I’m your woman recensione

I’m your woman è il crime drama disponibile dall’11 dicembre su Amazon Prime Video. Protagonista è Rachel Brosnahan, vincitrice di un Emmy per la serie La fantastica signora Maisel anch’essa ospitata dalla medesima piattaforma.

Alla Regia troviamo Julia Hart, non nuova alle narrazioni di stampo femminile (Miss Stevens, Star Girl), la quale firma anche la sceneggiatura, assieme al marito Jordan Horowitz, produttore di La La Land.

Il titolo è un incipit ed insieme una provocazione: Jean (Rachel Brosnahan) è “la donna di” Eddie (Bill Heck), criminale dagli affari non ben delineati. Essere “donna di”, per Jean, vuol dire non avere un’identità propria, non avere desideri, ambizioni, non scegliere mai per sé stessa, accettare le cose per come si presentano e non per come sono, diventare madre di un neonato dalla ignota provenienza; significa non chiedere mai il perché delle cose, il che è esattamente ciò che dovrà imparare a fare in questa storia. 

Una notte in cui il marito è rimasto fuori per lavoro, Jean viene svegliata da un suo “collega” che le intima di fuggire via: Eddie è nei guai e Cal (Arinzé Ken), vecchia conoscenza del marito, le darà una mano. Inizia così il viaggio della donna attraverso le sue paure e le sue debolezze, un viaggio il più del tempo in solitaria, in compagnia del “suo” bebè e di sé stessa.

La pellicola procede lenta, a volte troppo, nell’intento di cogliere i sentimenti della protagonista, persa, senza una guida, inconsapevole di ciò che sta accadendo ed incapace di trovare una soluzione al suo problema. Ed è così che si sente lo spettatore: senza bussola, in balia degli eventi, senza un finale preciso in cui sperare. Sembra che il destino della donna sia scandito da un continuo affidarsi agli altri, finché Tori (Marsha Stephanie Blake), moglie di Cal, non la aiuta a vedere un’altra via, una soluzione che non contempla l’attendere, bensì l’agire.  

MARSHA STEPHANIE BLAKE and RACHEL BROSNAHAN star in I’M YOUR WOMAN
Photo: Wilson Webb
Courtesy of Amazon Studios

I’m your woman parte da una classica trama da gangster movie, con la fuga del “gangster”, per poi allontanarvisi ed incentrarsi sulla figura della “sua”donna, troppo spesso relegata a ruolo margine, a semplice accompagnamento. E Jean è quel tipo di donna, apparentemente priva di carattere, senza fronzoli per la testa, senza sogni, quasi senza vita e la storia è l’opportunità che le viene data di iniziarne una vera, di voltare pagina, come le consiglia Tori.

Il film cerca di coniugare una crime story tutta al femminile con il dramma esistenziale dovuto alla perdita di una propria identità e dimensione, il tutto condito con tempi lenti e sviluppi talvolta poco credibili.

L’ambientazione anni ’70 ed i costumi dell’epoca fanno da perfetta scenografia al tutto. I protagonisti interpretano a dovere le loro parti, prima fra tutte la Brosnahan, che praticamente sorregge l’intero film. La sceneggiatura pecca per la magrezza di indagine introspettiva dei personaggi, dei quali non conosciamo, né percepiamo il background e questo, assieme ad una scelta registica dominata da pause e silenzi rischia di far sentire smarrito lo spettatore ed a tratti spazientito. 

I’m your woman non è privo di colpi di scena e suspence, ma dal quale, viste le premesse, ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di più.