Il grande spirito

Dopo aver diretto il film Dobbiamo parlare, Sergio Rubini torna nella doppia veste di regista e attore per il film Il Grande Spirito, una commedia agrodolce nella quale divide la scena con Rocco Papaleo e Ivana Lotito. I tre sono protagonisti di una vicenda tanto bizzarra quanto struggente, che elogia l’innocenza quale sentimento salvifico, attraverso il legame tra gli ultimi, gli emarginati.

In un quartiere della periferia di Taranto, durante una rapina, Tonino (Sergio Rubini), un cinquantenne dall’aria malmessa, approfittando della distrazione dei due complici, ruba tutto il malloppo e scappa. Il suo è un gesto di riscatto nei confronti di chi non ha più rispetto del suo lungo e onorato curriculum delinquenziale. La corsa di Tonino procede verso l’alto, di tetto in tetto fino a raggiungere la terrazza più elevata. Lì incontra un eccentrico individuo, il quale sostiene di chiamarsi Cervo Nero (Rocco Papaleo), di appartenere alla tribù dei Sioux e che il Grande Spirito in persona gli aveva preannunciato l’arrivo dell’Uomo del destino.

Il grande spirito

Commedia dai toni malinconici, Il Grande Spirito conquista sin dalle prime scene grazie ad un incipit particolarmente dinamico, assumendo poi una tipica impostazione teatrale con unica ambientazione. È qui, dall’alto di una malmessa terrazza, che impariamo a conoscere meglio i due protagonisti. Se Sergio Rubini incarna un delinquente in cerca di riscatto, in apparenza interessato esclusivamente al proprio guadagno personale, Rocco Papaleo è invece il suo opposto. Cervo Nero è quello che comunemente viene apostrofato, anche dal Tonino di Rubini, come un minorato. Dietro le etichette sociali, si nasconde tuttavia uno spirito puro, sognatore, innocente. I due diventano ben presto un’insolita coppia, in parte comica in parte tragica. Attraverso di loro si potranno acquisire nuovi punti di vista sul mondo, da riproporre poi anche allo spettatore.

Perché, nonostante quanto le prime sequenze del film possano far pensare, il film trova nell’amicizia il suo tema cardine e nell’innocenza il sentimento ricorrente. Un’amicizia tra due emarginati, confinati nell’ombra per via delle loro stranezze, eppure più capaci di altri ad affrontare la vita grazie alla loro semplicità. La storia scritta da Rubini, insieme a Carla Cavalluzzi e Angelo Pasquini, cerca così di trasmettere tutti i valori del caso, tentando di proporre un punto di vista diverso al modo con cui spesso si guardano le cose. Non sempre la sceneggiatura riesce a far ciò, a volte rallentata da un ritmo altalenante, altre ancora dalla sensazione di voler raccontare troppo. La visione, e la buona riuscita del film, sono ad ogni modo sostenuti dall’atmosfera comica e malinconica sulla quale si fonda il rapporto tra i personaggi.

Il grande spirito

In particolare, spicca Rocco Papaleo, quasi irriconoscibile e completamente votato ad un personaggio con il quale era facile cadere nella trappola della macchietta. Papaleo riesce invece a tenere brillantemente le redini del personaggio, sfoggiando una caratterizzazione e una capacità drammatica che permette di affezionarsi al suo personaggio, e di apprezzare nuovamente le sue grandi doti attoriali.

Ne Il Grande Spirito vediamo dunque incontrarsi personaggi con trascorsi e punti di vista completamente differenti. Da questo incontro si costruisce un film che non cerca di essere etico ma utilitaristico. Si vive meglio se non si cede al cinismo, sembra voler comunicare Rubini. E anche se a volte cede sul ritmo il film riesce in fin dei conti a consegnare una favola sulla quale è possibile far nascere una riflessione a riguardo.