Una storia d’amore diversa e delicata è al centro del nuovo film di Silvio Soldini, realizzato a diversi anni di distanza dal suo ultimo lavoro Il Comandante e la cicogna (2012).

 

Il colore nascosto delle cose racconta la storia di Teo, un creativo pubblicitario quarantenne, donnaiolo e scapestrato. Teo  è completamente preso dal suo lavoro e vive una relazione vaga e stanca con una donna che vorrebbe da lui delle certezze in più. Come se non bastasse ha un amante e sempre uno sguardo pronto per nuove eventuali avventure. Un giorno conosce per caso Emma, una grintosa quanto tenera osteopata che ha perso la vista all’età di sedici anni e dopo infinite difficoltà per accettare la drammatica situazione e se stessa è riuscita a costruirsi una vita normale. Teo, quasi per gioco, si innamora di Emma, entrando prepotentemente nella sua vita, senza curarsi troppo dei suoi sentimenti e delle conseguenze che ne potrebbero derivare.

Silvio Soldini dice che aveva da tempo l’idea di lavorare sul tema dei non vedenti, soprattutto dopo aver girato un documentario intitolato Per altri occhi. Durante la realizzazione di questo progetto ha avuto modo di scoprire persone piene di vita e di estrema ironia, rimanendo stupito ed entrando in un mondo sconosciuto che non si aspettava minimamente.

Il colore nascosto delle coseHa constatato che, nonostante il loro handicap, le persone non vedenti lavorano, fanno sport, viaggiano, fruiscono di film e di cose che nell’immaginario comune sono godibili solamente di chi può vedere. Soldini afferma “Mi sono poi reso conto che al cinema non avevo mai visto niente di tutto ciò, che i ciechi erano spesso dipinti in modo drammatico, scontato, o con dei quasi super-poteri. Così ho deciso di filmare una storia d’amore con una non vedente come accade nella vita. Raccontare l’incontro tra due mondi lontanissimi, di un uomo che cambia, del coraggio di affrontare la vita, con leggerezza e profondità. E raccontare Emma e Teo come fossero due di noi, due persone amiche”.

I due protagonisti sono interpretati da Adriano Giannini e Valeria Golino. Entrambi molto bravi e perfettamente calibrati. Ma un plauso va sicuramente a lei, per essere riuscita a restituire sullo schermo la vita di tutti i giorni di una persona priva della vista, attraverso piccoli gesti, espressioni quasi impercettibili, microscopiche gaffe, alternando dolcezza e caparbietà, incertezza e sensualità.

Quello che si potrebbe obiettare è forse l’ovvietà di alcuni snodi narrativi e una costruzione un po’ stereotipata della trama, che porta purtroppo a intuire fin dalle prime battute come si concluderà la storia. Inoltre stride un’eccessiva caratterizzazione negativa del personaggio maschile. Nonostante questo, Il colore nascosto delle cose è un film garbato, che affronta il problema della diversità da handicap, in maniera non scontata e soprattutto mai lacrimevole.