Saverio Costanzo torna dietro la macchina da presa per Hungry Hearts, una macchina da presa invasiva, curiosa, che si muove con particolare attenzione in un piccolo appartamento newyorkese in cui vivono Mina e Jude. I due si sono incontrati per caso e si sono perdutamente innamorati.

Dopo la gravidanza inaspettata di lei, i due si sposano e vanno a vivere nell’appartamento dove si svolge la nostra storia. Mina però è una mamma atipica, non si fida dei medici e decide di seguire il suo infallibile istinto di madre e allevare suo figlio senza la supervisione di un pediatra, nutrendolo come fosse un vegano e cercando di purificarlo dall’inquinamento e dalle energie negative del mondo esterno. La situazione le sfuggirà presto di mano, quando il padre si accorge che il bimbo non cresce.

Saverio Costanzo mette in scena un dramma travestito da storia d’amore, travestita a sua volta da thriller (toccando momenti assimilabili all’horror). Lo fa con un racconto forte, duro, che non prende posizioni, e che ci estranea, complici le ottiche deformanti, dal senso di realtà al quale spesso ci vantiamo di essere attaccati.

Hungry Hearts 1Ad interpretare i due innamorati di questa storia ci sono Alba Rohrwacher e Adam Driver, innamorati complici e bellissimi sullo schermo. La loro storia d’amore cinematografica non è mai messa in discussione, e pure davanti alle difficoltà i due si ricordano sempre vicendevolmente dell’amore reciproco; un dettaglio molto dolce, che ci impedisce, di nuovo, di prendere una posizione netta a favore dell’uno o dell’altra. Forse a Costanzo non interessa schierarsi, ma raccontare un momento, un’inclinazione con un film duro e particolare, che desta interesse e discussione.

I cuori affamati del titolo (Hungry Hearts) si divorano fino a consumarsi, lasciando lo spettatore disorientato e stordito, in un finale che sembra costruito per dare una conclusione alla storia e che non soddisfa a pieno le aspettative create dal film.