Guardiani della Galassia Vol. 2

Dopo l’exploit del 2014, prima volta che la sgangherata banda di reietti capitanata da Star Lord ha invaso gli schermi di tutto il mondo, tornano al cinema gli outsider dei Marvel Studios per una seconda avventura a ritmo di hit anni ’80 in Guardiani della Galassia Vol. 2.

 

Assurti a eroi dopo aver impedito a Ronan il Distruttore di impossessarsi della Gemma dell’Infinito, Star Lord, Gamora, Drax, Rocket e (Baby) Groot sono adesso degli eroi galattici, e a loro la Nova Corp assegna compiti di grande difficoltà, allo scopo di mantenere la pace nel Cosmo. Tutto procede secondo i piani, fino a che, dopo una missione portata a termine con successo, Rocket, dalla lingua tagliente e dallo scarso riguardo nei confronti del mondo intero, non inganna i Sovereign e la loro sacerdotessa, Ayesha. Popolo facile all’ira ed estremamente permaloso, non perdona l’affronto subito e va a caccia dei Guardiani che, nella loro fuga, vengono aiutati da un uomo misterioso, che si rivelerà essere molto interessato a loro e in particolare a Peter/Star Lord. Contemporaneamente, Yondu, il Ravages che ha cresciuto Peter come un figlio, viene allontanato dai suoi, e parte all’avventura.

Guardiani della Galassia Vol. 2James Gunn alla regia di Guardiani della Galassia Vol. 2

Al timone del action fantascientifico dai colori sgargianti e dal cuore ballerino torna James Gunn che ha messo la sua firma già sul primo capitolo, e che in questo caso si sbizzarrisce, forse più a suo agio con l’immensa macchina produttiva Marvel. Il regista ci regala sequenze di pura azione, condite ovviamente da personaggi e battute che dimostrano il grande amore che lui stesso nutre per le sue creature.

Il secondo capitolo è, per tradizione, il più difficile di ogni trilogia (è già stato annunciato che Gunn dirigerà anche Guardiani 3) e il Vol. 2 conferma questa tendenza, soprattutto nello sviluppo della storia che si biforca quasi all’inizio dell’avventura e procede su due binari differenti. Il risultato è debole, dal momento che seppure i nuovi personaggi sono interessanti, l’alchimia tra quelli che già conosciamo manca perché viene meno il gruppo equamente composto con un suo sconnesso equilibrio interno.

Guardiani della Galassia Vol. 2I personaggi sono il fiore all’occhiello del film

Nonostante una debolezza nella storia e una sceneggiatura (dialoghi soprattutto) che non tengono testa alla scrittura brillante del primo capitolo, il vero cuore del film sono i personaggi. James Gunn si prende cura con attenzione maniacale dei suoi eroi, raccontandone i dettagli, le evoluzioni e i cambiamenti in ogni momento. Così abbiamo un Drax che finalmente impara a riconoscere l’umorismo, un Rocket che svela il suo cuore tenero, una Gamora meno rigida, sorta di figura materna di questa disfunzionale famiglia, mentre Peter Quill ha la possibilità di lasciar cadere la sua corazza beffarda per poter mostrare il profondo desiderio di conoscere le sue origini.

Anche Nebula e Yondu trovano uno spazio per crescere ed evolversi, e questo movimento in avanti dei personaggi caratterizza poi il senso del film, che ci mette tutti di fronte al desiderio di appartenenza, il bisogno di sentirsi inclusi e legati, che può essere riscontrato nella quotidianità dell’interazione sociale.

Piccola nota di demerito va alla caratterizzazione dei villain della storia che sembrano ancora una volta risentire della tendenza di questi prodotti a mostrare un cattivo che esiste soltanto in funzione di un eroe che lo sconfigge.

Guardiani della galassia vol. 2Un prodotto di grande intrattenimento che cade nella tentazione dell’omologazione

Guardiani della Galassia Vol. 2 cede alla tentazione del linguaggio da cinecomic standardizzato dai prodotti Marvel, dimostrandosi meno coraggioso rispetto al predecessore pur riuscendo a raccontare una storia indipendente dalle logiche di Universo Condiviso, rivelandosi quindi narrativamente autoconclusivo.

Ricco di tributi, battute (molte a sfondo fisiologico!), omaggi agli anni ’80 e di cameo da manuale, Guardiani della Galassia Vol. 2 è un ottimo prodotto di intrattenimento, che pecca nella coesione narrativa ma che esplode nella ricchezza di sentimenti che espone. E chiaramente gioca sporco, proponendoci un Baby Groot assolutamente irresistibile.