei momenti di silenzio.

Cortesia Eagle Pictures

Il ruggiball come laboratorio tecnico e spettacolare

Il ruggiball è molto più di uno sport fittizio: è il terreno ideale per mostrare la potenza dell’animazione. Le partite sono costruite come sequenze ad alta intensità, in cui la regia sfrutta ogni possibilità dello spazio tridimensionale. La macchina da presa virtuale si muove con fluidità impressionante, seguendo l’azione senza mai perdere chiarezza. Ogni stadio introduce nuove sfide visive — superfici instabili, ambienti estremi — che vengono gestite con grande controllo tecnico, senza mai scivolare nel caos visivo.

Il commento sportivo e l’efficacia del doppiaggio italiano

Il comparto sonoro gioca un ruolo fondamentale nell’economia del film. Le voci italiane si inseriscono perfettamente nel ritmo dell’animazione. Alessandro Florenzi dà vita a un Rusty travolgente e iperattivo, mentre Pierluigi Pardo costruisce un Chuck misurato e ironico, creando una dinamica da telecronaca sportiva credibile e divertente. Beatrice Arnera, nel ruolo di Olivia Burke, aggiunge carisma e determinazione a un personaggio che vive anche attraverso la sua presenza pubblica. Il doppiaggio non si limita ad accompagnare le immagini, ma ne amplifica l’energia.

Personaggi digitali con una vera interiorità

Dal punto di vista tecnico, la costruzione dei personaggi è uno dei risultati più riusciti del film. L’animazione facciale è estremamente raffinata: micro-espressioni, variazioni nello sguardo e movimenti impercettibili contribuiscono a rendere ogni animale emotivamente credibile. Anche i personaggi secondari beneficiano di una cura fuori dal comune, con dettagli comportamentali che li rendono memorabili. È un lavoro che dimostra quanto l’animazione possa avvicinarsi alla recitazione, senza perdere la propria natura stilizzata.

Cortesia Eagle Pictures

SONY e la capacità di guidare l’evoluzione dell’animazione

Con GOAT: Sogna in grande, SONY conferma una linea produttiva chiara: investire sull’innovazione visiva e sulla sperimentazione controllata. Il film non rinnega la spettacolarità, ma la utilizza come mezzo per costruire un’identità forte. In un mercato spesso dominato dall’emulazione, SONY dimostra di saper anticipare le tendenze, proponendo un’animazione che non teme di osare e di uscire dai binari più rassicuranti.

Una prova di forza tecnica e artistica

GOAT: Sogna in grande è un film che convince soprattutto per il suo comparto tecnico, capace di trasformare una storia sportiva classica in un’esperienza visiva ricca e coinvolgente. L’animazione è sempre al servizio del racconto, ma non rinuncia mai a stupire. SONY firma un’opera che alza l’asticella e ricorda quanto l’animazione possa essere ancora terreno di sperimentazione, identità e meraviglia visiva.

GOAT: Sogna in grande
3.5

Sommario

SONY firma un’opera che alza l’asticella e ricorda quanto l’animazione possa essere ancora terreno di sperimentazione, identità e meraviglia visiva.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.

ALTRE STORIE