Spider-Man: Brand New Day – La recensione del nuovo film MCU

Il 38esimo progetto del Marvel Cinematic Universe arriva in sala dal 29 luglio.

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Spider-Man: Brand New Day è il nuovo film d’azione e avventura diretto da Destin Daniel Cretton, in uscita nelle sale il 29 luglio 2026. Prodotto da Marvel Studios e ambientato all’interno del Marvel Cinematic Universe, il film rappresenta il nuovo capitolo della saga dedicata all’Uomo Ragno interpretato da Tom Holland. La pellicola vede nel cast anche Zendaya, Sadie Sink e Mark Ruffalo. Con una durata di 145 minuti, il progetto si colloca dopo gli eventi di Spider-Man: No Way Home, raccogliendo l’eredità del precedente capitolo e aprendo una nuova fase per il personaggio.

La trama di Spider-Man: Brand New Day

La storia si svolge quattro anni dopo gli eventi di Spider-Man: No Way Home. Peter Parker (Tom Holland) è ormai un adulto che vive completamente da solo, dopo aver scelto di cancellare la propria presenza dalla vita e dai ricordi delle persone che ama. Privato dei legami che definivano la sua esistenza, ha trasformato la sua identità di Spider-Man nella sua unica ragione di vita, dedicandosi senza sosta alla protezione di una New York che non ricorda più il suo nome.

Spider-Man: Brand New Day: riaprire gli occhi

Spider-Man torna ad aprire gli occhi. I medesimi, mascherati, su cui Sam Raimi rifletteva l’eterno dissidio interiore tra amore e dovere. Gli stessi, mutati di corpo in corpo, attraverso cui Tom Holland e Destin Daniel Cretton tornano oggi a interrogarsi sul valore dell’identità dell’Uomo Ragno – e il valore del/dei brand legati al personaggio. Del resto, quale altro supereroe, se non il suo più rappresentativo, poteva spingere Marvel quantomeno a gettare le basi del nuovo inizio tanto decantato dal titolo? Un’operazione, lo sottolineiamo, che coinvolge evidentemente anche Avengers: Doomsday e Secret Wars, ri-affidati alle mani dei Fratelli Russo nella speranza di poter riesumare la vecchia gloria – e le vecchie glorie – di un tempo.

Non fraintendeteci. Siamo abbastanza convinti che, al di là delle buone intenzioni, sia ormai tardi per reinnervare un progetto editoriale ormai agli sgoccioli, trascinatosi stancamente per tre “fasi” di troppo. E che ciò di cui potremmo godere, con ogni eventualità, non sono che gli ultimi bagliori di una stella morente. Ciononostante, continueremo a guardare e analizzare con interesse questi ultimi sussulti targati MCU. Se non altro per avere un quadro completo e il più possibile esaustivo del fenomeno pop che, com’è noto, ha marchiato a fuoco il panorama mainstream degli ultimi vent’anni.

Rivitalizzare il marchio

Di nuovo gli occhi dicevamo. Quelli dell’uomo e quelli dell’eroe; rigati dalle lacrime del sacrificio, ma consapevoli, e insieme trasfigurati da una nuova minaccia – anch’essa da vedere e rivedere, e riposizionare nel grande schema delle cose, del bene e del male. Gli occhi di uno Spiderman visto, rivelato e poi dimenticato, chiamato perciò a ricordare per potersi rivedere, per trovare un nuovo equilibrio tra la maschera e ciò che nasconde, tra il ragno tecnologico e quello biologico e quindi tra immagine presente e immaginario di riferimento.

Cretton fa di tutto per rivitalizzare il marchio. Sceglie la via della semplicità, dell’amichevole Spiderman di quartiere. Sceglie cioè di riconsegnare al pubblico un personaggio che al pubblico era stato venduto (logorato e violentato dai desideri della fan base, nonché dalla preoccupante carenza di idee del terzo capitolo di Jon Watts – per quanto ci riguarda tra i segni più evidenti, se non il manifesto del decadimento Marvel degli ultimi 8 anni).

Il regista di Shang-Chi torna insomma alle origini, ricalibra la macchina da presa, rimpicciolisce il quadro, delineando un’avventura metropolitana credibile e offrendo più di uno spunto di buon intrattenimento. Dalle riflessioni su identità e maschera cui facevamo riferimento a diversi frangenti di umorismo ben dosato, specie nei divertenti scambi dialogici tra Tom Holland e il The Punisher di Jon Bernthal. Ai quali peraltro, va riconosciuto, Cretton affianca discreti contraltari dark e romance legati alle caratterizzazioni e alle storyline dei personaggi di MJ (Zendaya) e quello di una bravissima Sadie Sink.

Spider-Man: Brand New Day: un problema di messa in scena

A dispetto però del buon lavoro di scrittura, che pure deve vedersela con una gestione del plot twist poco puntuale nella definizione di ritmo e coesione dell’intreccio, Spider-Man: Brand New Day mostra purtroppo serissime lacune a livello di messa in scena. E il film, già parzialmente intaccato da un utilizzo scadente dell’effettistica – irricevibile per un’opera del 2026 targata Marvel – fatica terribilmente a creare immagini degne di supportare lo script.

Dramma, azione, sequenze dal grande potenziale emotivo e volteggi urbani sembrano infatti mancare di qualcosa, di un certo gusto per la composizione dell’inquadratura, di epica, di memorabilità. E l’utilizzo insistito del ralenti, lontanissimo dalla tanto vituperata autorialità di Zack Snyder, sfocia il più delle volte in inquadrature/screensaver decisamente dozzinali.

Pecca insomma di forza Spider-Man: Brand New Day, di magniloquenza. Della capacità di saper gestire i suoi momenti cardine e far vivere l’immagine al di là dei confini della diegesi. Ed è un gran peccato, perché dopo averci stuzzicati Cretton finisce per lasciarci così con un (bel) po’ di amaro in bocca. Specie a fronte di un film che, siamo sicuri, saprà intrattenere e forse addirittura sorprendere il suo pubblico di riferimento. Ma del quale, pur evidenziandone le qualità, ci sembra altrettanto doveroso non doverci, né poterci accontentare.

Spider-Man: Brand New Day
2.5

Sommario

Pur godendo di un buon lavoro di scrittura e gestione dei toni, il film mostra purtroppo serissime lacune a livello di messa in scena, dimostrandosi incapace di epica, magniloquenza e della creazione di immagini immortali.

Dario Boldini
Dario Boldini
Laureato in Lettere Moderne all’Università Statale di Milano, ha iniziato nel 2019 a scrivere articoli e approfondimenti per l’Associazione Culturale Lo Sbuffo. Dopo la specializzazione in Critica Cinematografica presso Sentieri Selvaggi di Roma, con cui collabora dal 2022, dal 2023 scrive di cinema e serie TV per Cinefilos e partecipa ai principali festival cinematografici italiani.

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